Il volontariato giovanile a Cremona: “Ci aiuta a costruire una consapevolezza riguardo la realtà che ci circonda, a non essere passivi verso ciò che succede nella nostra città”
L’ultima domenica di settembre, le piazze di Cremona sono tornate ad animarsi con la 32ª edizione della Festa del Volontariato, un appuntamento promosso da CSV Lombardia Sud ETS, Forum del Terzo Settore, Comune, Provincia e Fondazione Comunitaria. Sotto lo slogan "Prossima fermata volontariato: sali a bordo per costruire comunità un gesto alla volta", l'evento ha celebrato la ricchezza di una rete solidale composta da oltre cento realtà accreditate tra enti del terzo settore e istituzioni.
All'interno di questo contesto, la cornice del Cortile Federico II ha ospitato il talk "Facciamo il punto", un momento di confronto intenso e partecipato interamente dedicato al protagonismo giovanile. La moderazione del talk è stata affidata ad Anna Oradini, attiva volontaria locale e vincitrice del “Premio Paolo Natile” promosso da Amnesty International Lombardia.
Sul palco cinque ragazzi con percorsi e background profondamente differenti, che hanno portato le loro esperienze di volontariato sul territorio.
Un'occasione preziosa per smontare i cliché sull'indifferenza delle nuove generazioni e dimostrare che il volontariato, oggi, sa rinnovarsi attraverso linguaggi, passioni trasversali e una forte spinta alla cittadinanza attiva.
Dal confronto è emersa un’intervista dal carattere talvolta incisivo e schietto, in cui i giovani rifiutano le etichette superficiali sul loro conto. Attraverso il loro impegno diretto, una visione critica ma costruttiva e l'elaborazione di idee concrete, esprimono il forte desiderio di riappropriarsi della realtà che li circonda, rivendicando il diritto di scoprirla, plasmarla e viverla da protagonisti, partendo dal loro territorio.
-Ciao Anna grazie per la disponibilità. Vorrei innanzitutto che ti presentassi ai lettori e parlassi del tuo personale incontro con il mondo del volontariato.
“Buongiorno a tutti, sono Anna e ho diciannove anni. Ho avuto la fortuna di incontrare il mondo del volontariato fin da piccola, ma mi ci sono dedicata in maniera attiva e costante a partire dai primi anni del liceo. Ho cominciato grazie all’associazione culturale Arci, che mi ha fornito numerose occasioni, nel corso di questi anni, di conoscere, approfondire e apprezzare molte altre realtà associative e di volontariato, ampliando la mia visione delle attività culturali e sociali proposte a Cremona e non solo. Ho partecipato a vari progetti nell’ultimo anno e sono entrata a far parte del direttivo del circolo Arcipelago.”
-Partiamo dal quadro generale: spesso si descrive la generazione dei più giovani come disillusa o indifferente alla collettività. Cosa ti ha insegnato l'ascolto quotidiano dei tuoi coetanei per smentire questo pregiudizio?
“Penso che questa generalizzazione sia quasi sempre opera di chi nell’effettivo non si scontra con le realtà di associazionismo; nel corso degli ultimi anni ho avuto innumerevoli volte la riprova della falsità di questo stereotipo. Tutti i ragazzi che ho avuto modo di incontrare in questi anni mi hanno dimostrato, o meglio, insegnato, quotidianamente, come l’impegno personale per la comunità possa essere fonte di crescita personale e costante arricchimento sia a livello emotivo che sociale. Ho avuto occasioni di condivisione, di confronto e di scontro, con miei coetanei e non in maniera indistinta, e penso che da tutte queste opportunità di incontro collettivo, il fatto più rilevante che è emerso è stato l’interesse comune a mettersi in gioco, a imparare, a comunicare, ad aiutare, a rendersi utili, a costruire legami e tanto altro ancora.”
-Quali sono le leve motivazionali che spingono oggi un ragazzo a varcare la soglia di un'associazione? È più forte il bisogno di relazioni autentiche, l'acquisizione di nuove competenze o il senso di responsabilità civica?
“Non mi sento di fornire una risposta universale perché penso che le motivazioni che portano una persona ad avvicinarsi al mondo dell’associazionismo siano personali e soggettive, tuttavia per quanto riguarda la mia generazione penso che tutti possano condividere il desiderio di ritrovare un senso di umanità autentica all’interno di una realtà così performativa e frenetica. Conoscere punti di vista riguardo a situazioni di interesse politico, climatico, geografico, migratorio, ambientale, sanitario, di tutela o di cura aiuta alla formazione di uno spirito critico assolutamente essenziale, nel mondo di oggi, per evitare di essere soggetti dei massimi sistemi da cui siamo oppressi ogni giorno come l’intelligenza artificiale o l’omologazione di massa. Il volontariato aiuta a costruire una consapevolezza sempre maggiore riguardo la realtà che ci circonda, aiutandoci ad assumere una posizione e a non essere persone passive verso ciò che succede nella nostra città, nel nostro paese e nel mondo.”
-Esistono ancora barriere, timori o preconcetti che rischiano di allontanare i più giovani dalle realtà associative più tradizionali o strutturate? Come si possono superare?
“Penso che ci siano due lati di questa medaglia da analizzare: quello giovanile e quello adulto. Da una parte credo che i ragazzi tendano ad associare il volontariato a qualcosa di poco attrattivo, probabilmente perché ne hanno una visione limitata o per una ricerca poco mirata sul territorio. D’altro canto penso che spesso la generazione adulta tenda a considerare la nostra fascia d’età come poco impegnata o responsabilizzata. Credo dunque che il modo migliore di abbattere questa “barriera” sia cercare, in ogni singola realtà associativa, di conoscersi: i giovani devono potersi affacciare in maniera curiosa e libera all’associazionismo, tanto quanto interessati allo scambio intergenerazionale. Ritengo che si debba costruire una solida linea di arricchimento interdipendente tra le varie fasce d’età, in modo tale da offrire una visione più ampia e condivisibile.”
-Quale era l’obiettivo del talk di cui sei stata promotrice e mediatrice, che ha visto sei giovani -Sophie, Caterina, Nicole, Mattia, Giulio e Antonio - raccontare la personale esperienza e cosa pensi che abbia lasciato a chi era presente.
“L’obiettivo è stato sicuramente quello di rendere i giovani effettivamente protagonisti di questa giornata di festa, che da anni si tiene in città. I ragazzi che hanno parlato durante il talk, quelli che sono stati premiati in seguito, Marta Tonghini e i Close Out che hanno suonato al termine della consegna dei riconoscimenti, sono tutti giovani estremamente attivi in città. Tutta la mattinata si è concentrata sull’ascolto dei ragazzi: abbiamo avuto l’occasione di esprimere le nostre idee, le nostre opinioni, le nostre perplessità, il nostro entusiasmo e le nostre critiche, nella speranza che potessero essere colte da ogni singola associazione presente in centro quel giorno. Con questo incontro abbiamo avuto la “pretesa” di non cadere nella banalità, bensì di insinuare un minimo dubbio in ogni adulto presente, riconoscendo i lati positivi delle proposte di volontariato nel territorio e provando ad ipotizzare dei miglioramenti, sia a livello comunicativo che pratico. Speriamo di aver fornito un punto di vista fresco, giovane, ottimista talvolta critico, ma non polemico e, anche se solo in minima parte, di aver rappresentato tutti i giovani attivi sul territorio, di cui noi non siamo altro che una percentuale irrisoria.”
-Caterina ha affermato che il volontariato non bisogna vederlo come ‘un lavoro’, ma una dimensione ricca di opportunità. Ti trovi d’accordo?
“Sicuramente capita di trovarsi a fare compiti affaticanti, a volte anche pesanti, ma sono assolutamente in accordo: il volontariato non è un lavoro. Il lavoro e lo studio sono necessari alla vita quotidiana, il volontariato è una scelta: di essere presenti, di essere attivi, ma soprattutto di condividere valori, tempi, modalità, occasioni comuni. Il lavoro è un’attività che ognuno vuole e/o deve fare comunque per riscontro remunerativo, il volontariato indaga una dimensione completamente diversa, ricca di spirito comunitario, libertà di espressione, senso di adattamento, ma soprattutto disponibilità ed impegno all’apprendimento e alla formazione reciproca.”
-Sofia ha raccontato della sua 'esperienza di volontariato "amministrativo e organizzativo" presso l'AVIS e il Centro Fumetto "Andrea Pazienza": in che modo queste attività dietro le quinte aiutano i ragazzi a sviluppare soft skills spendibili anche nel futuro professionale?
“Oltre alle innumerevoli ‘hard skills’ a livello burocratico, amministrativo e informatico, credo che per una ragazza delle superiori possa essere estremamente formativo scontrarsi con una realtà di volontariato così diversa dall’immaginario comune. Rapportarsi ogni giorno con persone prettamente adulte può insegnare molto a livello umano: quale sia il modo più adeguato di porsi, essere disposti all’ascolto sentendosi allo stesso tempo liberi di chiedere, imparare e esprimersi, adibire ai compiti affidati senza compromettere le proprie caratteristiche personali, può essere un’importante occasione per la presa di consapevolezza delle proprie predisposizioni e di approfondimento dei propri interessi.”
-Nicole ha sottolineato l’importanza per i giovani di entrare in contesti che possano responsabilizzare i giovani a decidere, gestire e organizzare progetti. Quanto può essere importante per un giovane fare esperienze di questo tipo, Giulio l’ha definita un’esperienza propedeutica.
“Non potrei condividere di più la loro visione, l’associazionismo è un modo alternativo di sviluppare una serie di abilità applicabili, poi, in età lavorativa. Non credo, però, che il volontariato sia propedeutico univocamente al mondo lavorativo: tutte le relazioni, le occasioni di confronto sociale, specialmente se incontrate nella prima età adolescenziale, possono aiutare alla formazione di sé. Inoltre mi sento di dire che spesso è un modo di imparare ed assimilare una serie di competenze senza sentire la pressione del giudizio di chi ci sta formando, o, ancora, un’occasione per esprimere una creatività, un talento o una necessità di esprimersi che spesso il mondo lavorativo o accademico non consente di far emergere o non reputa rilevanti, tanto quanto altri compiti razionali o pragmatici.”
-Caterina ha raccontato il suo percorso spaziando da "No Spreco" ad "Arci Fest": Quanto è importante per i giovani poter sperimentare ambiti diversi — dall'ecologia alla cultura — per trovare la propria dimensione all'interno del volontariato?
“Ho sperimentato, in prima persona, quanto la varietà sia importante in questo ambiente. Poter conoscere associazioni diverse aiuta a formare una visione panoramica di come funziona ed è organizzato l’associazionismo. Non sempre tutte le attività proposte sembrano ugualmente allettanti, tuttavia, per quella che è stata la mia esperienza, posso affermare che ogni evento, ogni giornata, ogni serata è occasione di conoscere sfumature diverse della propria o di altre associazioni. Variare consente una costante evoluzione nella propria visione e nello sviluppo del proprio pensiero critico.”
-Nell’ultimo giro di domande ai protagonisti del talk hai chiesto una parola per definire la propria esperienza: scoperta, relazioni, sorprendente, arricchimento, divertimento ed infine magia. Tu come definiresti la tua esperienza.
“ ‘Significato’. Per quanto io reputi tutte le esperienze che ho vissuto significative, credo che la parola che meglio riassume questa realtà sia significato: quello che ognuno attribuisce al proprio tempo e l’accezione che esso assume nel momento in cui è impiegato per la collettività. In un mondo sempre più individualista e commercializzato, penso sia fondamentale, soprattutto per noi giovani, riscoprire il significato puro del proprio tempo, delle proprie capacità, dei propri desideri, dei legami e di ogni piccola azione. Dare significato alle nostre azioni e ai nostri comportamenti è l’unico modo che abbiamo per non essere solamente una goccia nel mare ma per riuscire a collettivizzare l’impegno per il progresso civico e culturale comune.
Ringrazio Anna per la testimonianza che ha condiviso con noi ed i ragazzi che hanno partecipato ad un talk, molto lontano da quello che ci saremmo potuti aspettare: la genuinità, la freschezza ed il sincero trasporto con cui questi giovani hanno voluto condividere le loro esperienze. La conferma che il volontariato non è un passatempo per chi "ha tempo", ma una scelta di chi decide di dare valore al proprio tempo. Ascoltare le voci di questi ragazzi ci ricorda che la comunità non è un'entità astratta o un edificio già costruito, ma un cantiere aperto che si regge sulla cura reciproca.
La vera sfida, per il mondo adulto e per le istituzioni, non è trovare spazi da ‘concedere’ alle nuove generazioni, ma di mettersi in ascolto, perché investire sui giovani come protagonisti del dono e della gratuità, in fondo, garantire un futuro più umano alla nostra società ed alla nostra città.
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commenti
Pier
13 ottobre 2026 06:24
bravissima Anna !!!! una ragazza veramente in gamba!