Protti torna al Ponchielli con la voce di Luca Salsi. Grande serata di lirica nel ricordo dell'artista cremonese
Altro che ‘Fantasma dell’Opera’, Aldo Protti: le sue emozioni, la sua musicalità, il suo grande dramma interiore si sono materializzati come corpo vivente nel ‘suo’ teatro. In quel Ponchielli dove, nel marzo del 1955 interpretò Rigoletto in un’edizione che lo consacrò definitamente. A mettere in moto questa prodigiosa macchina del tempo musicale: Luca Salsi, uno dei baritoni più stimati della lirica contemporanea che ha voluto rendere omaggio al grande baritono cremonese accompagnato dal pianista cremasco Nelson Calzi. “Invidio tutto di lui”, aveva detto Salsi a Cremonasera e nel suo recital al Ponchielli ha dimostrato che comunque quell’ ‘invidia’ (ovvero ammirazione) si è trasformata in una grande lezione che ha dimostrato di aver appreso con perizia, ma anche con quel pizzo di singolarità che comunque è segno distintivo dell’arte di qualsiasi cantante.
A partire dai pezzi di Giuseppe Verdi: autore di cui Protti è stato uno dei più mirabili e ammirati interpreti per tutto il ‘Secolo Breve’. Proprio a partire da quel bis così atteso: il mitico Cortigiani vil razza dannata da Rigoletto, la sua inconfondibile carta d’identità in tutti i teatri del mondo.
In programma del Maestro delle Roncole Pietà, rispetto, onore da Macbeth, Per me giunto è il dì supremo... Io morrò, ma lieto in core dal Don Carlo, Credo in un Dio crudel da Otello e L'onore! Ladri! da Falstaff.
Vocalità intesa quella di Salsi. Che non imita pedissequamente il ‘verbo vocale’ di Protti ma ne dà una lettura vicina a quel ‘modo verdiano’ che era segno distintivo non solo del cantante cremonese, ma di una lunga scuola di baritoni italiani. Splendida la sua teatralità che non eccede, ma non fa mancare un’intensità drammatica: forte, intensa. Capace di smuovere quei sentimenti contrastanti e profondi così intimamente presenti in tutte le partiture del Maestro.
Salsi, fatica un po’ per le non perfette condizioni fisiche, ma non lascia mai spazio ad alcuna incrinatura della voce quando è sola e senza pianoforte che l’accompagna. Anzi sembra ritrovare tutta la sua forza e convinzione proprio in quei passaggi dove i ‘piano’ e i ‘pianissimo’ sono meravigliosi pastelli della scrittura verdiana
In questa antologia dedicata a Protti non poteva di certo mancare un autore come Gaetano Donizetti, frequentatissimo dallo stesso Protti proprio per la capacità del compositore bergamasco di creare fantastiche ‘parti’ per baritoni in ruoli ‘buffi.’ E’ stato così il turno del Don Pasquale con Bella siccome un angelo, in cui, toni quasi sognanti, si mescolano con la brillantezza dell’ironia di cui certo Donizetti non difettava. Come nel rutilante l’Udite rustici dall’Elisir d’Amore preambolo inestimabile di Dulcamara.
Ma Salsi ha avuto regalare anche una sua parte di vocalità assolutamente interessante: quella che dà vita ai personaggi di Wolfgang Amadeus Mozart. A partire da Leporello dal Don Giovanni con il suo ‘catalogo’ Madamina il catalogo è questo : ‘manifesto’ della filosofia di vita del libertino per antonomasia. Nonché dalle Nozze di Figaro l’aria di Figaro: Aprite un po’ quegli occhi, cascata, in salsa settecentesca, della misoginia mozartiana.
Anche qui bella la voce del baritono parmense. Capace di cogliere l’intensità espressiva, anche recondita, del fragore del salisburghese nei ruoli ‘buffi’, sempre con una teatralità incredibile.
Altrettanto pregevolissima l’arte del pianista Nelson Calzi. Accompagna perfettamente. Senza invadere, con grazia, quasi con discrezione ma con una pregnanza musicale da far invidia. Preciso nei due pezzi a solo da Mozart la Fantasia per pianoforte in re minore, KV 397 e da Franz Liszt Rigoletto. Paraphrase de concert, S 434 con quelle invenzioni che mescolano il lirismo verdiano al funambolismo pianistico.
Serata bellissima contrassegnata da un continuo dialogo con la platea e chiusa con Core ingrato, a suggellare decine di applausi.
Le foto sono di Francesco Sessa Ventura
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