2 aprile 2026

La mia vita raccontata male, Claudio Bisio al Ponchielli dà passione ai testi di Francesco Piccolo

La stagione di Prosa del teatro Ponchielli chiude i battenti e lo fa con uno spettacolo dai toni leggeri. Con vene di malinconia e divertita biografia: La mia vita raccontata male (Produzione Teatro Nazionale di Genova). Mattatore della serata l’attore Claudio Bisio che, con la regia e la drammaturgia di Giorgio Gallione, ha assemblato in maniera ironica e divertente ampi brani dei romanzi di uno scrittore tra i più letti in Italia: Francesco Piccolo. Un ottimo lavoro quello del duo Bisio/Gallione che ha saputo scegliere parti molto adatte per una rappresentazione che è creata per un palcoscenico e non per un set televisivo. Brani in alcuni casi molto intensi. In altri particolarmente gioiosi, sempre segnati di quella capacità di Piccolo di far riflettere sulla quotidianità dell’uomo del Ventesimo secolo. 

Decisiva la scelta di organizzare il tutto come una sorta di autobiografia mutuando il titolo de La mia vita disegnata male. E tutto sommato è anche questa un’immagine, di certo non iconografica, ma costituita da parole. Di memorie che affondano le radici nei personaggi e negli eventi del nostro Paese. 

Riflessioni Pensieri sparsi. Sogni, a volte rimasti, per molti anni, chiusi in un cassetto. Preoccupazioni e problemi che angustiano la nostra società contemporanea. E del resto quando si ricostruiscono le tappe di una vita c’è sempre la tendenza ad enfatizzare. A guardare con un occhio anche particolarmente melanconico quello che è stato il passato: che più non torma. Lo spettatore si trova così come davanti a una sorta di specchio che gli rimanda le immagini di quella che può essere stata parte della sua stessa vita. Un momento di riflessione e introspezione personale, seppur lieve e leggera ma che porta con sé comunque valutazioni. Analisi. Bilanci. E ovviamente ricordi. 

Bisio è molto bravo, e questa di certo , non è una novità; soprattutto nella narrazione espressiva dei testi . Non facile su pagine scritte per essere lette e non recitate. Fa tutto con quell’ironia che ha insita nel suo modo di presentarsi al pubblico sia esso quel del semplice cabaret, si quello cinematografico che quello televisivo di una sit com. E’ sempre coinvolgente. Stuzzica il pubblico. Lo porta comunque sempre al punto di una riflessione personale. 

E come in ogni vita che si rispetti la musica ha uno suo ruolo. Molte volte quasi egemonizzate. In altre come semplice colonna sonora, e spesso emotiva, del proprio vivere quotidiano. Ed è per questo che sul palcoscenico restano in scena due grandi musicisti: Marco Bianchi e Pietro Guarracino. Con il sound delle loro chitarre offrono un racconto parallelo: questo volta non di parole ma di suoni. Di motivi riconoscibili e capaci di risvegliare emozioni: vecchie e nuove supportate dalla musica di Paolo Silvestri, raffinato compositore. Molto belle e perfino sognanti le scene e di costumi di Guido Fiorato.

Tributo di pubblico sentito e sincero per Bisio e per Piccolo. 

 

Roberto Fiorentini


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