Rete Donne: "Un ospedale non è luogo di propaganda, ma uno spazio neutro, laico e inclusivo"
Interviene la "Rete Donne-Se non ora, quando?" di Cremona sulla polemica nata dalla decisione del sindaco di far rimuovere il manifesto di "Sos Vita" e le veglie di preghiera davanti l'ospedale nei giorni di programmazione dell'Interruzione Volontaria di Gravidanza. Questo il documento.
Ci dispiace constatare che i diritti delle Donne sono così poco centrali nella visione della politica da trovare attacchi trasversali da parte di esponenti di diverse forze politiche.
Vorremmo esporre il nostro punto di vista.
Un ospedale non è un luogo di propaganda
Un presidio sanitario pubblico è uno spazio neutro, laico e inclusivo. Chiunque vi entri — indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose, morali o politiche — deve sentirsi accolto e rispettato. Un manifesto e un messaggio ideologicamente orientato davanti all'ingresso di una struttura ospedaliera trasforma un luogo di cura in un luogo di giudizio. E questo è inaccettabile.
La tutela della salute riproduttiva è un diritto
L'interruzione volontaria di gravidanza è un diritto sancito dalla legge 194 del 1978, confermato da decenni di giurisprudenza e di dibattito democratico. Le persone che accedono a questo servizio non devono essere messe pubblicamente sotto accusa per la loro scelta. Un manifesto come quello giustamente rimosso dopo le segnalazioni e l'intervento del Sindaco non informa: condiziona, colpevolizza, intimidisce.
La libertà di opinione non giustifica ogni contesto
Nessuno nega il diritto di esprimere posizioni contrarie all'aborto. Ma c'è una differenza profonda tra esercitare questo diritto in una piazza, in un dibattito pubblico, in una sede politica — e farlo davanti alla porta di un reparto ospedaliero. Il contesto conta. E in quel contesto specifico, accompagnato alle veglie di preghiera che si tengono davanti all'Ospedale nei giorni di programmazione delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza, quel messaggio non è un contributo al dialogo. Dobbiamo chiederci: cosa prova una donna che entra in ospedale per una interruzione di gravidanza e si trova davanti a quelle immagini e a quelle parole? O una coppia che ha appreso di una gravidanza problematica? O chi ha subito un aborto spontaneo? L'empatia istituzionale richiede che questi spazi siano liberi da messaggi che possano aggravare un dolore già presente.
Chiediamo rispetto.
Ribadiamo con forza la nostra vicinanza alle donne che hanno il diritto di vivere le proprie scelte in libertà e autonomia e ringraziamo le operatrici e gli operatori sanitari che svolgono il lavoro di cura nel rispetto della legge, della dignità, della libertà di scelta. Facciamo in modo che il nostro Ospedale rimanga per tutti e per tutte un luogo di accoglienza e di cura, senza condizioni.
Rete Donne – Se Non Ora, Quando?
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commenti
Anna
21 giugno 2026 06:45
Non tutte le donne hanno pari capacità di orientamento, nè pari cultura e alfabetizzazione, nè pari provenienza, nè pari possibilità. Togliere strumenti informativi crea disparità. Ma è forse questo l'obiettivo vero cui si voleva giungere.
Stefano
21 giugno 2026 11:41
Si creare ignoranza, oltre alle varie stupidaggini che scrivono in questo articolo. Chiedere a queste donne come tutelare le donne in difficoltà è come chiedere a una persona che a malapena sta a galla in piscina, come andare ad immergersi in una grotta del mare a 50 metri di profondità. Nessuna fiducia a queste donne superideologizzate che nulla dimostrano di aver capito del manifesto e del senso della legge.
Marisa
21 giugno 2026 07:20
Tutta la forza di un sindaco si vede dalla capacità di rimozione di un cartello.
Dietro il cartello, la sua debolezza.
marco
21 giugno 2026 09:16
Il manifesto recita: Sei in difficoltà a causa di una gravidanza?ti possiamo aiutare.
È arcinoto che molto spesso le donne sono sole a decidere ma è anche vero che nulla vieta loro di proseguire il percorso scelto.
Il cartello è evidente che non prende in esame un aborto spontaneo .
Non credo che la Vostra presa di posizione molto tardiva cambi di molto la situazione.
L'ospedale non per un cartello cambierà modo di assistere e curare senza condizioni.
Anna
21 giugno 2026 11:41
Da donna, che per fortuna non si è mai trovata nella condizione di dover fare una scelta così drammatica, sono perfettamente d'accordo con quanto scritto in questo comunicato di Rete Donne. In mezzo a tanti comunicati, proclami, commenti che più ideologici non si può, finalmente, insieme alle parole del Dottor Riccio, qualcuno che riporta l'attenzione sui punti giusti. Personalmente ho sempre trovato quel manifesto più intimidatorio che "informativo" o dispensatore di speranza. Se si vuole informare ed aiutare ci sono luoghi, modi e momenti adatti. Se questi "difensori della vita" si dessero da fare in questo senso, oltre a prevedere la possibilità che una donna scelga di non volere figli e per questo utilizzi metodi anticoncezionali senza essere giudicata, magari ci sarebbero meno neonati buttati nei cassonetti, oltre che meno aborti.....
Franca
21 giugno 2026 13:48
Penso sempre a come poteva suonare il contrario di questo manifesto:"Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, il tuo coraggio. ABORTISCI". Perchè dobbiamo chiederci: cosa prova una donna che entra in ospedale per una interruzione di gravidanza e si trova davanti a quelle immagini e a quelle parole? O una coppia che ha appreso di una gravidanza problematica?