24 aprile 2026

San Daniele Po, il 25 aprile per ricordare anche le vittime civili della guerra (tra cui i tre fratelli Leoni a cui è dedicata la piazza)

L’anniversario della Liberazione e quindi, comunque, il ricordo delle pagine legate al secondo conflitto bellico, in terra di fiume, a San Daniele Po, rievoca ancora una volta una delle  pagine più drammatiche della storia del paese, vale a dire i tragici bombardamenti che colpirono il paese fra il 1944 ed il 1945, portando alla morte di numerosi civili.

Furono ben quindici (comprese quattro donne) le vittime civili di San Daniele Po, vale a dire Antonio Damiani; Giovanni, Luigi, Mario e Leone Leoni; Caterina Poli; Marina Tarasconi; Franco Bini; Sandro Bini; Pierino Storti; Giulio Tortini; Margherita Feroldi; Marco Luzzara; Albino Ghisani e Adele Poli. A loro si devono aggiungere cinque caduti per mano del fascismo (Costantino Poli; Nello Japà; Giuseppe Ambrosiani; Benvenuto Minuti e Giuseppe Vicini) e 23 caduti di guerra (Cesare Chiodelli; Primo Rozzi; Natale Formis; Marino Poli; Paolo Capelli; Mario Gnocchi; Fermino Corbari; Giuseppe Turle; Franco Bazzani; Silvio Galante; Ezechiele Poli; Cesare Conti; Nazzareno Masseroni; Renato Tomasoni; Angelo Luzzara; Ennio Bia; Giuseppe Bagni; Aldo Cariffa; Francesco Ferri; Pierino Maestri; Giovanni Rossi; Carlo Tonani e Giuseppe Rigoni).

Una data in particolare è fissata nella memoria storica di San Daniele; ed è quella del 14 maggio 1944. Da allora sono trascorsi 82 anni ma, soprattutto nei più anziani, è ancora indelebile il ricordo di quella spaventosa giornata. Giornata di primavera che era iniziata tranquillamente e che non stava facendo presagire nulla di particolare. Una giornata come altre, in tempo di guerra purtroppo, ma che almeno secondo le premesse, in terra di fiume, non avrebbe previsto accadimenti particolari. Nel mese di febbraio di due anni fa moriva Aldino Ponzoni, figura assolutamente storica di San Daniele Po, che ha avuto il merito (uno dei tanti, non si dimentichino in particolare quelli operosi nel campo del volontariato) di tenere vive pagine e pagine di storia locale. Le ha custodite, conservate ma anche rese note, come era giusto che fosse. In una intervista rilasciata, a chi scrive queste righe, un po’ di anni fa, per “La Cronaca di Cremona”, Aldino di quel giorno ricordava che  “La gente  stava tornando a casa dalla messa con gli occhi rivolti verso l’alto. Squadriglie di aerei detti ‘fortezze volanti’ solcavano il cielo a ondate successive con il loro carico mortale dirette verso le città della Germania. La gente si era già abituata al rombo dei motori ed a quei fili luccicanti di stagnola lasciati andare per disturbare le comunicazioni radio. Però – ricordava con straordinaria precisione - alcuni aerei a distanza ravvicinata improvvisamente fecero cadere sul paese centinaia di spezzoni a grappolo, bombe di piccole dimensioni ma micidiali che caddero in una striscia di territorio lungo tutto l’abitato. L’azione non durò più di dieci minuti ma causò diversi feriti gravi e sette morti: i tre fratelli Giovanni, Luigi e Mario Leoni (ai quali è dedicata la piazza antistante il municipio) non ancora ventenni ed uno zio della famiglia Leoni (il professor Leone Leoni); Antonio Damiani; Caterina Poli e Marina Tarasconi”.

Un episodio agghiacciante al quale però se ne aggiunsero altri fra il 1944 ed il 1945. “Vittima di un mitragliamento – ricordava ancora Aldino Ponzoni -moriva Giulio Tortini. Tre bambini di Solaroletto (Solarolo Paganino) giocando con un ordigno inesploso rimasero dilaniati, si trattava dei fratelli Franco e Sandro Bini e del loro amico Pierino Storti. Mentre tornava a casa a piedi da Isola Pescaroli, moriva vittima di un bombardamento Margherita Ferodi lasciando quattro bambini orfani di madre e padre mentre la notte del 25 aprile 1945, a causa di un bombardamento, morivano sepolti dalle macerie della loro casa i coniugi Albino Ghisani e Adele Poli (il figlio rimase “graziato” solo per il fatto che non si trovava in casa)”. Al lungo elenco di vittima si deve poi aggiungere Marco Luzzara, morto il 31 marzo 1945 in un lager tedesco. “Un altro drammatico fatto mai citato nelle cronache locali - spiegava Ponzoni - interessò San Daniele, che deve ritenersi miracolato. Infatti un giorno del 1944 il paese subì un bombardamento e le bombe, di grossa potenzialità, mancarono il bersaglio per alcune centinaia di metri. Anziché in paese, per alcune centinaia di metri, esplosero in un campo che, ironia della sorte, era chiamato ‘Paradiso’, aprendo solo delle voragini”. Un fatto che si ricollega ad un altro episodio avvenuto sulla sponda opposta del fiume, sempre nel 1944, a Zibello (Parma). In linea d’aria due località vicinissime, divise solo dal fiume e dalle sue golene. A Zibello una bomba, caduta sulla centralissima piazza Garibaldi rimase inesplosa e così il paese rimase indenne. Immediatamente si pensò  ad una grazia divina.  Il miracolo fu attribuito all’intercessione della Vergine di Fatima, in onore della quale venne poi costruito, in segno di profonda gratitudine, un altare nella chiesa parrocchiale. Un episodio che, ogni anno, viene ricordato e celebrato con una processione nel centro del paese, la sera del 13 maggio. 

Eremita del Po

 

Paolo Panni


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