25 ottobre 2026

Per tre mesi si potranno ammirare da vicino gli affreschi della navata centrale del Duomo com'è accaduto 40 anni fa. Questa mattina l'annuncio di mons. Gaiardi

Quarant'anni dopo si potrà salire sul grande ponteggio nella navata centrale della Cattedrale ed ammirare da vicino lo straordinario insieme dei riquadri pittorici della navata maggiore del Duomo. Lo ha annunciato questa mattina il rettore della Cattedrale, monsignor Gianluca Gaiardi, alla fine della messa delle undici. Don Gaiardi ha dato notizia della conclusione della rimozione dei vetri e dei frammenti della grande vetrata del rosone rovinati dalla tempesta dello scorso 28 agosto. "Ci vorranno tre mesi da parte degli esperti del laboratorio vetrario incaricato per preparare i vetri che dovranno poi essere ricollocati. Così, mentre proseguono altri cantieri di restauro in Duomo, daremo la possibilità di vedere da vicino lo straordinario ciclo d'affreschi della navata centrale esattamente com'è avvenuto quarant'anni fa. Sarà anche l'occasione di donare offerte per la prosecuzione dei restauri".

Dunque ci sarà la possibilità di ammirare da vicino gli straordinari riquadri pittorici che scandiscono la navata. "Dal fondo della navata a sinistra alcuni episodi della vita di Maria (i primi quattro) seguiti dalle scene della vita di Gesù: a sinistra la sua vita privata e e percorrendo l'archittettura in senso orario, a destra troviamo episodi della vita pubblica fino ad arrivare in Controfacciata alla grande Crocifissione" si legge nella guida della città "Ti racconto Cremona" a cura del Crart. 

 Quarant'anni fa, all'inizio del 1985, partiva il più grande restauro mai effettuato a Cremona: il recupero completo della Cattedrale di Cremona. Un'opera ciclopica iniziata senza fondi a disposizione ma dettata dall'esigenza di fermare un degrado che pareva inarrestabile. Il vescovo Assi (arrivato da soli due anni a Cremona), Monsignor Franco Voltini, monsignor Franco Robusti e poi monsignor Achille Bonazzi che con competenza e tenacia seguì tutti gli interventi, la Fabbriceria del Duomo, il Comune, la Provincia, il governo, gli sponsor diedero vita al più grande restauro mai effettuato in Valpadana. L'incuria, lo smog, il guano, la mancata manutenzione, mettevano perfino in dubbio la possibilità di salvarlo. I marmi si sfaldavano, le pietre si sbriciolavano, le zanche di ferro ormai non tenevano più niente ancorato, una torretta della facciata principale era solo appoggiata sulla cuspide della facciata, i guai al protiro quasi illeggibile. Tanti anni di colpevole dimenticanza sono stati cancellati dall'azione coraggiosa della Fabbriceria della Cattedrale. Nel 1985 si decise di partire con quella operazione salvezza iniziata a mani vuote, fidando nella risposta della città. Da prima la facciata meridionale con l'operazione rischiosissima di smontaggio del grande rosone paurosamente spanciato verso l'esterno, poi rimesso al proprio posto dopo un robusto intervento curativo: quindi via via , l'intervento sulla facciata principale per un intervento di restauro mai visto da queste parti. E poi il colossale ponteggio interno con il recupero degli affreschi della "Cappella Sistina della Valpana" in alcuni tratti ricoperti da una coltre di polvere e con distacchi preoccupanti di colore. 

Nel 2007 il professor Antonio Paolucci illustrando la meraviglia degli affreschi restaurati della navata principale in una memorabile serata in un Duomo strapieno disse: "Questa Cattedrale, nella sua varietà e stratificazione. è carne e sangue di un popolo. I cremonesi sarebbero diversi se il loro Duomo fosse diverso, e viceversa. Qui vi è l'affetto di un popolo per la sua chiesa: la storia di questo popolo è raccontata attraverso le opere d'arte che la chiesa conserva. Questa è la Casa di tutti. Lo è stata secolo dopo secolo: i cremonesi l'hanno voluta più bella possibile, generazione dopo generazione, e ancora oggi sono orgogliosi di averla così com'è".

Tantissimi vennero da ogni parte d'Italia per vedere lo straordinario ciclo d'affreschi. Centinaia di persone salirono fino agli affreschi per ammirare i capolavori della "Cappella Sistina della Valpadana". Una folla enorme e fu necessario introdurre le prenotazioni per poter salire sulle impalcature mentre i volontari delle Associazioni dei Pensionati (in prima fila lo SPI-CGIL) garantivano l'accesso. In tanti gli ospiti illustri, tra questi anche il Procuratore di Milano e appassionato d'arte, Francesco Saverio Borrelli, arrivato con la scorta dalla metropoli per salire sulla grande impalcatura che permetteva di vedere da vicino gli affreschi. 

"A capo del cantiere pittorico della navata centrale era Boccaccio Boccaccino che iniziando a realizzare i primi riquadri nel 1513 dichiarò il programma da seguire e declinò le regole compositive: le figure dovevano facilmente riconoscibili entro una elegante e contemporanea scenografia che aiuta l'osservatore ad essere maggiormente coinvolto nella scena. - si legge ancora nella guida del Crart - Al fianco del grande Boccaccino lavorano Altobello Melone che nel 1517 realizza a sinistra la Fuga in Egitto, la Strage degli innocenti, a destra l'Ultima cena, la Lavanda dei piedi, l'Agonia nell'Orto, la Cattura e Gesù davanti a Caifa; Girolamo Romanino nel 1519 dipinge Gesù davanti a Pilato, la Flagellazione, l'Incoronazione di Gesù e l'Ecce Homo. Tutti questi pittori sono artisti locali ma di grande ingegno e qualità pittorica. Di diversa impostazione sono le ultime scene della narrazione realizzate da Pordenone, primo artista forestiero chiamato per completare il ciclo pittorico. Con Pordenone cambia il linguaggio della raffigurazione che raggiunge grande pathos nelle gigantesche figure e nellemonumentali scena dipinte. In questi affreschi sono molti anche i riferimenti alla vita sociale contemporanea, come per esempio l'interazione fra la comunità cristiana e quella ebraica della città".

Nelle foto il ponteggio di 40 anni fa e quello attuale 

 

M.S.


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