Il Santo dimenticato e l'ombra del 7 ottobre: a Cremona le reliquie di San Geroldo che parlano di pace. Appuntamento il 25 ottobre nella chiesa di S. Maria Maddalena
“È noto che il complesso dei monasteri di Monte Athos ospita un tesoro di reliquie sacre tra le più riverite del mondo: ci sono i doni in oro, incenso e mirra che i Magi offrirono al bambinello; c'è una parte della corona di spine conficcata sulla fronte di Gesù; c'è anche la spugna che alcuni soldati usarono per inumidire le labbra del morente crocifisso; ma vi si trova anche il teschio di san Basilio il Grande nonché la mano sinistra di Maria Maddalena e quella, sempre sinistra, di Giovanni Crisostomo. Un tesoro inestimabile, che fa inumidire gli occhi ai credenti, e che sottolinea il grande valore ancora assegnato alle reliquie sacre.”
Così scrive lo studioso Antonio Castronuovo riguardo all’importanza delle reliquie nella devozione religiosa.
Non tutti sanno però che a Cremona, oltre a quelle di Sant’Omobono, custodiamo le reliquie di un santo poco noto ai più ma molto popolare e amato nei secoli passati: San Geroldo di Colonia. La sua storia s'intreccia con la geografia sacra del Medioevo, epoca in cui l'Europa era solcata da pellegrini in cammino lungo la Via Francigena e le grandi direttrici della fede, spinti dal desiderio di spogliarsi di ogni certezza terrena per avvicinarsi alla dimensione spirituale.
Il pellegrino di Colonia e l'agguato lungo il Po
Geroldo, originario della Germania, fu uno di questi indefessi viandanti. La tradizione agiografica ci restituisce la figura di un uomo che aveva già percorso le tratte verso Santiago de Compostela e Roma, prima di intraprendere il viaggio verso la Terra Santa. Il suo tragitto lo portò nel territorio cremonese nell'autunno del 1241.
Secondo le cronache e le ricostruzioni riprese dagli Acta Sanctorum, la tragedia si consumò il 7 ottobre 1241 poco fuori dalle mura cittadine, nella zona che anticamente veniva indicata come Manica, a ridosso del fiume Po (un'area che la tradizione successiva ha legato alla zona di Porta Mosa). Geroldo fu vittima di una trappola tesa da due briganti. I malintenzionati simularono una violenta lite lungo la via per attirare il pio viandante. Animato da uno spirito di conciliazione e carità, Geroldo si avvicinò per sedare la contesa e riportare la pace tra i due. Ma l'atto d'amore si trasformò in una trappola mortale: convinti che il pellegrino nascondesse un ricco bottino sotto l'umile saio, i malviventi lo aggredirono spietatamente, uccidendolo per derubarlo.
La leggenda narra che il corpo venne ritrovato grazie a prodigi straordinari, tra il suono spontaneo delle campane e luci improvvise sul fiume, spingendo i pescatori e i cittadini a recuperare le spoglie per dar loro degna sepoltura. I suoi resti trovarono accoglienza nella chiesa di San Vitale, che per secoli divenne centro di un fervido culto locale, trasformando il martire pellegrino in una figura protettrice cara alla pietà popolare cremonese. Nel 1808 le reliquie furono traslate nella chiesa di Santa Maria Maddalena.
La coincidenza del 7 ottobre e l'eco del presente
Guardando il calendario liturgico, la memoria dell'assassinio di San Geroldo cade proprio il 7 ottobre. Una coincidenza temporale che, per il lettore contemporaneo, non può rimanere un semplice e freddo dato storiografico.
Il 7 ottobre è oggi impresso nella memoria collettiva globale come il giorno dell'attacco condotto da Hamas contro Israele nel 2023: un'esplosione di violenza cieca che ha squarciato il Medio Oriente, spazzando via centinaia di vite innocenti e innescando una spirale di devastazione e dolore che ancora oggi attanaglia la regione.
Mettere a confronto l'uccisione di un pellegrino del Duecento con la tragedia bellica e terroristica dei nostri giorni significa fare i conti con la permanenza di un enigma oscuro della natura umana: la violenza ingiustificata, la furia che si accanisce contro l'inerme, l'aggressione perpetrata a danno di chi muove passi di pace.
Rompere la catena del sangue
Nel martirio di San Geroldo la narrazione agiografica racchiude una lezione profonda: il santo muore perché sceglie di frapporsi tra due contendenti per portare pace. Cade per mano d'altri, ma la sua memoria risponde alla violenza non con una chiamata alle armi o una faida perpetua, bensì con la consacrazione attraverso il perdono.
L'orrore che torna ciclicamente a insanguinare la storia, dal Duecento ai giorni nostri, ci pone costantemente di fronte alla medesima tentazione: far sì che l'ingiustizia subita diventi il carburante di una vendetta infinita. Eppure, la violenza cieca – sia essa il gesto disperato di un brigante lungo il Po o l'atto terroristico di un'organizzazione armata – fallisce nel momento stesso in cui non riesce a contagiare le sue vittime con l'odio.
La vera lezione che parte dal culto delle reliquie e dalle storie dei martiri come Geroldo non riguarda il valore materiale delle ossa o delle vesti, ma il messaggio morale che esse custodiscono: spezzare la catena della rivalsa. Trasformare la memoria del 7 ottobre – quello medievale di Cremona come quello contemporaneo in Medio Oriente – in un monito perentorio contro ogni forma di rappresaglia, affinché al sangue versato non si risponda con altro sangue, ma con la faticosa, indispensabile ricerca della giustizia e della convivenza pacifica.
L'appuntamento a Cremona
È proprio questo uno degli obiettivi che si propone lo spettacolo “Il bordone spezzato. Suite per san Geroldo”, che verrà rappresentato, con il patrocinio della Diocesi di Cremona e la collaborazione del Touring Club Italiano, il prossimo 25 ottobre alle 17.30, proprio nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Cremona, luogo dove riposano le spoglie mortali del Santo. Un appuntamento che si propone di rievocare la storia di questo personaggio ma anche di dare un messaggio di pace, così tanto necessario in questo momento storico.
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