La Gioventù Sinfonica Berlinese: una serata tra passione e maestria
Terzo appuntamento sinfonico per la Stagione 2025 del nostro Teatro all’insegna della gioventù con la Jugendsinfonieorchester Berlin, formazione nata oltre cinquant’anni fa tra le mura del ginnasio Georg Friedrich Händel dell’omonima città che accoglie validissimi musicisti di età compresa tra i 14 e i 19 anni, diretta da Knut Andreas.
A una prima occhiata si sono colte la freschezza e la complicità negli sguardi di questi ragazzi, tipiche caratteristiche di chi condivide sia ore di studio tra banchi di scuola che la grande passione per il fare musica insieme.
Realtà di questo tipo vantano infatti una tradizione particolarmente significativa sia in Italia che in Europa (dalla Giovanile Italiana alla Mahler Jugend fondata da Claudio Abbado) e non hanno mai smesso di stupire: giovani che decidono mettono da parte le loro diversità per fare musica (e che musica!).
Un programma eterogeneo che si è aperto spensieratamente con un pizzico d’Italia, ossia, La Cimarosiana (1921) di Gian Francesco Malipiero, uno dei massimi esponenti della musica italiana a cavallo tra XIX e XX secolo.
La suite in cinque movimenti è un omaggio al veneziano Cimarosa; una serie di brani riadattati per orchestra sinfonica con un tocco garbato di modernità (così come era in voga tra i compositori negli anni ‘20 dello scorso secolo, un caso su tutti Pulcinella di Igor Stravinsky)
La bacchetta di Andreas ha delineato con precisione tanto gli originali fronzoli settecenteschi quanto i sottili contrappunti aggiunti da Malipiero.
Il carattere spensierato del brano è stato brillantemente assimilato dai giovani professori che hanno reso la performance trasparente e frizzante: le giocose melodie dei movimenti rapidi e il languore dei brani più lenti hanno descritto con fedeltà il mondo della commedia veneziana con i suoi personaggi stilizzati e i suoi buffi intrecci.
A completare la prima parte del programma il primo Concerto per corno di Richard Strauss, caposaldo della letteratura cornistica nonché una delle composizioni più interessanti della gioventù del compositore.
Il brano, concepito come un unico grande movimento sinfonico, ha messo alla prova il solista Julis Kettschau che si è dovuto districare tra le insidie della partitura straussiana (il padre era un ammiratissimo cornista e cultore della musica di Brahms).
Lo stile in via di definizione di questo pezzo rende l’interpretazione sicuramente non immediata. I riferimenti alle partiture classiche e le armonie dal sapore wagneriano (che dispiacere per il padre!) racchiusi in una forma che con i suoi continui rimandi tematici si spinge più sul versante del poema sinfonico che del concerto classico rendono questo pezzo quasi un unicum nel catalogo straussiano (tornerà a scrivere per lo stesso organico solo in tarda età).
La parte del corno del primo movimento è stata sapientemente letta da Kettschau il quale ha dialogato alla pari con un’orchestra pronta e reattiva, come ci si aspetterebbe in un concerto solistico di impianto tradizionale.
La vera meraviglia è avvenuta nella parte centrale del pezzo: la languida parte del corno si è compenetrata perfettamente con la scrittura orchestrale creando momenti quasi cameristici di rara bellezza ed intimità. Notevole la compattezza della sezione dei legni e la morbida pasta degli archi.
Un tema dal sapore mozartiano ha aperto l’ultimo movimento con i suoi ritmi danzanti che hanno interagito perfettamente con quelli precedenti a sottolineare nuovamente la forma ciclica.
Il timbro robusto del solista ha convinto fin dal motto iniziale, le sfumature dolci del secondo movimento sono state eseguite con eleganza e sentimento.
La seconda metà del concerto è stata dedicata alla settima Sinfonia di Antonìn Dvorak, brano che sta rivivendo negli ultimi anni una graduale riscoperta.
Sorella minore delle ben più note ultime due sinfonie (ottava e “dal Nuovo Mondo”), la settima attinge solo in piccola parte dalla tradizione folkloristica slava preferendo un linguaggio musicale più “puro” e tradizionale. I rimandi a Brahms sono parecchi e testimoniano la reciproca stima fra gli autori, pare infatti che Brahms una volta disse: “Nessuna nota di Dvorak mi è indifferente”.
L’atmosfera drammatica del primo movimento è già dichiarata nel manoscritto dalla dicitura “dal tempo torbido” scritta in calce. Il compositore stava vivendo due tragedie famigliari, ovvero la morte della madre e del figlio oltre che le preoccupazioni dovute ai Nazionali della Cechia.
La tensione romantica delle melodie è stata resa con efficacia, gli equilibri tra le sezioni sono stati cesellati con chiarezza da Andreas.
Il secondo movimento ha dato modo ai ragazzi di esprimersi appieno attraverso melodie cantabili e sottili trame emotive: il timbro dei fiati si è legato benissimo a quello degli archi creando facendo trasparire le qualità tipiche delle orchestre tedesche.
L’immancabile riferimento al folklore è emerso nello Scherzo, un vero e proprio furiant ritmato e travolgente. L’orchestra e il direttore non hanno affatto banalizzato il linguaggio popolare di questa danza dal carattere altero esaltandone i tratti più nobili.
L’entusiasmo giovanile è letteralmente esploso nel movimento conclusivo: passi di bravura, temi marcati e timbro robustamente teutonico hanno travolto il pubblico che ha risposto con ripetute ovazioni.
Fotoservizio Gianpaolo Guarneri (FotoStudio B12)
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