31 ottobre 2026

Si presentava come "Roberto de Gregorio, perito della procura dei Carabinieri": arrestato a Bergamo il cremonese Filippo Maccagni. Ricostruita la rete delle truffe dei finti Carabinieri

Una falsa identità e tesserini dell'Arma contraffatti: si presentava come "Roberto de Gregorio, perito della procura dei Carabinieri", in realtà era un truffatore cremonese. La rete delle truffe del "falso Carabiniere" porta dunque anche a Cremona, città di residenza di Filippo Maccagni, 42enne cremonese a cui sono stati contestati tre furti aggravati, arrestato lo scorso 10 luglio dai Carabinieri della Sezione operativa della compagnia di Bergamo dopo un colpo ai danni di una donna di Trescore Balneario, come raccontato anche dal Corriere della Sera. Ma Maccagni non agiva da solo, bensì all'interno di una vera e propria rete che si occupava di fornire tutto il necessario per mettere a segno i colpi ai danni di anziani e persone sole da nord a sud della Penisola: se il cuore di questa organizzazione era Napoli, la rete "lavorava" da Trento a  Trescore Baleario a Fiesole

La struttura di questi truffatori prevedeva chi dirigeva tutto nell'ombra, senza mai esporsi direttamente, affiancato dagli opertivi: chi ricercava le vittime, studiandone la vita, le abitudini, le reti famigliari; altri invece preparavano i "copioni" da usare durante i contatti e gli incontri. Altri personaggi fornivano le Sim intestate a dei prestanome, usate per agganciare telefonicamente le vittime e iniziare il lavoro di manipolazione e di estorsione di informazioni. In fondo alla gerarchia, ecco la "manovalanza" come Maccagni, ossia le persone incaricate di presentarsi alla porta della vittima prescelta, presentarsi mostrando un falso tesserino e dare vita alla messinscena e arraffare il bottino, che sarebbe stato poi consegnato in giornata a Napoli, davanti ad un supermercato Md prescelto.

Una rete emersa analizzando le chat di Maccagni, nelle quali si leggono tutte le fasi di questi "lavori" : "Dai, su, lavoriamo, che sono carico. Sennò entro in una banca e faccio tutto da solo. Poi con il ca... che divido". "Tu sei Roberto de Gregorio, perito della procura dei carabinieri"; e di nuovo le istruzioni estorte alle vittime dal "centralinista": "Devi fare foto e video" o le indicazioni sulla vittima: "Solo lei (la vittima). Tiene 50 euro", "È solo un vecchio che si è operato al ginocchio e non ce la fa nemmeno a camminare"; la chat prosegue poi con le istruzioni operative strette: "È arrivata la figlia, allora vai"; "Torna indietro, ca... Vicino di m..." (evidentemente le azioni sono state disturbate da arrivi imprevisti. E poi gli aspetti logistici: "A Bergamo è pieno di sbirri" oppure "Un po’ dura qua. Sopra è più morbida la situazione".

I bottini delle razzie sono contanti, monili e preziosi, persino una pepita d'oro da 15 grammi e 21 carati: vengono fotografati, le immagini inviate alla base a Napoli prima di partire alla volta del capoluogo partenopeo per la consegna.

E poi l'ultima chat: le istruzioni sono di andare "Domani a Bergamo". E lì Maccagni il giorno seguente si presenta, suonando alla porta della 62enne di Trescore Cremasco e rubare una catenina d’oro alla 62enne indicata dalla "regia"; ma poco dopo in stazione a Bergamo, pronto a salire sul treno che lo avrebbe portato a Napoli per consegnare il bottino e intascare la sua parte, Maccagni viene fermato e nelle sue tasche spunta il finto tesserino da carabiniere. Fine del lavoro: per Maccagni si aprono le porte del carcere e da lì inizia l'indagine che proterà nei mesi seguenti ad individuare parte della rete dei truffatori.

 

Michela Garatti


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commenti


marco

31 ottobre 2026 12:24

Cambiare la legge e comminare pene di almeno 20 anni...quelle attuali sono insufficienti.

Manuel

31 ottobre 2026 12:52

Era ora!