16 ottobre 2026

Pozzaglio, stop al Data Center: il Comune ha chiuso il procedimento Suap, la competenza autorizzativa è del Ministero. Ora la partita si gioca sulla variante al PGT

Si chiude un capitolo in merito alla vicenda del mega Data Center di Pozzaglio definito progetto "Green 1", finalizzata alla costruzione di un'infrastruttura "monstre" da circa 270.000 metri quadrati (oltre 27 ettari), che avrebbe dovuto essere il primo data center della provincia di Cremona. Il Comune di Pozzaglio ha chiuso la Conferenza di servizi preliminare e lo scorso 13 ottobre il Comune ha chiuso il procedimento SUAP preliminare.

La chiusura del procedimento SUAP non significa però che il progetto Green 1 sia stato abbandonato: il Comune prospetta ancora un possibile Piano Attuativo in variante al PGT, mentre nella Variante generale rimane la previsione AT02. Il tema però che ha portato alla chiusura del SUAP è la competenza dell'autorizzazione all'impianto: la competenza autorizzativa, infatti, resta in capo al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, in ragione della potenza termica nominale dichiarata di circa 1.000 Mega Watt, motivo per il quale lo scorso 16 luglio era stata presentata una formale diffida in merito al progetto.

"Abbiamo trasmesso al Comune di Pozzaglio ed Uniti, al Ministero dell'Ambiente, alla Regione Lombardia, alla Provincia di Cremona e agli altri enti competenti una formale diffida relativa al progetto del maxi Data Center Green 1. Non si trattava di generiche preoccupazioni, ma di precise contestazioni giuridiche: il difetto di competenza autorizzatoria del Comune, l'artificioso frazionamento di un intervento unitario e la mancanza della necessaria conformità urbanistica. -scrivono i firmatai del documento, gli avvocati Cristina Mandelli e Giovanni Siniscalchi, Maria Grazia Bonfante, Ferruccio Rizzi, Enrico Duranti - Avevamo evidenziato che, in ragione della potenza termica nominale dichiarata di circa 1.000 MWt, la competenza autorizzatoria doveva essere ricondotta al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e che non era ammissibile utilizzare una variante urbanistica comunale per anticipare e condizionare le valutazioni ambientali sull'intero insediamento".

Dunque per ora l'iter autorizzativo del maxi progetto rimane fermo ai box dal momento che il percorso originariamente intrapreso non risulta più applicabile, che il progetto presentato non è urbanisticamente conforme e che il procedimento unico autorizzativo per i Data Center compete all'autorità individuata dalla normativa nazionale in materia di AIA, ossia il Ministero.

"Sono proprio le questioni che avevamo sollevato nella nostra diffida, anche se nel parere conclusivo, della diffida del 16 luglio non compare neppure una citazione. Una circostanza quantomeno singolare, considerato che il Comune affronta oggi questioni che avevamo formalmente denunciato tre mesi prima. - proseguono i firmatari- Non ci interessano riconoscimenti. Ci interessa che venga preso atto di un fatto: le criticità che avevamo evidenziato erano concrete, fondate e tutt'altro che allarmistiche".

Il gruppo però non si è siamo fermato alla diffida inoltrata a luglio e nelle scorse settimane, precisamente il 16 settembre, ha depositato formali osservazioni alla VAS della Variante generale al PGT, chiedendo espressamente lo stralcio dell'ambito AT02, che ammetterebbe l'insediamento di Data Center su circa 35 ettari di territorio prevalentemente libero. "Non si può prima modificare la pianificazione per rendere possibile un insediamento e poi considerare quella scelta come un presupposto ormai acquisito. Le valutazioni ambientali devono essere effettive e le alternative devono essere esaminate prima delle decisioni, non quando queste sono già sostanzialmente definite. Perché chiudere un procedimento non significa aver risolto i problemi che lo hanno accompagnato".


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