23 ottobre 2026

Il Po cambia faccia, in 24 ore sale di un metro e 82 cm. Ma siamo lontani dalle portate autunnali

Quasi due metri e mezzo d’acqua in ventiquattro ore (un metro e 82 centimetri per gli amanti della precisione): una crescita, quella del Po, “senza infamia e senza lode”, ben lontana dalle piene autunnali a cui si era abituati. E’ stata una boccata d’ossigeno, o meglio d’acqua, quella che le piogge dei giorni scorsi hanno regalato al Grande fiume, ma nulla di più. Nessuna “pienetta”, c’è fin da usare le “pinze” a definirla “morbida” (termine che solitamente si usa per indicare un sensibile aumento del Po) e, di certo, nulla che possa passare anche vagamente alla storia.

Tuttavia, ed è doveroso segnalarlo, in poche ore il fiume ha cambiato “faccia”, si è coperto con i classici “schiumoni” ed è salito di livello: di poco più di un metro e mezzo in ventiquattro ore, appunto. Se giovedì, all’idrometro di Cremona, si era a 5 metri e 38 centimetri sotto lo zero idrometrico ecco che questa mattina si sono toccati i 3 metri e 56 centimetri sotto lo zero idrometrico. Nel complesso, tra il 20 ed il 23 ottobre, un aumento di tre metri e mezzo (si è passati dai 7 metri e 10 centimetri sotto lo zero idrometrico del 20 ottobre ai 3 metri e 56 centimetri di venerdì 23), che per le condizioni in cui il fiume era (del tutto anomale per l’autunno) hanno portato solo, come già anticipato, una “boccata d’ossigeno”, anche e soprattutto per le lanche.  Questo senz’altro ci voleva ma gli effetti della straordinaria secca di quest’anno non possono e non devono certo finire nel dimenticatoio e non sono assolutamente superati. Lo dice anche la stessa Autorità di bacino distrettuale del fiume Po che, nell’ultima fresca relazione di pochi giorni fa, giustamente intitolata “A ottobre la siccità estrema è finita, ma i suoi effetti no” evidenzia che le portate sono “abbondantemente sotto i valori medi tipici del periodo (-58% a Cremona, -66% a Piacenza, -68% sul Delta); falde che permangono in difficoltà (Piemonte, Emilia-Romagna); risorsa idrica nei laghi in risalita, ma quadro ancora critico sul Maggiore, oggi al 31% di riempimento; ancora diversi Comuni nel Vercellese e nell’Alessandrino serviti da autobotti; situazione preoccupante per l’acquedotto della Romagna a causa del livello di riempimento dell’invaso di Ridracoli, ad oggi prossimo alla soglia di attenzione: la severità idrica resta “Media con precipitazioni” in tutto il Distretto”. Secondo i dati dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, si tratta degli effetti conseguenti al prolungarsi di temperature sensibilmente oltre la media climatologica: un’anomalia termica che continua a interessare gran parte del Distretto e che si riflette sulla disponibilità idrica complessiva.

“Nei prossimi giorni – scrive ancora l’Autorità di bacino - si valuteranno gli effetti delle piogge delle ultime ore che, nonostante i fenomeni localmente intensi, e i conseguenti disagi alla popolazione, rischiano comunque di non incidere in modo significativo sul ripristino della riserva idrica per la prossima stagione”. L’incremento delle ultime ore ha naturalmente modificato e migliorato le portate ma la situazione generale è e resta quella descritta e soprattutto deve essere evidenziato un dato tanto clamoroso quanto eclatante confermato dagli stessi tecnici: il 18 ottobre scorso (quando ricorrevano i 26 anni della storica piena dell’ottobre 2000) le portate erano al 58 per cento in meno rispetto alla media stagionale del periodo. Un dato chiaro, inconfutabile, che la dice lunga.

Del resto non serve andare nemmeno tanto indietro negli anni per ricordare un fiume che, in ottobre, indipendentemente da situazioni record come quella del 2000, ha sempre avuto ben altri livelli col fiume molto più gonfio, capace di piene significative raggiungendo regolarmente le golene aperte. Oggi i livelli, al di là di questo piccolo incremento, sono ben lontani da quelli che dovrebbero caratterizzare l’autunno.

Infine, a proposito di anniversari, nell’ormai prossimo mese di novembre si ricorderanno i 75 anni della storica alluvione del 1951. Purtroppo in molti (non tutti) hanno la memoria corta e infatti, almeno nei nostri territori, non risultano essere in programma (ma si fa ancora in tempo anche se è molto tardi) eventi, mostre ed iniziative volte a ricordare quello storico evento. Noi di cremonasera.it lo faremo, lo stiamo già facendo in queste righe e c’è da auspicare con forza che anche quell’anniversario abbia la giusta considerazione.

Le foto sono di Tommaso Mazzeo (che ringraziamo)

Eremita del Po 

 

Paolo Panni


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commenti


stefano ETN

23 ottobre 2026 21:45

Trascorso il periodo più critico per la 'salute' del Po (le falde, da noi, come hanno assicurato le autorità competenti, non hanno mai sofferto) credo che sarebbe più utile dirottare allarme e preoccupazione verso altri obiettivi purtroppo nel radar cremonese, tutti potenzialmente molto (molto) dannosi per il nostro ambiente. Mi riferisco ovviamente ai data center, ai depositi di batterie, ai nuovi centri commerciali, ai poli logistici. Sinceramente mi preoccupano molto anche le CER, il cui fine è realizzare impianti fotovoltaici. Essendo capofila di ben sette CER (!), mi piacerebbe poter registrare da parte della diocesi cremonese un impegno formale (sulla parola, rivolto alla cittadinanza) a non occupare in nessun caso terreno agricolo o suolo libero, ma ad utilizzare solo quanto già compromesso (aree dismesse, tetti, capannoni, ecc.). Sostituire aree verdi col silicio sarebbe un peccato, no?

Manuel

24 ottobre 2026 12:51

L’allarme costante di Panni per il Grande Padre Po si evidenzia importante, se non fondamentale.
Chi ricorda le piene e le morbide autunno/primaverili, sa di cosa disquisisce Panni.
Per il resto sottoscrivo quanto affermato da Stefano ETN.