17 giugno 2026

Tutto il sacro al tempo di Monteverdi, buona proposta dell'Orchestra Barocca di Cremona

Con Musiche per li Superni Chiostri (alla chiesa di Santa Lucia) il Monteverdi Festival è ritornato alle sue origini quelle più profonde considerando il fatto che Claudio Monteverdi è stato, oltre che l’‘inventore’ del melodramma in senso moderno, uno dei più longevi e importanti maestri di cappella; soprattutto nella sua esperienza a Venezia.

E in laguna portò, nella musica sacra, quella che fu la sua esperienza di formazione all’interno della Cappella della Cattedrale diretta e guida da Marc’Antonio Ingegneri suo maestro e ispiratore. E proprio dalla figura di Ingegneri che i Solisti e l’ Ensemble dell’Orchestra Barocca di Cremona, guidati da Giovanni Battista Columbro, sono partiti. 

Due i brani fondamentali proposti: Sacrum Convivium dalle Sacrarum cantionum cum quinque vocibus, e il Gloria dalla Missa Laudate Pueri Dominum dal  Liber primus missarum cum quinque et octo vocibus, Due composizioni che bene illustrano il gusto. La storia. E le forme con cui il ‘Divin’ Claudio si confrontò negli anni della sua formazione; soprattutto per ciò che concerne l’utilizzo della policoralità. Sempre di Ingegneri è stata proposta l’ Aria di Canzon Francese per sonar del primo tono dal Secondo libro di Madrigali a 4 voci. Temi compositivi e strutturali che sono riapparsi seppur variati nel brano monteverdiano Laetatus sum, SV 204 dalla Messa a quattro voci et Salmi, raccolta pubblicata postuma. E di certo, in questo excursus tardo cinquecentesco cremonese non poteva mancare un autore con Tarquinio Merula, coevo a Monteverdi e già portatore del nuovo stile concertato come hanno palesato il  O salutaris hostia in eco cornetto, trombone e basso continuo il Gaudeamus omnes per soprano, violino e basso continuo e il Confitebor a due soprani, basso, due violini e basso continuo: tutti tratti dalla raccolta Pegaso musicale. Brani, come appunto il Confitebor, in cui i richiami monteverdiani (leggi il Beatus vir della Selva Morale e Spirituale) sono molto di più che semplici suggestioni. 

In programma anche due autori proco frequentati anche nei festival come Giacomo Moro da Viadana e Lodovico Grossi da Viadana entrambi contemporanei, in area padana, dell’autore di Orfeo. Autori che hanno incentrato la loro produzione musicale in campo liturgico e moraleggiante. 

La direzione di Columbro è apparsa sobria. Tempi meno veloci della prassi contemporanea esecutiva del ‘barocco’.  In alcuni brani, vedi la canzone di Ingegneri ha optato per un raddoppio, non sempre automatico, da parte degli strumenti delle linee melodiche vocali. Ha aggiunto nella scrittura violinistica abbellimenti comunque in stile con l’epoca, cercando di darne una lettura filologica senza snaturarne l’aspetto musicale. Ha optato per un programma interessante che ha toccato un po’ tutti i generi della musica che ha attraversato l’esistenza di Monteverdi e di questo gli va dato sicuramente merito. 

In complesso i Solisti e l’ Ensemble dell’Orchestra Barocca di Cremona sono stati tutti all’altezza della situazione, con qualche lieve, ma normale problematicità quando strumenti antichi si accoppiano a strumenti moderni. Ottimi però alcuni passaggi dove è emersa anche la forza musicale di questo momento storico. 

Anche le voci: i soprani Beatrice PalumboEleonora Marenzoni; l’alto, Giulia Taccagni; il tenore, Vincenzo di Donato e il basso, Davide Rocca hanno dimostrato proprietà di linguaggio musicale. Contenuti gli abbellimenti soprattutto nei pezzi a solo. Omogenee nei passaggi corali. Voci come si direbbe pulite, né troppo orientate sul canto lirico, né troppo fredde alla maniera filologica inglese.

Un bel concerto che il pubblico ha apprezzato e applaudito a dimostrazione che anche questo repertorio così lasciato in disparte sa comunque attrarre e piacere. 

 

Roberto Fiorentini


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti