Il ritorno dell'energia nucleare. La Lega fa il primo passo per averlo qui. Bressan (vicesindaco di Offanengo): «Nucleare, la provincia di Cremona non si chiami fuori»
«Se l'Italia torna a investire seriamente nel nucleare, la provincia di Cremona deve essere pronta a valutare questa opportunità. Senza pregiudizi e senza paure ideologiche».
A intervenire sul dibattito relativo al ritorno dell'energia nucleare in Italia è Daniel Bressan, vicesindaco di Offanengo ed esponente della Lega, che invita ad aprire anche a livello provinciale una riflessione sulle prospettive offerte dalle nuove tecnologie nucleari.
Il tema è tornato di forte attualità con il nuovo percorso normativo nazionale e con studi tecnici europei che hanno individuato anche il territorio della provincia di Cremona all'interno di aree considerate potenzialmente interessanti per lo sviluppo futuro di tecnologie nucleari.
«Diciamolo subito con chiarezza: non esiste oggi una centrale decisa per la provincia di Cremona e non esiste una localizzazione già stabilita. Ma proprio per questo credo sia il momento giusto per discutere seriamente di ciò che vorremmo fare se, in futuro, questa possibilità diventasse concreta».
Per Bressan il punto riguarda soprattutto la politica energetica e industriale dei prossimi decenni.
«A mio giudizio l'Italia ha già commesso un grave errore negli anni '80, quando ha scelto di abbandonare il nucleare. Non possiamo affrontare le sfide energetiche dei prossimi trent'anni con le paure e i pregiudizi di quarant'anni fa. Oggi abbiamo contemporaneamente la responsabilità della decarbonizzazione e quella di costruire una maggiore autonomia energetica nazionale».
Secondo Bressan, infatti, il dibattito non può essere ridotto alla semplice contrapposizione tra favorevoli e contrari alla costruzione di una centrale.
«Vogliamo ridurre le emissioni, elettrificare sempre più consumi e processi produttivi, sostenere industrie energivore e contemporaneamente ridurre la dipendenza energetica dall'estero. E dobbiamo guardare anche a quello che sta accadendo con l'intelligenza artificiale e con la crescita dei data center: la rivoluzione digitale richiederà quantità sempre maggiori di energia elettrica, disponibile in maniera continua e affidabile. La capacità di garantirla sarà anche uno dei fattori che determineranno la competitività dei territori e la loro capacità di attrarre nuovi investimenti.
Non possiamo pensare di competere nella corsa all'intelligenza artificiale, nella digitalizzazione e nell'industria del futuro senza porci contemporaneamente il problema di dove arriverà l'energia necessaria ad alimentarle. Il nucleare può rappresentare una componente di questo percorso, insieme alle altre fonti a basse emissioni».
Una prospettiva che, secondo il vicesindaco di Offanengo, avrebbe anche una dimensione territoriale.
«La provincia di Cremona possiede una forte vocazione produttiva, industriale e agroalimentare. Disporre di un sistema energetico affidabile e competitivo significa parlare direttamente del futuro delle nostre imprese, della capacità di attrarre investimenti e dell'occupazione. E significa prepararci oggi alle trasformazioni tecnologiche ed energetiche dei prossimi decenni».
Bressan richiama inoltre le possibili applicazioni delle nuove tecnologie nucleari oltre alla sola produzione di elettricità: «Alcune tecnologie consentono di ragionare anche sulla disponibilità di calore utilizzabile per processi industriali e, laddove le condizioni tecniche lo permettano, per applicazioni civili. Sono possibilità che meritano di essere studiate, non slogan da accettare o respingere a priori».
Resta centrale, precisa Bressan, la valutazione delle condizioni di qualsiasi eventuale progetto.
«Sicurezza, tecnologia utilizzata, sostenibilità, localizzazione, rapporto con le comunità e ricadute economiche dovranno essere valutati con il massimo rigore. Essere favorevoli al nucleare non significa accettare qualsiasi progetto: significa essere disponibili a valutarlo sulla base dei dati e dell'interesse del territorio».
Da qui l'invito conclusivo:
«Se nei prossimi anni si aprirà concretamente la partita del nuovo nucleare italiano, credo che la provincia di Cremona debba sedersi al tavolo e valutare l'opportunità, non chiamarsi fuori preventivamente.
Abbiamo una responsabilità verso le prossime generazioni: costruire un Paese capace di produrre energia a basse emissioni, mantenere competitiva la propria industria, affrontare la rivoluzione dell'intelligenza artificiale e ridurre la propria dipendenza energetica dall'estero.
Il futuro dell'energia non si costruisce con i pregiudizi del passato».
Nella foto Bressan e la centrale di Caorso, che è stata la più grande centrale elettronucleare d'Italia
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commenti
Aurelio
27 settembre 2026 13:14
Sempre chiodo fisso che il nucleare risolve problema energia. Per centrali nucleari a fissione e a fusione occorre molta acqua per raffreddare o meglio far funzionare le turbine che generano energia elettrica. Con problemi di siccità e con acque con temperatura elevate abbiamo visto in Francia ed in Ungheria bloccare per giorni le centrali proprio quando c'è piu bisogno di energia per condizionatori. Quindi energia dobbiamo trovare altrefonti che esistono dai pannelli solari ed ecc. ecc. Con fissione si ha anche il problema non da poco delle scorie radioattive da depositare dove?? Almeno che decidiamo di utilizzare ai fini bellici. Ma sempre un deposito sicuro dobbiamo trovare. Quindi chi si rende disponibile deve prendersi anche le scorie radioattive. Poi c'è un altro problema a cosa servono i referendum se poi vengono annullati dal politico di turno??? E referendum in materia non solo 40 anni fa ma anche nel 2011. E se vengono raccolte firme per abrograzione e viene ancora confermato il no al nucleare, chi è più duro di comprendonio i cittadini o i politici di turno??? Io sono sicuro i politici
Luigi
27 settembre 2026 16:04
Purtroppo però importiamo proprio quell'energia nucleare prodotta in Francia...
danilo
27 settembre 2026 19:18
E quindi Lei cosa propone? Il solare,l eolico o cosa altro? Certo sarà dura dare energia alle nostre aziende pesanti,manifatturiere senza il nucleare.
Moro
27 settembre 2026 16:40
Signor Aurelio concordo in parte col suo ragionamento solo il nucleare non basta però i reattori di nuova generazione producono molto meno scorie le quali possono essere riutilizzate come combustibile,in breve dal disastro di Cernobyl sono passati 40 anni e la tecnologia e migliorata molto e purtroppo solo il solare e l'eolico non bastano neanche per cominciare.
Michele de Crecchio
27 settembre 2026 20:49
La Provincia di Cremona presenta già, attualmente, non solo una delle condizioni ambientali di certo annoverabili tra le peggiori in Italia (sofferente come è, da sempre, per scarsa ventilazione, per modesta estensione di zone alberate, per pesante afa estiva, per umidità diffusa, per nebbia e gelo invernali spesso particolarmente pesanti ecc. ecc.), ma ha già, in più occasioni, ulteriormente sacrificato sull'altare di pretese esigenze di interesse nazionale le condizioni di vita dei propri laboriosi e miti abitanti, accettando, senza nemmeno le proteste che pure avrebbe avuto mille ragioni di avanzare, sul proprio territorio o nelle immediate vicinanze dei suoi confini, sia un colossale centro di lavorazione, deposito e smistamento di prodotti petroliferi (Cremona), che una importante centrale nucleare (Caorso) e. persino, un pericolosissimo grande deposito di testate nucleari pronte all'uso (aeroporto militare di Ghedi). Mi auguro pertanto che la singolare proposta del vicesindaco di Offanengo non trovi sostenitori o imitatori e, meglio ancora, venga rimeditata e ritirata dallo stesso ideatore.
PPriori
28 settembre 2026 06:52
Senza entrare nel merito della proposta e quindi delle scelte/modifiche, anche di vita, alcune osservazioni.
L’energia elettrica derivata da acqua molto calda (150-300 °C), ottenuta da fonte nucleare, carbone, petrolio, ha il pregio di servire “utilizzatori industriali” che attingono alla rete elettrica per alimentare fabbriche (ad esempio, automotive, acciaierie), città e di conseguenza illuminazione, funzionamento elettrodomestici (compresa ricarica batterie di automobili elettriche, telefonini, computer, pompe di calore), treni elettrici più o meno veloci, passaggi a livello, centri di controllo traffico aereo o di video sorveglianza, server di ogni tipo ed altre utilità come semafori, ascensori, ospedali.
Quella derivata da pannelli solari può essere utilizzata per riscaldare acqua “domestica”, sanitaria o riscaldamento, in abitazioni o serre, ma non l’acqua degli spaghetti.
Questo tipo di acqua calda a bassa temperatura è ottenibile anche da quella molto calda, se il calore residuo dalla trasformazione in energia elettrica, anziché dissiparlo subito in ambiente, viene utilizzato per gli scopi anzidetti; oppure altri, come ad esempio goliardicamente si suggeriva ai tempi della centrale di Caorso: avere acqua calda in vasche limitrofe per allevamento di coccodrilli ad uso valigie e borsette.
biagio
28 settembre 2026 09:32
Parlare di nucleare è facile. Pensare di portarlo a Cremona, molto meno.
Oggi siamo alle dichiarazioni, non ai progetti. Ma una cosa va detta subito: un impianto nucleare, anche il più avanzato, resta un punto critico. Basta un guasto, un sabotaggio, un attacco. La sicurezza totale non esiste.
Cremona non è una casella da riempire. Prima di dire “valutiamo l’opportunità”, si coinvolgono i cittadini. Non dopo.
E c’è un fatto che nessuno può aggirare: l’Italia ha già votato. Il referendum del 1987 ha bocciato il nucleare.
Chi oggi vuole riaprirlo sostiene che “sono passati quarant’anni”. Bene: allora si faccia ciò che la democrazia richiede.
Vuoi il nucleare? Prima un nuovo referendum nazionale.
Altrimenti non si tiene conto del popolo. E non si può parlare di “interesse delle prossime generazioni” ignorando la volontà dei cittadini. Biagio
Silvia
28 settembre 2026 13:52
Innanzitutto leggendo i commenti in molti non sanno come funzionano le centrali nucleari moderne, chiamati anche impianti di III generazione. È vero che serve acqua per raffreddare i reattori però magari non si sa che questi impianti moderni rispetto a quelli vecchi, che continuano a funzionare surriscaldando i reattori, quelli nuovi se non c'è abbastanza acqua o manca energia elettrica, black-out, si spengono da soli senza pericolo di reazioni a catena. Certamente esistono gli errori umani e la mancanza o l'errata manutenzione degli impianti e quello che preoccupa anche sono le scorie dove si depositano? Il 95% è a bassa radioattività il restante no e quello può preoccupare perché rimane radioattivo per molto tempo. Un'altra cosa importante è che le centrali nucleari funzionano tutte a fissione nucleare non a fusione come qualcuno ha scritto. La fusione è ancora teorica e in fase sperimentale in Francia e tra l'altro che l'Italia partecipa e finanzia la ricerca. Raggiunti i risultati della fusione allora si che non avremo problemi d'energia dato che quelle centrali funzionano con la fusione unendo due nuclei atomici leggeri (di solito isotopi dell'idrogeno chiamati deuterio e trizio) per formarne uno più pesante (elio), liberando una quantità immensa di energia e senza produrre scorie.