Memoria e riconoscenza: presentato il libro dedicato al Vescovo mons. Angelo Paravisi
Una serata all'insegna del ricordo e della riconoscenza ha riunito, giovedì 22 ottobre nella Sala Rossa del Palazzo Vescovile di Crema, numerose persone desiderose di ritrovare, nelle parole e nelle immagini, il volto del Vescovo Angelo Paravisi. L'occasione è stata la presentazione del volume "Mons. Angelo Paravisi, vescovo di Crema". Testimonianze e ricordi, curato da don Pier Luigi Ferrari e Romano Dasti e realizzato con il sostegno della BCC Caravaggio e Cremasco.
L'iniziativa, promossa in occasione del trentesimo anniversario dell'ingresso di mons. Paravisi nella diocesi di Crema, ha offerto l'opportunità di ripercorrere la figura e l'eredità spirituale del Vescovo che guidò la Chiesa cremasca dal 1996 al 2004, lasciando un ricordo ancora vivo nelle persone e nelle comunità che ebbero modo di conoscerlo. Attraverso i contributi di sacerdoti e laici, il libro ne ha restituito un ritratto corale, intrecciando la dimensione familiare e personale con quella sacerdotale ed episcopale. Le 150 pagine sono state arricchite da numerose fotografie, provenienti in gran parte dal Fondo Franco Sinagoga del Centro Ricerca "Alfredo Galmozzi".
Nel suo intervento, il Vescovo di Crema mons. Daniele Gianotti, autore della presentazione del volume, ha offerto una chiave di lettura del significato ecclesiale della pubblicazione. Ricordare il Vescovo che aveva presieduto per quasi otto anni la Chiesa cremasca, ha spiegato, voleva dire riconoscere il valore di un ministero attraverso il quale la comunità aveva vissuto la propria fede e la propria unità. Richiamando gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, mons. Gianotti ha sottolineato come la diocesi non potesse essere considerata soltanto una circoscrizione amministrativa, ma fosse la Chiesa di Dio presente in un territorio e in una concreta realtà umana e sociale. In questa prospettiva, ricordare con gratitudine monsignor Paravisi significava riconoscere quanto il suo servizio avesse rappresentato per la Chiesa cremasca. Il Vescovo ha quindi indicato nella pubblicazione un contributo a una lettura sapienziale della storia della diocesi: una lettura capace di riconoscere, attraverso le vicende e le persone, il cammino della comunità e l'opera dello Spirito.
A questo proposito ha richiamato l'esempio di Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Giovanni XXIII, che aveva cercato di conoscere la storia delle Chiese e dei luoghi nei quali era stato inviato, per comprenderli e servirli meglio. Il vescovo Daniele ha anche insistito sulla fragilità della memoria: «Si fa presto a perdere il ricordo», ha osservato, anche quando si tratta di persone molto amate e stimate. I più di vent'anni trascorsi dalla morte del vescovo Paravisi e i trent'anni dall'inizio del suo ministero cremasco potevano essere ancora pochi per una ricostruzione storica compiuta, ma erano già molti per una memoria esposta al rischio di disperdersi. Da qui il ringraziamento ai curatori e agli autori, che hanno voluto «rendere testimonianza del bene che Dio ha compiuto nella nostra Chiesa per mezzo del Vescovo Angelo». Il libro è diventato così uno strumento per custodire quei ricordi e renderli disponibili anche a chi non aveva conosciuto personalmente monsignor Paravisi.
Romano Dasti ha illustrato, insieme a don Pier Luigi Ferrari, la nascita e i contenuti della pubblicazione. L'idea era maturata dal desiderio di alcuni sacerdoti e laici di raccogliere le testimonianze di quanti avevano conosciuto il Vescovo: persone legate a lui da rapporti di amicizia e familiarità, oppure dalla collaborazione nei diversi ambiti della vita ecclesiale e cittadina. Già presidente diocesano dell'Azione Cattolica, Dasti ha dedicato il proprio contributo nel volume al sostegno e alla sintonia di monsignor Paravisi con l'associazione. Il capitolo, arricchito dai ricordi di altri aderenti, ha documentato una relazione fatta di collaborazione e condivisione del cammino ecclesiale, restituendo uno spaccato di quegli anni attraverso l'esperienza dei protagonisti.
Don Pier Luigi Ferrari ha posto l'accento sui tratti distintivi dell'episcopato di monsignor Paravisi: la forte ispirazione al rinnovamento del Concilio Vaticano II, la vicinanza al mondo giovanile e un progetto pastorale diocesano sviluppato attorno all'icona dei discepoli di Emmaus. Un cammino che aveva valorizzato l'ascolto della Parola di Dio, la centralità dell'Eucaristia e del giorno del Signore, la vita della comunità parrocchiale e il suo impegno missionario. Don Ferrari, che aveva svolto l'incarico di delegato per la Pastorale diocesana dal 1998 al 2016, ha dedicato a questa esperienza il proprio contributo nel libro, ripercorrendo la lezione pastorale del Vescovo Angelo. Ne è emerso il profilo di un pastore impegnato a tradurre la fede in un cammino condiviso con sacerdoti e laici.
Una prospettiva più intima e familiare è stata proposta da Giorgio Merigo, Presidente della BCC Caravaggio e Cremasco, autore del capitolo Le radici familiari di un pastore. Nel presentare il proprio contributo, ha raccontato di aver cercato di poter aggiungere qualche tratto forse meno conosciuto del Vescovo Angelo, partendo da una prospettiva particolare: quella della famiglia, raccogliendo ricordi e testimonianze. Ne è emersa l'immagine di un uomo che, quando si trovava in famiglia, condivideva con semplicità i momenti quotidiani: seguiva il programma televisivo che in casa avevano scelto, conversava e partecipava alla vita dei familiari, restando uno di loro. Non portava in casa il proprio ruolo e non chiedeva di essere trattato diversamente. Un'espressione accompagnata da un particolare significativo: per molti anni i familiari, quando venivano a Crema per le grandi celebrazioni, tendevano quasi istintivamente a collocarsi nelle ultime file e attendevano la conclusione della cerimonia per salutarlo.
"Lui era il vescovo di tutti, non apparteneva soltanto alla famiglia", ha ricordato Merigo. Soltanto negli ultimi anni erano diventati più frequenti anche piccoli momenti di incontro nel suo appartamento. Attraverso questi episodi, e altri aneddoti relativi agli anni del ministero parrocchiale, Merigo ha messo in luce la continuità di uno stile: "L'attenzione che aveva per le persone era veramente un'attenzione a 360 gradi". Una sensibilità che aveva attraversato i diversi incarichi di Paravisi e che, nella testimonianza dei familiari, aveva trovato conferma anche al di fuori delle occasioni pubbliche. Il Presidente ha inoltre richiamato la capacità del Vescovo di accogliere e tradurre nella pastorale le novità conciliari, ricordandone l'affinità con lo spirito e gli insegnamenti di Giovanni XXIII. Ha quindi ringraziato don Ferrari e Dasti per aver contribuito a mantenere viva, attraverso il libro, la memoria di un pastore al quale la comunità era rimasta profondamente affezionata. Merigo ha anche ricordato l'intitolazione a monsignor Paravisi dell'auditorium della BCC a Capralba. Una scelta fortemente voluta dal Consiglio di Amministrazione della Banca, che ha inteso rappresentare la stima e il legame della Cassa Rurale-Banca di Credito Cooperativo con il Vescovo Angelo Paravisi, affidandone il nome a uno spazio dedicato all'incontro e alla partecipazione della comunità.
A portare il ricordo della dimensione cittadina è stato Claudio Ceravolo, sindaco di Crema dal 1997 al 2007, che nel suo intervento ha richiamato il profondo legame tra monsignor Paravisi e le diverse realtà della città. La sua testimonianza ha affiancato alla memoria ecclesiale quella civile, ricordando una presenza capace di entrare in relazione con la comunità cremasca nel suo insieme. Nel volume, Ceravolo ha approfondito questo rapporto nel contributo dedicato al Vescovo e alla sua città. Accanto alle voci di quanti hanno preso parola durante la serata, il libro ha raccolto numerose altre testimonianze, che hanno ampliato e completato il ritratto di monsignor Paravisi.
La prima parte, dedicata alla sua figura, ha accolto i testi del cardinale Marco Cè e del cardinale Dionigi Tettamanzi, pronunciati rispettivamente durante la veglia di preghiera del 3 settembre 2004 e il rito di commiato del 4 settembre 2004. Parole che avevano accompagnato il saluto della comunità al Vescovo, prematuramente scomparso il 2 settembre, dopo una malattia comparsa nel 2002.
A queste si sono affiancate le testimonianze di don Bruno Ginelli, vicario generale della diocesi dal 1997 al 2006, e di don Angelo Lameri, segretario particolare di Paravisi durante tutto l'episcopato cremasco. Il contributo di don Simone Valerani ha affrontato gli anni della malattia, mentre don Mario Botti, padre spirituale del Seminario dal 2001 al 2009, ne ha approfondito il profilo spirituale. Nella parte dedicata al servizio episcopale a Crema, don Emanuele Barbieri e don Simone Valerani hanno ricordato la cura del Vescovo per il Seminario e le vocazioni. Entrambi erano stati ordinati da monsignor Paravisi nel 2004, pochi mesi prima della sua morte: un'esperienza che aveva conferito alle loro testimonianze un particolare significato personale.
Don Giancarlo Scotti ha ripercorso il rapporto con i giovani, affiancato dai contributi di Paolo Pezzotti e Annina Bariani, mentre don Emanuele Barbieri ha richiamato l'attenzione del Vescovo per gli oratori. Don Giorgio Zucchelli, direttore de Il Nuovo Torrazzo, ne ha ricordato l'impegno per il rilancio della comunicazione diocesana. Vincenzo Cappelli, già presidente diocesano dell'Azione Cattolica e assessore comunale dal 1997 al 2007, ha contribuito al ricordo del rilievo pastorale e sociale della sua presenza. Ad arricchire la serata è stata anche la proiezione di un video curato da Nino Antonaccio, con le riprese di Franco Sinagoga: un ulteriore contributo alla memoria, che ha affiancato alle parole le immagini del Vescovo e del suo ministero.
Come è stato sottolineato durante la presentazione, la pubblicazione non era nata con la pretesa di offrire una biografia storica sistematica. Aveva invece raccolto una pluralità di voci, ciascuna capace di restituire un aspetto della persona e del pastore: la vicinanza ai giovani, la cura delle vocazioni, il rapporto con sacerdoti e laici, il dialogo con la città e la testimonianza offerta negli anni della malattia. Con il sostegno al volume, la BCC Caravaggio e Cremasco ha rinnovato il proprio impegno a custodire un patrimonio di relazioni, esperienze e valori, perché il ricordo di monsignor Angelo Paravisi potesse continuare a parlare alla comunità e alle nuove generazioni.
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