Tra tradizioni e fede popolare, il filo che ha legato in questi giorni Isola Pescaroli e Motta Baluffi. La storia di queste terre
Le gente del Po in preghiera, rinnovando e portando avanti un cammino fatto di una fede autentica e popolare, umile ma profonda, in cui storia e religiosità si fondono, nell’invocazione delle grazie celesti per chiedere la protezione di villaggi e campagne dalle piene del fiume, dalle calamità naturali e dalle guerre.
Un filo che ha legato, in questi giorni, Isola Pescaroli e Motta Baluffi, con la partecipazione sentita di tanti fedeli. A Isola Pescaroli è stato rinnovato l’appuntamento con la festa della Madonna della Fiducia, alla quale è intitolato il santuario del paese. Santuario che il prossimo anno taglierà il traguardo del settantesimo della sua apertura (fu realizzato tra il 1955 ed il 1957) e dove il parroco don Roberto Musa ha celebrato la messa suggellata dalla consueta e suggestiva processione con l’effige della Madonna della Fiducia fino alla vicina piarda del Po con benedizione delle acque del Grande fiume. Effige, quella portata sul Grande fiume, realizzata dal pittore Tito Ridolfi (del quale ricorrono il 70esimo della morte, ed il 140esimo della nascita).
Abitata da nemmeno un centinaio di persone, Isola Pescaroli fu costituita parrocchia nel 1909. Una storia, quella parrocchiale, durata meno di un secolo visto la soppressione datata 2020. La precedente chiesa parrocchiale era in stile romanico, ad una sola navata con un campanile risalente al XIII secolo. L’origine dell’attuale santuario è legata invece alla storica figura di don Martino Aletti, che fu anche uno dei principali promotori della costruzione del vicinissimo ponte sul Po “Giuseppe Verdi”. Da seminarista, grazie ad un amico, don Aletti conobbe la devozione della Madonna della Fiducia, venerata nel Pontificio Seminario Romano. Nel 1934, divenuto sacerdote, fu inviato come vicario nella parrocchia di Pietralata a Roma ed ebbe così l’occasione di andare più volte al Seminario Romano per venerare l’immagine mariana lì custodita dal 1774. Nel 1941, in pieno conflitto bellico, fu nominato parroco di Isola Pescaroli e fece arrivare da Roma una riproduzione di quell’effige a cui era così devoto. La Madonna fu accolta nella chiesa parrocchiale di San Daniele Po e da lì portata processionalmente lungo l’argine maestro fino alla chiesa di Isola, dove fu collocata nel primo altare di sinistra. Nei giorni drammatici della primavera del 1945 gli isolani si affidarono alla protezione della Madonna della Fiducia e attribuirono alla sua intercessione la grazia di non aver subìto rappresaglie e violenze durante la ritirata dell’esercito tedesco. Finita la guerra don Martino commissionò al pittore laziale Tito Rodolfi l’attuale dipinto della Vergine. La grande alluvione del 1951 vide ancora come protagonista la Madonna della Fiducia con il Po che sull’una e sull’altra riva fece danni ingenti, ma non toccò Isola Pescaroli nonostante l’estrema vicinanza. Per questo motivo don Martino Aletti chiese all’arcivescovo monsignor Giovanni Cazzani di insignire la Madonna del titolo di “Regina del Po”.
Il rito dell’incoronazione fu celebrato l’8 maggio 1952 e le corone furono benedette dal papa Pio XII. In seguito ebbe inizio la costruzione della nuova chiesa parrocchiale edificata in onore di San Biagio, patrono della comunità e della Madonna della Fiducia. La consacrazione del nuovo edificio avvenne il 12 maggio 1957. Venne istituita la festa della Madonna della Fiducia la seconda domenica di maggio e da allora, ogni anno, in quell’occasione l’effige mariana viene portata in processione sul fiume e viene invocata la sua protezione a difesa delle alluvioni. Iniziativa, questa, che nel solco della fede e della storia si ripeterà anche questa domenica. Riducendosi il numero degli abitanti della piccola frazione, la cura pastorale della parrocchia di Isola Pescaroli venne affidata dagli inizi degli anni 2000 al parroco di San Daniele Po e con un decreto del 31 dicembre 2020 il vescovo di Cremona monsignor Antonio Napolioni ha stabilito la soppressione della parrocchia di San Biagio in Isola Pescaroli e la chiesa parrocchiale ha ricevuto il titolo di Santuario della Madonna della Fiducia.
Contemporaneamente all’evento di Isola Pescaroli, la vicina Motta Baluffi ha visto tanti fedeli ritrovarsi per la celebrazione del patrono San Cataldo che ha avuto il suo momento principale nella funzione all’interno della bella chiesa parrocchiale, edificio sacro che compare ufficialmente già nel 1385 tra i documenti del Liber Sinodalium, ma la sua storia inizia ancora prima. La tradizione racconta infatti che l'attuale edificio sia rinato dalle macerie di una chiesa precedente, travolta dalla forza impetuosa del fiume Po. Una delle numerose chiese, dell’una e dell’altra riva del fiume, divorate nel corso dei secoli dalla furia del Po. Per chi vive lungo le rive del Grande Fiume, come ampiamente noto, il rapporto con l'acqua è fatto di amore e profondo rispetto. Per questo, nei secoli, la comunità ha scelto San Cataldo come suo potente intercessore: a Lui ci si è sempre rivolti per chiedere protezione contro le inondazioni e le epidemie. I primi documenti che parlano del paese risalgono al XII secolo, ma sicuramente ancora prima c’era qualche insediamento, visto che a Solarolo (frazione di Motta Baluffi) sembra vi fosse un importante porto fluviale longobardo. Il nome “Motta” è abbastanza diffuso, in numerose località (sia sulla sponda destra che su quella sinistra del Po), quali ad esempio, solo in Lombardia, Motta San Damiano, Motta Visconti e Motta San Fermo, e sulla sponda emiliana la località Motta di Polesine Zibello.
Fra le molte ipotesi, quella che è più verosimile propone la derivazione dal germanico “Mot” o “Gemot”, che significa adunanza pubblica, oppure il luogo dove si teneva l’adunanza. Nel linguaggio diplomatico del Medioevo il termine fu mantenuto per designare l’assemblea del Popolo, successivamente, nel dialetto lombardo, il termine acquisì il senso di numero o quantità, e dunque mucchio. Nel dialetto “vecchio” (fino all’inizio del secolo XX) erano ancora in uso le espressioni: “una motta di terra, una motta di gente” ecc. Il termine Baluffi quasi sicuramente deriva invece dal cognome di una famiglia nobile che aveva possedimenti in zona. Infatti molti paesi vicini hanno il nome costituito da due parole, la prima di denominazione e la seconda d’appartenenza ad una o l’altra famiglia nobile proprietaria delle terre, (es. Botti, Ponzoni, Raineri, Geroldi, Boldori, Picenardi ed altri). In un’antica carta cinquecentesca ad opera di Alessandro Capra compare il nome Motta Baluco, in altre Motta Belusi, ma sicuramente si tratta di errori ortografici. Secondo un’altra ipotesi invece fa derivare il termine Baluffi dal dialetto Luf (lupo).Sembra infatti che vi fosse una famiglia nobile in zona, la famiglia Lupi, quindi Motta dei Lupi, in dialetto “di luf”, e da qui è facile trasformarla in Baluffi. Il paese sorge lungo l’antica strada degli argini che costeggiando il fiume Po collega Cremona e Casalmaggiore. Secondo alcuni storici lungo questa strada sarebbero sorti degli insediamenti etruschi, tutti localizzati lungo il tratto che collegava l’antica Brescello (Brixellum) e Cremona. Lo storico cinquecentesco Giuseppe Bresciani riferisce poi, che Motta Baluffi era anticamente denominato “Vico Liberio” dal nome di un capitano di Ottaviano Augusto, ma quest’affermazione però non è suffragata da alcun altro documento se non il suo. Al contrario, Tacito scrive che la zona inferiore dell’agro cremonese, e del Casalasco, era in epoca romana in buona parte ricoperta da acque palustri.
Il Po morto infatti (cioè quel ramo del fiume in parte impaludato che oggi ha modificato il suo corso) cominciava tra i confini dei territori di Scandolara Ravara. Nella “Chiesa Vecchia” di Scandolara esiste un affresco che mostra la chiesa in questione lambita dalle acque del fiume.
In epoca longobarda poi le opere di contenimento delle acque realizzate dai romani furono abbandonate, per mancanza di cultura del territorio e a causa di pestilenze. Successivamente i Benedettini procedettero ad una sistematica bonifica, abbattendo selve e dissodando terreni. Essi costruirono anche eremi lungo le principali vie di comunicazione e presso il corso dei fiumi per poter ospitare i pellegrini, assistere i malati ed i poveri. Ciò avvenne anche a Motta Baluffi, dove nel XII secolo esisteva un importante ospedale per il ricovero e la cura degli infermi, dei pellagrosi ed in genere dei poveri, detto San Cataldo della Motta dal titolo della parrocchiale. Inoltre l’aggettivo Monasterolo aggiunto al toponimo della frazione Solarolo indica l’esistenza in questo borgo di un altro insediamento di monaci, nella fattispecie “gli Umiliati”. Osservando infatti le costruzioni che circondano la parrocchiale di Solarolo , sembra infatti di scorgere l’architettura tipica di un chiostro monastico. Si sa per certo che Motta Baluffi divenne parrocchia indipendente dalla “chiesa Vecchia” di Scandolara, intorno al 1449, con la nomina di un sacerdote.
Nel 1521 una lega armata dall’imperatore Carlo V e dal Papa riportava a Milano Francesco Sforza, fratello minore dello spodestato duca Massimiliano, e poneva l’assedio a Cremona, ancora occupata dai francesi, che si arrendevano solo l’anno seguente. Nel corso delle varie operazioni militari, i veneziani, alleati dei francesi, tolto il campo che avevano posto presso San Secondo nel Parmense, trovandosi nella necessità di dover passare rapidamente il Po costruirono un ponte a Motta Baluffi, che permise loro dì giungere presto a Bordolano, dove si accamparono. Sempre nel XVI secolo, il nome del paese è legato a quello di un importante rappresentante del mondo letterario lombardo ed italiano in genere, il poeta vescovo cremonese Marco Gerolamo Vida. Divenuto nel 1519 priore della chiesa di Cremona intitolata alle SS Margherita e Pelagia, nel 1520 fu investito anche di questa piccola parrocchia rurale da parte del papa Leone X. All’epoca l’investitura di parrocchie del contado non significava necessariamente la presenza in loco dell’ecclesiastico e poco si sa sui rapporti effettivi che il Vida ebbe con Motta Baluffi, tanto più che a partire dal 1532 otterrà la carica di vescovo di Alba, poi mantenuta per tutta la vita. Per ottenere ulteriori notizie storiche bisogna attendere le guide ottocentesche che indicano la presenza a Motta Baluffi dei dugali Riolo e Riglio che, permettendo l’irrigazione di una parte dei terreni, li rendevano “ubertosissimi di biade, fave… viti e gelsi”. Si parla inoltre del poderoso argine maestro che riparava i campi dalle acque del Po. Nel corso del XIX secolo inoltre, essendo posta in un una zona di confine fra varie provincie parecchi suoi abitanti erano dediti al contrabbando, tanto che il vescovo Geremia Bonomelli in una sua visita pastorale definisce “una camorra terribile di ladri, aggressori, assassini ecc.”
Ai giorni nostri si tratta invece di un tranquillo paese di provincia, fatto di persone laboriose e generose, di animo profondo sempre pronte a prodigarsi verso chi ha bisogno, capaci di ritrovarsi nel vivere insieme le occasioni importanti, come quella di San Cataldo scelto e voluto come patrono.
Eremita del Po
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commenti
michele de crecchio
11 maggio 2026 23:23
Mi permetto di integrare la bella nota storica di Paolo Panni con la precisazione che la chiesa (allora parrocchiale) di Isola Pescaroli, consacrata nel 1957, fu progettata, anche se non si tratta, forse, dell'opera sua migliore, dall'architetto cremonese Vito Rastelli (1892-1981), prolifico, eclettico, colto e sempre aggiornato professionista, ottimo grafico, che si era formato culturalmente a Roma, presso una "Scuola Superiore Speciale di Architettura", istituzione che, in pratica, aveva proposto una sorte di "ponte" tra le tradizionali Accademie di Belle Arti e le nuove Facoltà Universitarie di Architettura.