Un pallone, un sogno ed una maglia grigiorossa: Lorenzo Carotti si racconta in "Il campo dentro’
‘Il campo dentro’ è il viaggio di un ragazzo che ha inseguito i propri sogni senza sapere davvero come attraversarli, Lorenzo ritorna con la memoria all’infanzia, alle prime amicizie, al distacco da casa e agli anni vissuti nel calcio professionistico. Dopo tanto tempo, prova a guardare quelle emozioni con occhi diversi, scoprendo che alcune parti della sua storia avevano ancora molto da raccontargli”.
Il testo della quarta di copertina sintetizza bene l'essenza del libro ‘Il campo dentro’ di Lorenzo Carotti e presentato ieri presso la Sala di Spazio Comune in piazza Stradivari a Cremona, racconta di un percorso intimo e nostalgico attraverso le tappe dell'infanzia, le amicizie, il distacco precoce dalla famiglia e l'esperienza vissuta nel calcio professionistico, riletti con la maturità di chi rielabora le proprie emozioni nel tempo.
Un viaggio diviso in tre parti, trecento pagine e novanta capitoli, che scorre via veloce come il tempo che è passato da ieri ad oggi.
Classe 1985, originario di Jesi è tornato a Cremona in veste di scrittore dopo aver indossato la maglia grigiorossa in 106 occasioni (2005-2010) Quest'esperienza sul campo ha costruito un profondo legame con la città e con i suoi tifosi, rivelandosi fondamentale sia sotto il profilo sportivo sia sotto quello umano.
Lo conferma la presenza ed il grande affetto dei presenti: numerosi amici e tifosi hanno riempito la piccola sala, ascoltando in silenzio, acquistando il libro, con tanto di selfie e dedica a fine della presentazione.
L'evento è stato moderato da Claudio Ardigò, organizzatore della Fiera del Libro di Cremona (al via il prossimo venerdì), affiancato dall'assessore allo Sport Luca Zanacchi e da Giorgio Barbieri, storico giornalista sportivo che racconta da oltre quarant'anni le vicende della Cremonese.
In sala erano presenti tra gli altri gli ex compagni di squadra Luca Mondini e Giovanni Dall’Igna, l’ex medico sociale della Cremonese Giovanni Bozzetti, il dirigente Lorenzo Bettoli, ed il fisioterapista Augusto Bagnoli.
“Parlare di Lorenzo Carotti è semplice perché si vedeva che era diverso da tutti gli altri giocatori: invece di andare in discoteca preferiva leggere un libro, o andava a noleggiare una videocassetta da Blockbuster, ma in campo dava tutto. Leggeva e non pensava che il calcio fosse la cosa più importante.”
Con queste parole Giorgio Barbieri presenta l’uomo ancor prima che il calciatore, che nelle prime righe del libro spiega cosa l’ha spinto a scriverlo.
”Sono felice di scrivere questo libro perchè ho trovato il coraggio di condividere emozioni rimaste dentro per troppo tempo.”
La parola ‘emozioni’ torna spesso a risuonare nella sala come un mantra, come un qualcosa che riesca come un filo invisibile a tenere uniti dei ricordi, che nel libro prendono corpo attraverso il testo ed una lunga serie di fotografie:”Sono sempre stato un po’ solitario. Nel momento in cui si scrive, si rielabora ciò che si è vissuto e la prospettiva cambia. È stata una scrittura di getto, nata da un’esigenza profonda: man mano emergevano nuovi ricordi e nuove emozioni.”
Basta aprire una qualsiasi pagina del libro per trovarne traccia, dalla spensieratezza del Lorenzo bambino, al ragazzo che lascia casa per inseguire il suo sogno, fino ad approdare alle giovanili del Parma e successivamente alle nazionali giovanili ed all’amichevole con la Nazionale Maggiore, che racconta nella prima parte del libro.
”Il momento in cui dalla porta degli spogliatoi iniziarono a uscire figure come Maldini, Nesta, Cannavaro, Totti e Del Piero fu quasi irreale. Un misto di orgoglio, gioia e stupore, pensai a quanta strada avevo percorso per arrivare fin lì. Erano passati appena quattro anni da quando giocavo all’oratorio con gli amici di sempre…”
Poi c’è il rovescio della medaglia, perché c’è sempre un prezzo da pagare, che sia una delusione, un infortunio, un’esclusione, che In questo libro arriva puntuale quando meno te lo aspetti, a spiegarti che questo mondo non fa sconti a nessuno e bisogna farsi trovare pronti.
Più che una biografia un racconto introspettivo con aneddoti, riflessioni e dialoghi, di un ragazzo che diventa adulto per rincorrere il suo sogno, attraverso i sacrifici, gli incontri, le scelte, e poi il campo.
Siamo a due passi da piazza Duomo, nel cuore di Cremona e Barbieri riapre idealmente delle porte sulla sua esperienza in grigiorosso e Lorenzo: gli occhi non mentono e sul suo volto traspare quella sincera emozione di chi non sa mentire.
L'avventura di Carotti a Cremona ha inizio fin dai primi momenti immersi nell'atmosfera grigiorossa: conclusi i controlli medici di routine, c'è il primo contatto con ‘il Bomber’ Gioacchino Prisciandaro che lo accoglie a bordo di un furgone un po' malmesso per accompagnarlo a Livrasco da Franca, un luogo dove la tradizione e la storia della Cremonese si respirano in ogni angolo e in ogni piatto:”Mi riaggancio proprio all’accoglienza ricevuta qui a Cremona. Parliamo di emozioni perché sono davvero molto emozionato e ho provato sensazioni estremamente positive. Prima di venire qui sono passato al centro sportivo Arvedi e ho reincontrato Clara, la prima persona vista a Cremona, con cui a suo tempo firmai il contratto.Quando arrivai in città non conoscevo la situazione societaria: non c’erano i social e i giornali si leggevano soltanto una volta arrivati sul posto. Avevo la possibilità di andare a Mantova, Brescia o Cremona; quest’ultima, avendola affrontata da avversario ai tempi del Como, mi aveva lasciato un'ottima impressione di una squadra forte e di un ambiente pieno di entusiasmo.Successivamente la retrocessione è stata un colpo pesante, ma il modo in cui ho vissuto Cremona fuori dal campo, l’accoglienza ricevuta, le amicizie e le persone vicine rappresentano qualcosa che ti resta dentro. Quando trascorri diversi anni in una società e vivi la città come l’ho vissuta io, ne assimili la storia, la cultura e la grande passione.”
Una ‘dichiarazione d’amore’ che si specchia nella prima pagina che apre al lungo capitolo dedicato alla Cremonese ‘Il cuore mi portò a Cremona’.
“...La Cremonese invece mi aveva colpito per il calore della sua curva. Quando giocai allo Zini l’anno precedente, quel boato mi rimase addosso, sentii che volevo fare parte di quel muro. Non sapevo però che puntavano solo a salvarsi…”
Tuttavia, l'inizio della sua esperienza cade in un momento difficile per il club, allora sotto la presidenza Rispoli. Nonostante l'interesse di varie società, il giocatore abbraccia con totale convinzione il progetto grigiorosso. In breve tempo, però, ma la squadra si trova priva di due elementi fondamentali: il tecnico Roselli e l'attaccante Prisciandaro.
La sua d'esordio anno si chiude così con l'amara retrocessione dalla Serie B. Successivamente prende il via la gestione Arvedi, segnata da grandi aspettative ma pure dalle dolorose delusioni per le promozioni sfumate nelle finali playoff contro Cittadella e Varese: “Roselli è stato un allenatore importante per me a Cremona, poi l'ho ritrovato a Cremona, ma anche Mondonico, che quando Arvedi ha rilevato la società nel 2007, io ero in comproprietà con il Parma, ma la società ha creduto in me portandomi a Cremona alle ‘buste’ - come si usava al tempo per decidere il destino dei giocatori in comproprietà - e Mondonico mi chiamò nel suo ufficio dicendomi che in quella rivoluzione io ero l’unico giovane su cui puntava la Cremonese.
Una figura paterna, anche se parlava poco. Sono orgoglioso di aver parte di questo passaggio da una società con grandi problemi, ma umile ad una società ambiziosa che ha aperto un grande ciclo che è arrivato sino ad oggi grazie al Cavalier Arvedi.
A proposito del Cavaliere ricordo che dopo l’arrivo di Venturato, spesso mi ritrovavo in tribuna a vedere la partita al suo fianco. Una persona carismatica, si percepiva chiaramente il suo attaccamento alla città ed alla Cremonese.”
Sfogliando con sempre più attenzione tra le pagine del libro, mi rendo conto di quanto per Lorenzo l’esperienza di Cremona a livello umano ancor più di quello sportivo, abbia rappresentato un momento di crescita interiore importante, un punto di svolta.
Ho voluto deliberatamente rivelare alcuni passaggi del libro, per farne percepire direttamente al lettore l'intensità emotiva, che però non ne inficia una lettura piacevole e scorrevole, grazie ad una scrittura curata nella scelta delle parole, della struttura dei capitoli e nella scelta dei titoli: una sorta di chiave della serratura in una porta che basta spingere per entrarvi per la curiosità di vedere quello che contiene.
La serata si è poi conclusa con un grande e caloroso abbraccio, quello che in realtà non si è mai sciolto, con chi ha potuto e voluto salutarlo, con Cremona e la Cremonese.
Chiudo con questo breve estratto del capitolo ‘Lettera di un tifoso’ firmata da un tifoso girigorosso e spedita alla società del Pavia, la squadra dove Lorenzo Carotti aveva scelto di continuare a coltivare il suo sogno, che poi, come lui stesso ammette, si rivelerà molto più complicato di come forse l’aveva pensato inseguendo un pallone.
“Gentile Carotti, ho appreso con grande dispiacere della sua partenza da Cremona. Lei insieme a pochi altri è stata la bandiera per molti anni…Non dimenticheremo quello che ha fatto per la Cremonese. E’ stato uno tra i pochi a cui dedichiamo con orgoglio e rispetto l’ammirazione e la dignità di indossare i nostri colori.”
La foto di Carotti con Mazzia è di Ivano Frittoli, poi la presentazione del libro
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