17 giugno 2026

Questa sera vista memorabile in cielo: Luna, Venere e Giove allineati. Orario ideale alle 21,45. E domenica arriva il solstizio

Ad ormai pochissimi giorni dal solstizio d’estate sono iniziate due giornate straordinarie per chi, dopo il tramonto, da Cremona e provincia, ama osservare il cielo e le sue meraviglie in silenzio dal punto di vista astronomico. Sull’orizzonte occidentale già da ieri sera si è resa visibile una splendida congiunzione, naturalmente dopo il tramonto del Sole, con Giove, Venere e Luna protagonisti. Senza dimenticare Mercurio che, anche se non è nel momento migliore per essere osservato, fa la sua parte. Il 6 giugno, la Luna ha fatto la sua comparsa al di sotto rispetto a Giove e Venere mentre Mercurio è stato più basso. Ma è oggi, mercoledì 17 giugno, che il firmamento si prepara a regalare una serata memorabile. Subito dopo il tramonto, gli appassionati di astronomia ed i semplici curiosi potranno assistere a una spettacolare configurazione celeste che vedrà protagonisti tre degli astri più luminosi del nostro cielo: la Luna, Venere e Giove. Questo insolito allineamento, che si collocherà idealmente a cavallo tra la costellazione dei Gemelli e quella del Cancro, sarà visibile a occhio nudo, offrendo uno scenario di rara bellezza che si preannuncia come uno degli eventi astronomici più affascinanti di questo inizio estate. Secondo le indicazioni fornite dall’Unione Astrofili Italiani, la configurazione del 17 giugno si prospetta particolarmente dinamica. Sebbene la distanza angolare tra Venere e Giove sia in costante aumento, il loro progressivo allontanamento sarà compensato dalla presenza ravvicinata della Luna. Il falcetto di Luna crescente, infatti, andrà ad affiancarsi a Venere, creando un suggestivo triangolo celeste che catturerà inevitabilmente l'attenzione di chiunque volgerà lo sguardo verso l'orizzonte ovest. Le condizioni di visibilità, meteo permettendo, saranno ottimali. Con un po’ di attenzione, nelle vicinanze del triangolo sarà possibile distinguere anche le due stelle principali della costellazione dei Gemelli, Castore e Polluce. Più in basso, quasi a chiudere il quadro verso l'orizzonte, farà capolino anche il pianeta Mercurio, completando così una parata di corpi celesti che renderà il cielo di metà settimana un vero e proprio teatro a cielo aperto.

L'evento di mercoledì 17 giugno, da vivere in silenzio, meglio se in riva al Po, potrebbe riservare un’ulteriore sorpresa. Solo quarantotto ore prima, il 15 giugno, il cielo è stato interessato dal picco delle Sagittariidi, uno sciame meteorico che, sebbene privo di un massimo estremamente marcato, non ha ancora terminato la sua attività. Poiché il 15 giugno la Luna si trovava nella fase di "Nuova", le condizioni di oscurità del cielo sono state ideali per l'osservazione delle meteore. È dunque molto probabile che, anche nella serata del 17, l'allineamento tra Luna, Venere e Giove possa essere accompagnato da qualche "scia" luminosa, trasformando la configurazione planetaria in una cornice ideale per esprimere desideri.Per ammirare lo spettacolo non saranno necessari telescopi o strumentazioni particolari. Il fenomeno sarà perfettamente godibile a occhio nudo, a patto di scegliere un luogo con una visuale libera verso ovest, preferibilmente lontano dalle luci intense dei centri urbani. L’orario ideale per godere della massima brillantezza degli astri sarà intorno alle 21:45, momento in cui il crepuscolo lascerà spazio al buio della sera, permettendo al triangolo di risaltare con chiarezza sul tappeto stellato. La combinazione tra la luce riflessa della Luna, la brillantezza intensa di Venere e la luminosità costante di Giove creerà un contrasto visivo che lascerà senza fiato, confermando una volta di più come il cielo di giugno sappia regalare emozioni semplici ma indimenticabili.

E’ anche tutto pronto per il Solstizio d’estate che cadrà domenica 21 giugno alle ore 10,42 (ora italiana). Oltre ad essere un momento simbolico per molte culture, il solstizio d'estate è un vero e proprio evento astronomico che segna l'inizio della stagione estiva. Nel nostro emisfero corrisponde al giorno più lungo dell'anno perché è caratterizzato da più ore di luce. Ciò accade quando il Polo Nord è inclinato in direzione del Sole di 23 gradi e mezzo sul piano dell'orbita. Esattamente come per gli equinozi, anche i solstizi hanno delle date che possono variare. In particolare il solstizio d'estate può avere una data variabile dal 20 al 22 giugno ma le date più probabili sono quella del 20 e quella del 21 (più diffusa). Tutto dipende dalla differenza che c'è tra l'anno civile, di 365 giorni esatti e l'anno solare che tiene conto di una rivoluzione completa della Terra attorno al Sole e dura 365 giorni, 5 ore e 49 minuti. Questo tempo in più costituisce un problema e se non se ne tenesse conto, ci troveremmo ogni anno in anticipo di 6 ore circa rispetto alla posizione astronomica della Terra e perderemmo letteralmente del tempo, tanto che nel giro di poche centinaia di anni potremmo ritrovarci con le stagioni capovolte e festeggiare ad esempio il Natale con 35°C all'ombra. Per ovviare al disguido il calendario Gregoriano, quello attualmente in vigore in gran parte del mondo, con l'eccezione di alcuni paesi dell'Asia e del Medio Oriente, aggiunge un giorno ogni 4 anni (sarebbero quelle quasi 6 ore moltiplicate per 4, 24 ore) introducendo l'anno bisestile. Ma se il conto dei giorni ogni 4 anni finisce col tornare corretto, ciò non avviene per le stagioni che ogni anno devono barcamenarsi con quelle famose "quasi" 6 ore in più. Accade dunque che la data di inizio stagione, quale che sia solstizio o equinozio varia di circa 6 ore ogni anno slittando in avanti e poi ripartendo daccapo ogni anno bisestile (che azzera il ritardo).  Nel 2024 l'ingresso astronomico della stagione estiva è avvenuto il 20 giugno alle 22,51, aggiungendo quelle quasi sei ore ci troviamo che quest'anno, 2025 avverrà alle 04,42 del giorno 21 giugno. Nel 2026 l'aggiunta di ulteriori circa 6 ore ci manterrà nella giornata del 21 giugno ma l'orario sarà alle 10:24.

Il termine "solstizio" deriva dal latino solstitium, formato dalle parole sol (Sole) e sistere (fermarsi). Un nome che richiama un curioso effetto apparente: nei giorni che precedono e seguono il solstizio, l'altezza del Sole a mezzogiorno cambia pochissimo, come se il suo cammino nel cielo si arrestasse per un istante prima di invertire lentamente la rotta. Dal punto di vista astronomico, il fenomeno coincide con il momento in cui il Sole raggiunge la massima distanza dall'equatore celeste, determinando nell'emisfero nord il massimo numero di ore di luce di tutto l'anno. Tra gli appuntamenti da non perdere, in zona, quello di Chiaravalle della Colomba dove domenica 21 giugno viene inaugurata  la mostra“La misura del tempo” allestita poi per tutta l’estate  nella sala del Capitolo della storica Abbazia Cistercense  dove in questi giorni (e fino al 21 giugno) è possibile ammirare la spettacolare Infiorata del Corpus Domini dedicata quest’anno alle Opere di Misericordia Corporali. Infiorata che sta attirando frotte di cremonesi in questo straordinario luogo che, 890 anni fa, ha avuto tra i suoi fondatori , il marchese Corrado Cavalcabò (padre di Sopramonte Cavalcabò, primo marchese del feudo imperiale di Viadana). Tutto ebbe inizio nel 1136, e quindi, appunto, 890 anni fa, quando San Bernardo, mantenendo un impegno preso con il vescovo di Piacenza, Arduino, inviò una colonia di monaci da Clairvaux i quali, giunti in località Carreto, fondarono l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, Leggenda vuole che sia stata una colomba ad indicare il perimetro dell’Abbazia con trucioli di legno. In ogni caso, Arduino stesso ed i marchesi Uberto Pallavicino e Corrado Cavalcabò, donarono i terreni ai monaci. I legami cremonesi però sono anche altri. Infatti è doveroso ricordare che a Cremona esisteva il Monastero della Colomba che sorgeva nei pressi della Chiesa di San Pietro tra le vie Belvedere (poi divenuta via Ettore Sacchi) e via della Colomba. Pare che il luogo prendesse il nome dal miracolo di due colombe profuse di luce che apparvero ai cremonesi durante la battaglia del 1213 vinta contro i milanesi. La mostra “La misura del tempo” sarà inaugurata domenica 21 giugno, alle 18, con la presentazione dell’esposizione con gli interventi del priore dell’Abbazia, padre Silvestro Buttarazzi, dell’ingegner Mario Gioia, appassionato studioso di meridiane, che parlerà de “La misura del tempo: storia di un’esigenza umana”, e della professoressa Mariapia Branchi che ha integrato la ricerca predisponendo anche immagini esplicative e parlerà del “Perché una mostra sulla misura del tempo”. Alle 18,40 saranno quindi  illustrate le meridiane presenti nel chiostro e, intorno alle 19.10, si osserverà un effetto luminoso significativo in chiesa nel giorno del solstizio estivo.  La mostra attraverso oltre una decina di pannelli ripercorre i metodi utilizzati dagli uomini per misurare il tempo dalla preistoria ai giorni nostri. L' unità di misura del tempo, diversamente da tutte le altre non si rifà alla struttura decimale, ma le ore sono divise in 60 minuti, i giorni in 24 ore, le settimane in 7 giorni, l'anno in 365 giorni. Questo perché diverse culture hanno dato il loro apporto in questa attività  Già in epoche molto antiche gli uomini, attraverso i movimenti del sole, dei pianeti e della luna, hanno cercato di misurare il tempo per prevedere i periodi più adatti alla semina e alla transumanza. I sumeri, gli egiziani e i greci hanno mostrato grande competenza nello studio dei fenomeni astronomici. La Bibbia ci parla della creazione del mondo in 7 giorni. Il metodo più semplice e diffuso per misurare il tempo erano le meridiane: stabilito quale era il momento in cui l'ombra dello gnomone (asta fissata nel muro che proietta l'ombra su una superficie piana) era più corta, quello era il mezzo-giorno e da lì venivano evidenziate le altre ore di sole. Naturalmente in estate le giornate erano più lunghe che in inverno e per questo si parla di ore "diseguali". Inoltre con le meridiane ogni luogo aveva il suo mezzogiorno. Nei monasteri i monaci iniziavano le loro preghiere al mattino molto presto o addirittura durante la notte e per questo dovevano essere svegliati da un monaco che aveva questo impegnativo incarico. Il metodo più efficace fu quello dello svegliarino monastico che utilizzava lo stesso principio di ruote dentate che sarà utilizzato dagli orologi meccanici. Sul Torrazzo di Cremona, come noto, un complesso orologio meccanico manifesta l'abilità degli "orologiai" lombardi nel costruire strumenti allora costosissimi e prestigiosi. Questi strumenti venivano regolarmente controllati attraverso un orologio solare presente all' interno della torre. Quando si diffusero la ferrovia e il telegrafo non era più possibile rispettare la misura del tempo di ogni luogo e si rese necessario uniformare gli orologi di un territorio più esteso. Alla fine dell'Ottocento si decise di adottare un Tempo Coordinato basato sul tempo medio dell'Osservatorio inglese di Greenwich preso come riferimento: ogni 15 gradi di longitudine della misurazione della terra  veniva cambiato il fuso orario. Oggi il mondo tecnologico si basa su una serie di orologi di incredibile precisione: si stima che possano avere uno scartamento di un secondo ogni 100.00 anni! Computer, telefoni cellulari, orologi sono tutti sincronizzati a questa rete attraverso un algoritmo di calcolo e questo garantisce che tutti i dispositivi abbiano la stessa ora esatta. 

Eremita del Po

Paolo Panni


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