In diverse vetrine della centralissima via Solferino torna a rivivere la straordinaria arte dello scultore Mario Coppetti. E, grazie all'assessore Rodolfo Bona e alla Fondazione Mario Coppetti presieduta dalla figlia Silvia con il coordinamento artistico di Eleonora Galli, lo fa in una delle strade più antiche e frequentate della città. Tante volte l'ho attraversata insieme a Mario Coppetti, ricordando antichi negozi, personaggi storici, momenti della vita della nostra Cremona. Gli piaceva il nome "Solferino" che ricordava la battaglia di libertà della seconda guerra d'indipendenza combattuta dai franco-piemontesi contro gli austriaci di Francesco Giuseppe ma amava ricordare anche il nome antico di via delle Beccherie vecchie che la strada aveva avuto fino al 1909, per lui nato nel 1913 e legato alla storia e alla tradizione della nostra città. Ammirando le sue opere: le sculture di donne, le ballerine, i cavalli esposte nelle vetrine il ricordo non può andare a lui, custode e memoria dell'arte, della storia e dell'impegno civico cremonese. Personaggi di così grande spessore forse non ne nascono più. Chi vuole bene a Cremona deve essergli grato, non soltanto per le sue belle sculture, per le sue battaglie di libertà, per il suo alto senso di servizio pubblico ma perché, nonostante le tante primavere sulle spalle, Mario Coppetti non si è mai arreso, non ha scelto di ritirarsi in casa e nel suo studio.
Durante le ultime olimpiadi invernali, concluse un mese fa, in Regione è stata esposta la statua della Vittoria Alata di Calvatone. Ebbene fino a qualche anno fa la statua era nelle cantine del museo civico. A 101 anni scrisse una lettera accorata al sindaco Galimberti chiedendo di rimetterla in mostra perchè era un simbolo della nostra storia. Aveva visto lontano questo patriarca della nostra Cremona che ci ha lasciato a 105 anni carico di storia, di talento, di arte, di passione civile, di sofferenza e di carattere.
Nella primavera di due anni fa alcune sue opere sono state esposte in via Robolotti diventata ormai la strada dei liutai, quasi a integrare la sua storia di scultore, socialista e antifascista esiliato a Parigi, le tre definizioni che gli piacciono di più, con la liuteria uno dei simboli di Cremona. E ora altre sono in via Solferino tra piazza Roma e piazza del Comune.
Da non perdere il suo autoritratto allo store della Cremonese a cui è stata avvolta una sciarpa grigiorossa con i colori di cui Mario Coppetti andava fiero: pensate che è stato a lungo il più vecchio abbonato della storia della Cremonese avendo frequentato lo Zini per 90 anni. I suoi cavalli in corsa nella pianura che si ammirano nella vetrina della Pasticceria Lanfranchi, l'anatra in legno di rovere (del 1948), le ballerine in bronzo, le fanciulle nude che richiamano Rodin (artista che lui ha ammirato a Parigi durante il suo esilio) illustrano una piccola parte del suo straordinario percorso artistico che si può ancora ammirare visitando il suo studio rimasto intatto ed inserito nei percorsi delle dimore storiche o nelle statue collocate in alcune vie cittadine (Giuseppe Mazzini e di Claudio Monteverdi ai giardini pubblici, Boldori al DueMiglia, Leonida Bissolati in via Palestro o la morte bianca dedicata agli alpini in Russia all'ingresso del Liceo Scientifico)
Fotoservizio di Francesco Sessa Ventura
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