La lezione della terra: seminare oggi per il raccolto di domani. L'agricoltura, la nostra storia
Anche quest’anno è arrivato quel momento in cui, dopo la grande calura estiva, la nebbia torna ad ovattare campagne e cascine, strade e argini e la terra entra come in un magico, silenzioso incantesimo in attesa delle ricorrenze dei santi Mercanti della Neve e di un inverno che si avvicina a grandi falcate. Il foliage, giorno dopo giorno, presenta i suoi colori più spettacolari fra tinte di rosso, di giallo e di verde dando, al paesaggio, un tocco di poesia e di arte. La vendemmia è ormai alle spalle, molti campi sono stati arati ed in tanti hanno già affidato alla terra il grano che raccoglieranno l’estate prossima.
E’ quel momento dell’anno in cui l’agricoltura ci insegna la sua lezione più bella e preziosa: quella di seminare oggi per un raccolto che non si vede ancora ma domani ci sarà. La terra, se lavorata con rispetto e sapienza, porta sempre i suoi frutti ed è doveroso rendere omaggio a un mondo che non appartiene solo al nostro passato perchè l’agricoltura è nella nostra storia ma è anche, e soprattutto, nel nostro presente e guarda al futuro: è economia, lavoro, impresa e ricerca. E’ fatta di persone, uomini e donne, che da sempre si alzano prima del sole e guardano al cielo con più attenzione di qualsiasi meteorologo. Sanno che quando i corvi volano basso annunciano freddo e quando le lumache salgono lungo in tronchi dei pioppi indicano dove arriverà una piena del fiume. Sono persone che investono senza sapere, comunque, che tempo farà ed affrontano mercati spesso imprevedibili, troppe volte messi in discussione e in difficoltà da “incursioni” a dir poco incerte che giungono dall’estero. Persone che si passano saperi che non stanno scritti in nessun manuale. A loro si deve gratitudine, ma questa da sola non basta. Serve attenzione concreta, con i fatti. Servono condizioni che permettano alle imprese di crescere, ai giovani di continuare a credere ed a scommettere su questa terra e alle famiglie di continuare a viverci, a lavorarla e a custodirla. Lo si sente con particolare forza proprio in questi giorni in cui i rincari ingiustificati dei carburanti pesano enormemente sui bilanci delle aziende e le proteste degli autotrasportatori ci ricordano quando siano legati tra di loro i diversi anelli della filiera. E’ importante ricordare, e non dimenticare mai, che il gasolio che muove un trattore è poi lo stesso che porta i prodotti (sempre più cari) sugli scaffali: quando il suo costo sale, ne paga il prezzo tutta la catena, dal campo alla tavola. Per questo il mondo agricolo merita rispetto ogni giorno, tutti i giorni, specie nei momenti in cui fare impresa diventa più difficile. Il paesaggio variopinto che abbiamo attorno non è solo un dono della natura. E’ una sinfonia a quattro mani scritta in secoli di dialogo tra l’uomo e la terra. I filari, i fossi, le cascine, i sapori che riconosciamo ad occhi chiusi portano una firma che è quella di chi la terra la lavora e se ne fa custode. Custodirla non vuol dire metterla sotto una teca, ma avere il coraggio e la forza di innovare senza smarrire la strada di casa, basandosi sui saperi di un tempo e tenendo sempre presente che ogni prodotto che arriva in tavola è frutto di mani esperte, fatica e passione. Il rispetto per il lavoro si impara anche così. Lo dicevano, del resto, i nostri padri, con la saggezza di chi conosce le stagioni: chi semina con pazienza, raccoglie con gioia.
Eremita del Po
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