Magmamusica fa splendere la forma della suite nel Concerto Tout de Suite, importante recupero del compositore Mario Pilati
Musica allo specchio. Tra passato e contemporaneità. Forme che si riflettono tra di loro nei secoli che passano sotto i ponti della Storia. Maturando ed esprimendo una nuova estetica. Nuovi paesaggi sonori. Universi che cambiano, restando però loro stessi nelle radici profonde. E’ il senso profondo di questo Tout de Suite: concerto proposto dall’orchestra MAGMAmusica con la concertazione e la direzione artistica di Angela Alessi e due solisti di caratura come: Marco Rozzi, flauto e Gabriele Galleggiante Crisafulli, pianoforte.
Nelle severe stanze dell’ADAFA è andata così in scena una piccola apologia della forma della suite (raccolta di danze). Da una parte la numero 2 di Johann Sebastian Bach in Si minore BWV 1067: uno dei monumenti più alti del genere. Dall’altra la Suite per pianoforte e orchestra d’archi di Mario Pilati; autore italiano non ancora troppo conosciuto. E verrebbe da dire purtroppo perché il suo classicismo è risultato sorprendentemente di una bellezza non comune. Preciso nella forma, quanto accattivante nelle frasi melodiche. Fondato su un lessico attraente, che seppur cosparso da suggestioni respighiane, è risultato di assoluta originalità. E di certo non può essere sfuggito come la forma suite pur cambiando i paradigmi armonici e di concertazione resti un’architettura fondamentale nel catalogo della composizione musicale.
Ma questa esibizione di questa giovane orchestra ha riservato una seconda parte a due autori italiani contemporanei sempre fortemente radicati nel mondo neoclassico italiano dei primi anni del Novecento dove i principali compositori erano coloro che scavavano tra i nostri antichi per recuperarne stilemi. Spunti creativi. Antiche melodie da rielaborare in chiave armonica contemporanea. E’ il caso della Barcarola et Scherzo pour flûte et piano op. 4 di Alfredo Casella. Una vera gemma soprattutto la Barcarola; dove la cantabilità dello stile italiano è emersa con delicata dolcezza e caparbietà. Nello stesso modo il Notturno per pianoforte op. 48 di Antonio Savasta ha rappresentato la capacità, tutta nazionale, di dare un profilo meno drammatico e più sereno alla forma del notturno. Di certo lontano dai toni struggenti chopiniani ma non meno interessante. Pregevole. Capace di andare a muovere emozioni dell’animo.
Bene tutti gli esecutori. L’orchestra MAGMAmusica, sotto la direzione di Angela Alessi, è assolutamente cresciuta nella qualità del suono. Nella pastosità ad esempio delle due sezioni dei violini. Precisi. Efficaci e in molti passi particolarmente intensi.
Pressoché impeccabile Marco Rozzi al flauto. Preciso e affascinante nella indiavolata Badinerie che chiude l’ultimo travolgente tempo del pezzo bachiano. Come nelle ricercate melodie di Casella.
Altrettanto positiva la prova di Gabriele Galleggiante Crisafulli, pianoforte. Bene oltre che come solista anche come basso continuo nella suite di Bach.
Interessante l’introduzione storico stilistica di Giovanna De Simone: violinista e musicologa. Applausi di un pubblico entusiasta.
Musicologo
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