27 ottobre 2026

Sale l'attesa per la Fiera di San Carlo. Divertimento, folclore, cultura e spettacoli

E’ ormai tutto pronto, a Casalmaggiore, per la tradizionale ed attesa Fiera di San Carlo che, tra fine ottobre ed i primi giorni di novembre, grazie all’iniziativa di Comune, Pro loco ed Oratorio “Giacomo Maffei”, con la piena partecipazione anche di diverse realtà associative locali, porta un pieno non solo di divertimento e folclore, ma anche di cultura, tradizione e spettacoli.

Alla fiera di San Carlo è abbinata anche la 28esima Sagra del Cotechino e del Blisgòn, promossa dalla Pro Loco. Per l’occasione, sotto alla tendostruttura riscaldata  all’Oratorio Maffei, il servizio cucina sarà in funzione sia  a pranzo che a cena dal 31 ottobre al 3 novembre. Il 4 novembre, giorno di San Carlo, si potrà invece pranzare. Davvero tanti gli appuntamenti in programma. Dal 30 Ottobre al 2 Novembre nel Palazzo Abbaziale, Mostra d’Arte (visitabile dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 18) con le personali di Walter Benetelli; Raffaella Chezzi; Claudio Guatteri; Chiara Guglielmi; Mariarosa Marchini; Anna Piva; Roberto Sirocchi; William Tosi; Odilla Zanella. L’inaugurazione è fissata per venerdì 30 Ottobre alle 16,30 nell’Auditorium Giovanni Paolo II dell’Oratorio Maffei con la presentazione a cura del critico Simone Fappanni.

Tra gli appuntamenti più attesi, venerdì 30 ottobre, alle 17,30, l’apertura straordinaria della chiesa dedicata a Santa Chiara, di fronte al Duomo, con presentazione storico artistica e, alle 18, concerto di chitarre acustiche con la partecipazione di Angelo Angiolini, Stefano Savazzi e Leonardo Visioli.

La chiesa ottagonale di Santa Chiara, con doppio ordine di portici sorretti da colonne con capitelli cubici e ottagonali, fa parte del complesso monastico che per circa tre secoli ha ospitato le suore di clausura dell’ordine francescano delle Clarisse. La fondazione del convento risale al 1504 mentre la costruzione della chiesa è del 1531 (ci si avvicina quindi al sesto centenario della sua costruzione): qui si svolgevano le funzioni pubbliche che consentivano alle monache di assistere alle celebrazioni liturgiche tramite una grata che le separava da una più piccola chiesa monastica interna a loro destinata. L’interno presenta porzioni di pitture settecentesche; le decorazioni della cupola di Tommaso Aroldi (1870-1928) sono eseguite invece in stile liberty. Tra le opere conservate una Sacra Famiglia (1614) e una Natività con Santa Chiara (1619), entrambi del pittore parmense Luigi Amidano, e due tele ovali settecentesche del pittore casalasco Marco Antonio Ghislina.

La stessa chiesa, da sabato 31 ottobre a domenica 8 novembre, ospita le mostre “Il volto della musica” e “Hortus conclusus – Il giardino recintato dell’accadimento: appunti su un tempo sospeso” a cura di Fotocine Casalasco 1966 (con visite dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30).  

Sabato 31 Ottobre e domenica 1 Novembre negli ambienti presso l’Auditorium: mostra di illustrazione, fumetto e cinema “Nexus 2026”. Espongono: Federico Sarzi Sartori; Alina Surina; Marco Goi; Javir Quintana Sanchez; Martina Cabrini. Con laboratorio fumetto rivolto a bambini e adolescenti.

Da sabato 31 ottobre a mercoledì 4 novembre, al museo del Bijou, mostra “Ridefinire il gioiello”, esposizione di monili contemporanei ispirati alla montagna a cura di Sonia Catena e Circuiti Dinamici (dalle 15 alle 19).

Dal 31 ottobre all’8 novembre, nella sede della Pro loco, dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19 sarà visitabile la mostra d’arte di Luisa Vezzosi. Da sabato 31 a mercoledì 4, nella zona esposizione e truck food di via Favagrossa, convegni di Georgica Naturalia Bio. Si parte il 31 ottobre, alle 15.30, con “Cambianento climatico e agricoltura biologica” con intervento, tra gli altri, del climatologo Luca Mercalli. Il 4 novembre, invece, alle 17, “Il biologico come modello di territorio” e tutti i giorni sarà in funzione lo stand del Distretto Biologico Casalasco Viadanese.

Dal 31 ottobre al 4 novembre, l’Auditorium Santa Croce di via Porzio ospiterà la mostra fotografica “Obiettivo terra – raccontare l’ambiente attraverso la fotografia” realizzata dagli studenti dell’Istituto G.Romani durante il corso di fotografia di Antonella Pizzamiglio (visitabile dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30) e la mostra di modellissimo a cura dell’Associazione Arma Aereonautica di Casalmaggiore che celebra il suo 40esimo anniversario con visite dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30. Il Museo Diotti di via Aldo Formis, dal 31 ottobre al 4 novembre, ospita la mostra “Il gran teatro del mondo – Dai Bibiena ai maestri contemporanei: luoghi, scenografie e forme dello spettacolo tra Lombardia ed Emilia” visitabile dalle 15 alle 19. Dal 31 Ottobre e fino  al 10 Novembre la Cripta del Duomo ospiterà la mostra: “Leon Harmel: la profezia di un’impresa” con inaugurazione venerdì 30 Ottobre alle 21 presso l’Auditorium Giovanni Paolo II con l’intervento di Francesco Seghizzi: In programma, per l’occasione, anche bancarelle, street food, esposizioni di auto e mezzi di lavoro e di edilizia e il grande luna park in piazza Garibaldi. Una serie di giornate di festa, dunque, con le quali tra sacro e profano, Casalmaggiore rende omaggio al proprio patrono, san Carlo Borromeo. Santo che, tra l’altro, visitò il capoluogo Casalasco. Infatti, come scrive l abate Giovanni Romani, in uno dei cinque memorabili volumi dedicati alla storia della sua città: “Nel 1575 fu rallegrato Casalmaggiore dalla gradita visita dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo”. Una visita lampo, poichè altre diocesi sollecitavano la sua presenza. Infatti, scrive all’arcivescovo di Bologna: “M trovo verso la fine di questa città di Crema, che mi ha portato innanzi più di quel che da principio mi ero immaginato”. Oltre la città, anche altri centri maggiori della diocesi, quali Sabbioneta, Viadana, Soncino, Soresina e Bordolano furono visitati da alcuni suoi collaboratori e ne resta memoria negli Atti. Da sottolineare un suo equilibrato giudizio sul vescovo cremonese Sfondrati (poi divenuto papa): “Il Borromeo (si confermò) nell’opinione che era un uomo di pietà e di integrità non comuni, e che non aveva trascurato il dovere pastorale, quantunque forse con un temperamento più virile si sarebbe potuto fare di più”. Nonostante questo rilievo marginale, il Borromeo gli fu sempre tenero amico, tanto da volerlo come celebrante principale nel suo funerale come metropolita della regione lombarda. La morte colse il Borromeo la sera del 3 novembre 1584. A soli quarantasei anni. “Una santità che ha riscosso fino all’ultimo spicciolo tutto ciò che era possibile trarre da quella sua vita fisica stremata” (Natale Mosconi). Doveroso anche ricordare che, in terra di Po, a Zibello, e quindi a poche decine di chilometri da Casalmaggiore,  in parrocchia, è gelosamente custodita una preziosa reliquia dello stesso santo. Si tratta di  un lembo della veste del Borromeo, creato cardinale a 22 anni e che a lungo resse la vastissima Arcidiocesi di Milano. Difese sempre i diritti della Chiesa contro i signorotti e i potenti (che all’epoca, come noto, spadroneggiavano) e riportò l’ordine e la disciplina nei conventi. Fu direttamente impegnato, in prima persona, durante una epidemia di peste, nell’assistenza agli ammalati e la sua attività apparve prodigiosa, come organizzatore e ispiratore di confraternite religiose, di opere pie, di istituti benefici al punto che Milano, durante il suo episcopato, rifulse su tutte le altre città italiane. Per quanto robusto, era sottoposto ad una fatica troppo grave. Bruciato dalla febbre, continuò le sue visite pastorali, senza mangiare e senza dormire, pregando e insegnando. Fino all'ultimo, continuò a seguire personalmente tutte le sue fondazioni, contrassegnate dal suo semplice ma chiarissimo motto: Humilitas. Morì il 3 novembre 1584 e secondo la tradizione  fece “tappa” anche a Zibello (e molto probabilmente anche nei centri vicini), in qualità di visitatore apostolico, durante il periodo delle grandi riforme operate nella sua diocesi milanese che, all’epoca, si estendeva anche sui territori di Veneto, Liguria e Svizzera. Va evidenziato che, sempre in quel periodo, Zibello era parte integrante della diocesi di Cremona e quindi, a livello ecclesiastico, dipendeva dalla Lombardia. La comunità rivierasca ha sempre avuto, nei suoi confronti, una particolare venerazione, al punto da dichiararlo appunto patrono del comune. In chiesa parrocchiale esiste inoltre uno splendido altare laterale, recentemente sistemato, dedicato proprio al santo. In occasione delle celebrazioni centenarie del 1910, l’allora parroco don Emilio Balestra chiese all’arcivescovo di Milano, il cardinale parmense Andrea Carlo Ferrari, una reliquia di san Carlo, da esporre alla venerazione dei fedeli nel giorno della sua festività, a ricordo anche, quindi, di quel particolare legame che il borgo rivierasco ha sempre avuto nei confronti del Borromeo stesso. La richiesta di don Balestra rimase tutt’altro che inascoltata. Infatti il cardinale Ferrari, da tempo Beato, inviò un prezioso reliquiario contenente un vistoso lembo che il suo illustre predecessore indossava il giorno in cui subì un vile attentato, dal quale uscì miracolosamente illeso. Attentato effettuato da tal Donato Girolamo, ex umiliato, che riuscì a penetrare nella cappella privata del cardinale nel momento in cui questi si raccoglieva in preghiera assieme a tutti i curiali. Il silenzioso e profondo momento meditativo, d’improvviso fu interrotto da una forte detonazione causata da un’arma da fuoco, nello sbigottimento generale. L’unico a rimanere impassibile fu proprio il cardinale Borromeo che, anzi, con tranquillità si alzò dall’inginocchiatoio, guardò attorno, e vide ai suoi piedi un proiettile d’archibugio, che a lui era stato diretto. La sua veste color porpora si presentava bruciacchiata e perforata dal proiettile stesso. Ma il corpo rimase incredibilmente e miracolosamente illeso. Un fatto prodigioso in seguito al quale il cardinale tornò semplicemente alla preghiera, invitando tutti i presenti a fare la stessa cosa. L’attentatore fu poi acciuffato e svelò anche i mandanti che, messi alle strette, ammisero le loro colpe. Il Borromeo tentò di attenuare le responsabilità di Donato Girolamo, col solo obiettivo di salvargli la vita. Ma ogni tentativo fu vano e, oltretutto, la congregazione degli Umiliati, cui l’attentatore apparteneva, fu soppressa con bolla pontificia nel 1571. Come informa sempre la storia, il cardinale Borromeo conservò, con gratitudine e profonda fede, quella veste che gli ricordava, chiaramente, il fatto prodigioso di cui era stato al centro quel giorno. Il cardinale Ferrari, ben a conoscenza del legame fra Zibello e il santo, decise quindi di fare dono alla comunità di rivierasca questa preziosa reliquia, testimonianza di un fatto prodigioso e misterioso, gelosamente custodita in un luogo sicuro. Alla pubblica venerazione viene esposta solo il 4 novembre di ogni anno, per la ricorrenza di san Carlo Borromeo. Sul retro, con iscrizioni sul legno, si trovano la citazione della lettera d’accompagnamento (documento conservato nella corrispondenza dell’archivio parrocchiale). Un’altra iscrizione è ormai pressochè illeggibile. Un’altra ancora riporta invece la seguente dicitura: “Benedictio Dei Omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti et per intercessionem Sancti Caroli Protectoris Nostri defendat Nos Deus, a rosione Padi, et ab omni malo….R.Amen”. E’ evidente (nella dicitura “arosione Padi”) la richiesta di intercessione e protezione al santo contro le esondazioni del Po e contro ogni male (ab omni malo). Sulla base della parte frontale si legge infine “De exteriori veste qua S.Carolus Borromeus tunc erat indutus quum igneo ictus globulo plumboe divinitus a nece est servatus”. Chissà che un giorno la reliquia non possa essere portata temporaneamente anche a Casalmaggiore, o si possa magari dare vita ad una solenne celebrazione comune, unendo nella fede, nella storia e nel tempo le due rive del Grande fiume.

Eremita del Po

 

Paolo Panni


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