9 ottobre 2023

Le società di mutuo soccorso operaio a Crema e a Lodi

L’immagine fa capire subito alcune cose. Due mani di persone diverse si stringono e ci dicono simbolicamente che c’è un’unione, un patto, un aiuto reciproco. È un’immagine semplice, chiara, precisa. Sopra questa stretta di mano non ci sono elementi o riferimenti superiori. La forza delle due mani che si stringono è l’unica vera forza esistente, senza patronaggi o benedizioni dall’alto. C’è solo un invito alla collaborazione e all’unità: Amatevi gli uni gli altri. Non è una generica raccomandazione morale. È un richiamo al fatto che l’unione fa la forza. Le due mani unite sono allo stesso livello. È una stretta alla pari. È una stretta ugualitaria, solidale, fraterna. Il simbolo esprime un sentimento comune, un impegno condiviso. L’impegno della mutualità operaia. Infatti questo è il simbolo di tante società mutue operaie sorte molto tempo fa, all’estero e in Italia. Anche a Cremona, a Crema, a Lodi e in altre città vicine a noi questo simbolo ha trovato vita, sede, bandiera.

La storiografia sulle società mutue operaie, in ambito sia nazionale che internazionale, è abbondante e approfondita. Anche i testi riguardanti queste società a livello locale sono numerosi e interessanti. Ad esempio, le situazioni di Cremona, Crema e Lodi hanno ispirato opere competenti e documentate. Non mancano gli spunti di riflessione e le occasioni di confronto tra queste diverse realtà, nonostante si tratti di fenomeni storici appartenenti al passato, avendo ormai di solito esaurito la propria funzione sociale ed economica originaria. Anche se, per la verità, il presente offre ancora delle sorprese. È stata infatti una sorpresa per me, dieci anni fa, nell’ottobre del 2013, conoscere la Società generale operaia di mutuo soccorso di Lodi, fondata il 10 febbraio 1861 e ancora oggi molto attiva socialmente e culturalmente. Hanno invece terminato di esistere le varie società mutue operaie di Cremona e di Crema, succedutesi nel tempo a partire dal biennio 1861-1862. Le loro vicende sono ormai consegnate del tutto agli archivi storici, ai libri pubblicati sull’argomento e agli scaffali delle biblioteche.

Ma che cos’erano queste società, che cosa facevano, perché si erano diffuse così tanto? La loro esistenza è collegata alla storia del movimento operaio e alle vicende delle altre associazioni dei lavoratori, delle leghe operaie e contadine, delle prime formazioni sindacali, in certi casi anche delle prime casse rurali. È una storia di lotte e di conflitti. Ed è una storia di solidarietà, aiuto reciproco, mutuo soccorso. Le prime leghe operaie e le prime realtà mutualistiche tra lavoratori sono generalmente fatte risalire alle friendly societies di origine settecentesca e poi alle trade unions ottocentesche inglesi. Si ritiene infatti che in Inghilterra la rivoluzione industriale abbia anticipato queste forme di associazionismo e di mutualità tra le masse operaie manifatturiere, diffondendosi poi nel continente europeo in modo significativo a partire dalla metà del XIX secolo. Le società mutue operaie prevedevano, con il pagamento di una quota di iscrizione, aiuti economici nei periodi di malattia, sussidi per invalidità, sostegno alla famiglia in caso di morte dell’associato e altre forme di solidarietà variabili a seconda dello statuto. Le condizioni di vita dei lavoratori erano durissime, le tutele pubbliche erano quasi inesistenti e di conseguenza le forme di autodifesa e di mutuo soccorso diventavano indispensabili.

In Italia gli ordinamenti preunitari ostacolavano la nascita e lo sviluppo di queste associazioni. Del resto, almeno fino alla metà dell’Ottocento, le attività industriali e quindi la formazione di masse operaie urbane erano ancora fenomeni di scarso impatto sociale. La situazione italiana era in ritardo rispetto a quanto era accaduto nelle realtà economiche inglesi, francesi e tedesche, oltre che, in misura minore, in quelle di altri stati europei. Soltanto nell’Italia settentrionale, soprattutto nei territori piemontesi e lombardi, le dinamiche manifatturiere avevano già cominciato ad assumere una valenza economica di un qualche rilievo. Soprattutto in Piemonte, la normativa cominciava a favorire l’associazionismo mutualistico. Il merito era del Re Carlo Alberto, che sin dal 1844 aveva sostenuto l’opportunità di casse di assistenza e previdenza, alimentate dai contributi degli operai ma anche dotate di un supporto pubblico. Fondamentale era stata l’abrogazione delle norme che limitavano la libertà di associazione, tipiche degli altri stati preunitari. Anche lo Statuto Albertino del 1848 costituiva un esempio di politica illuminata in tal senso, vista pure la situazione esistente nel resto della penisola. L’art. 26 sulla libertà individuale e, più specificamente, l’art. 32 sul diritto di adunanza e associazione erano in proposito molto significativi. Dopo l’unità nazionale le cose cambiano. Seguendo lo sviluppo delle attività industriali e la formazione di un nuovo proletariato urbano, in pochi anni le società operaie di mutuo soccorso si diffondono nella maggior parte della penisola, con una certa prevalenza nelle aree settentrionali e centrali. Questo succede anche a Crema. Va notato come a Crema la costituzione di una società operaia di mutuo soccorso sia precedente a quella di molte altre società italiane dello stesso genere, anche in territori vicini (quella di Lodi è costituita solo quattro settimane prima). Viene infatti fondata il 12 marzo 1861, cinque giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia.

L’associazione cremasca, denominata originariamente come Società di mutuo soccorso per gli operaj della città di Crema, appartiene alla tipologia delle società miste, così come anche quella lodigiana (che ancora oggi ha la definizione di generale). Vi si potevano infatti immatricolare lavoratori di ogni categoria, che erano raggruppati in base alle varie attività svolte. Diverse erano invece le società operaie riguardanti specifiche categorie professionali. Il primo statuto, datato 18 maggio 1861, prevedeva che la società fosse posta “sotto la guarentigia dello Statuto del Regno” (art. 1) e che avesse “per unico ed esclusivo scopo il mutuo soccorso degli operai della Città”, tendendo “a promuovere la loro moralità e benessere” (art. 2). I soci potevano essere effettivi oppure onorari. Anche le donne potevano far parte dell’associazione, come effettive od onorarie, senza però poter votare nelle adunanze o essere elette a incarichi. Le norme statutarie riprendevano previsioni comuni a queste realtà mutualistiche: l’affiancamento alle previdenze economiche di strumenti per l’elevazione culturale (ad esempio l’istruzione e i prestiti librari) e morale (si pensi alla piaga dell’alcolismo) degli associati; la partecipazione femminile, minoritaria ma non trascurabile, sia pure con determinate limitazioni rispetto alla componente maschile, limitazioni più rilevanti soprattutto nelle prime versioni statutarie; la differenziazione tra i soci effettivi, reali fruitori delle erogazioni economiche, e i soci onorari o protettori, in genere appartenenti al ceto agiato e mossi da altruismo e filantropia. Di solito i membri del consiglio direttivo erano soci onorari appartenenti alla borghesia e alla nobiltà cittadina. Questo è un segnale dell’ancora limitato percorso di tali forme mutualistiche verso una vera emancipazione sociale. Spesso le accuse di paternalismo rivolte alle società operaie di questo tipo si sono basate su tali aspetti organizzativi. Simili censure hanno prodotto una bibliografia molto vasta. Ci sono testi in cui le società operaie di mutuo soccorso sono definite “un frutto del paternalismo e della filantropia borghese”. La discussione è aperta e stimolante, anche se a volte è viziata da taluni cliché ideologici.

In realtà, sull’orientamento delle attività associative influiva molto la posizione di questi dirigenti di natura onoraria. Assodati i loro disinteressati intenti umanitari e filantropici, un ruolo importante era giocato, in queste strutture, dalla loro posizione culturale e politica. Era un periodo storico in cui la società italiana in generale e anche quella cremasca in particolare erano animate da contrasti notevoli tra i laici liberali e i clericali più o meno ligi alle gerarchie ecclesiastiche. La nuova dirigenza nazionale era in parte composta da anticlericali, spesso massoni e quindi scomunicati, a partire da diversi ministri e parlamentari. Inoltre, i conflitti sociali erano sempre più evidenti, anche in Italia. Per cui, le differenze tra dirigenti onorari più o meno soggetti alle influenze clericali oppure più o meno sensibili alle istanze di emancipazione economica delle classi lavoratrici potevano incidere parecchio nell’orientare gli indirizzi e le scelte di queste società mutualistiche. Ovviamente anche i soci effettivi facevano sentire la loro voce, nei consigli e nelle assemblee. Ed era una voce fondamentale, sia perché i soci effettivi erano la maggioranza, sia perché le discussioni e le deliberazioni erano regolate da principi paritari ed egualitari. Questo è un aspetto essenziale. Nella Società operaia di mutuo soccorso di Crema, rispetto ad esempio a quella di Lodi, le posizioni dei ruoli guida erano in genere ispirate a un sostanziale moderatismo politico, a un solido ancoraggio monarchico, all’influenza di un ceto borghese e aristocratico progressista e illuminato ma pur sempre caratterizzato da un certo tradizionalismo. Invece, la Società operaia di mutuo soccorso di Lodi era caratterizzata da un minore moderatismo politico e da una forte spinta “democratica”, spesso dichiaratamente repubblicana e socialista.

La società mutualistica operaia cremasca non era nata sotto l’egida religiosa o sotto il patrocinio diocesano, come a volte si è affermato, magari riferendosi ad alcune omelie (o sermoni) indirizzate all’associazione dal vescovo Pietro Maria Ferré (ma la sede episcopale era considerata vacante) tra il 1863 e il 1866. La presenza di San Pantaleone su uno dei suoi stendardi indicava più una identità territoriale che particolari prese di posizione nelle aspre contrapposizioni del tempo tra la nuova Italia e l’agonizzante potere temporale papale. Da sempre, per l’aristocrazia e per la buona borghesia cremasca, la religione è un importante elemento di appartenenza istituzionale, ordine sociale e rispetto delle tradizioni avite. Del resto, sull’orientamento culturale e politico di consiglieri come Luigi Griffini, Ugo Albergoni e Cesare Capredoni la storiografia locale non ha dubbi. Diversa la posizione di Agostino Bettinelli. Va però aggiunto che, col passare del tempo, le autorità religiose locali riescono a rinforzare il proprio ruolo nell’indirizzo della società, anche con la nomina di consiglieri più vicini all’ambiente diocesano. In ogni caso, non siamo in una situazione in cui la genesi storica avviene sotto l’influenza vescovile, come invece accade a Cremona. Qui, nel 1862, la costituzione della locale società operaia di mutuo soccorso fa seguito alle riunioni del comitato promotore avvenute l’anno precedente nel palazzo vescovile. È il vescovo Antonio Novasconi a dare, sin dall’inizio, il suo pubblico incoraggiamento e la sua approvazione ufficiale. Sulle vicende di questa società cremonese si vedano, tra i molti contributi esistenti e a titolo meramente esemplificativo, quello di Giovanna Fiameni, “Origini e vicende dell’associazione di mutuo soccorso tra gli operai di Cremona (1861-1892)”, tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, a. a. 1977-1978, e anche il suo successivo “Origini e vicende dell’associazione di mutuo soccorso tra gli operai di Cremona (1862-1892)”, in «Ricerche», I -1983, pp. 35-56, Cremona, Istituto cremonese per la storia del movimento di liberazione, 1983. Il mutualismo operaio cremonese di quel periodo storico è già stato oggetto diversi studi e ricerche e meriterebbe un articolo a parte, anche per approfondire le somiglianze o le differenze con le vicende dei territori vicini, tenendo ad esempio conto delle analoghe realtà in ambito cremasco e lodigiano.

Va detto che la distinzione tra soci effettivi e soci onorari consentiva, anche a Crema, di facilitare l’azione dei benefattori non impegnati nelle attività lavorative svolte dagli operai consociati. Il ruolo della beneficenza tradizionale, anche con donazioni e legati, risultava infatti di grande aiuto. Si trattava di una situazione ancora mista, a cavallo tra il recente passato e il prossimo futuro, in cui si trovavano insieme, nella stessa organizzazione, soggetti beneficanti e soggetti beneficati, con un ruolo molto attivo dei lavoratori, per la prima volta, nella gestione effettiva e concreta delle risorse economiche raccolte a scopi mutualistici. Siamo ai prodromi delle prime strutture sindacali sviluppate negli anni successivi. I soci onorari pagavano una quota annua di 5 lire, i soci effettivi di 3 lire, a meno che fossero “capi officina”, nel qual caso pagavano come i soci onorari. Nel 1870 viene redatto e approvato un nuovo statuto, che modifica le quote, le prestazioni e alcune regole interne dell’associazione, senza tuttavia colmare la lacuna della mancanza di un sussidio di vecchiaia per i lavoratori anziani e non più in grado di mantenersi attivi, una provvidenza che invece a volte è presente in altre società operaie di mutuo soccorso, sia pure in termini alquanto limitati riguardo agli importi e alla sua durata.

Per motivi di spazio, non possiamo seguire l’evoluzione delle varie associazioni operaie mutualistiche che si susseguono a Crema nei decenni successivi. Basti qui dire che nel 1873, dopo aver superato negli anni precedenti il numero di 400 associati complessivi, la società fondata nel 1861 entra in crisi e in breve tempo cessa le sue attività. Nel marzo del 1875 viene costituita una nuova Società generale cremasca di mutuo soccorso tra operaj e artisti. Per artisti (o artefici) si intendono in genere, in tale contesto, soprattutto gli artigiani. Sono diversi lo statuto (elaborato da una specifica commissione), il sistema di gestione, le quote, le prestazioni, i consiglieri incaricati della direzione sociale. Presidente è Luigi Griffini. Restano immutati gli scopi generali, le finalità di mutua assistenza economica e le ulteriori provvidenze riferite ai supporti per l’istruzione e per il miglioramento del livello culturale e morale degli associati. La sede della nuova società è presso il San Domenico. L’inaugurazione ufficiale avviene però solo il 6 febbraio 1876, presenti i rappresentanti delle altre associazioni mutualistiche operaie delle città vicine. Durante questa cerimonia viene consegnata la bandiera ufficiale del sodalizio. Le principali revisioni dello statuto del 1875 sono quelle del 1888 e del 1908. In data 16 aprile 1875 il numero dei soci effettivi è già di 168 iscritti. Nei decenni successivi questi aumentano a più di trecento, mentre i soci onorari si riducono progressivamente da una cinquantina a una decina.

Non si può dimenticare che la rinnovata società operaia cremasca fornisce un esempio a diverse altre società mutualistiche minori. E qui si inserisce un elemento storico che tocca anche il nostro territorio. Queste ulteriori società di mutuo soccorso cominciano infatti a essere, almeno in parte, maggiormente ispirate dagli ambienti confessionali e dalle autorità diocesane locali. La diocesi è retta allora dal vescovo Francesco Sabbia, che svolge il proprio incarico dal 1871 al 1893. Va detto per inciso che in Italia è in atto una generale riorganizzazione delle forze cattoliche che, nell’ultimo ventennio del XIX secolo, dopo la morte di Pio IX, vengono riattivate dalla politica ecclesiale condotta da Leone XIII. Anche a Crema si assiste a questa ripresa di iniziativa delle componenti cattoliche, rimesse in gioco dopo tanti sillabi, non expedit, scomuniche e anatemi tipici del pontificato precedente. Inizia dunque da qui, con una dura regimazione di rosminiani e modernisti, seguita nel 1891 dal nuovo volto sociale e solidaristico espresso dalla Rerum Novarum, la risalita e poi l’affermazione delle forze cattoliche nelle formazioni politiche e poi nelle istituzioni locali cremasche. Tornando alle ulteriori associazioni mutualistiche cremasche nate in quel periodo, ci si deve limitare in questa sede a citarne solo alcune.

Una Società cattolica di mutuo soccorso in Crema è costituita nel 1882, sotto la sorveglianza del locale comitato diocesano collegato all’Opera dei Congressi cattolici in Italia. Viene poi fondata nel 1886 la Società di mutuo soccorso cattolica di Trescore Cremasco. I loro due statuti sono significativi, perché sono forse i più risalenti, in area cremasca, tra quelli redatti con intenti di carattere esplicitamente confessionale. Nel 1889 è fondata la Società operaia agricola di mutuo soccorso di Santa Maria, che allora era un Comune autonomo. Nel 1892 nasce la Società operaia agricola di mutuo soccorso di San Bernardino, che pure era a quel tempo un Comune autonomo. Sei mesi prima era stata fondata la Cassa Rurale di San Bernardino, ritenuta la prima istituzione di questo genere bancario specifico nel territorio cremasco. Sempre nel 1892 nasce la Cassa Rurale di Santa Maria. Seguono quelle di Vaiano (1894) e di Monte Cremasco (1896), poi altre all’inizio del Novecento. La Banca Popolare di Crema era già stata costituita (con la denominazione di “Banca Popolare agricola di mutuo credito”) nel 1870. Sono inoltre numerose le società di mutuo soccorso che sorgono nei paesi del territorio cremasco prima della fine del XIX secolo, come ad esempio quelle di Ombriano (1882), Capergnanica (1882), Camisano (1885), Vaiano (1885), Trescore Cremasco (1886), Montodine (1897).

Vanno poi ricordate almeno due associazioni mutualistiche tra quelle di carattere non generale, vale a dire riservate a specifiche categorie di lavoratori. La prima è l’Associazione mutua dei segretari e impiegati comunali del circondario di Crema, nata intorno al 1879. Era composta dai segretari comunali e da altri impiegati in servizio presso gli uffici municipali. La seconda è la Società di mutuo soccorso fra gli operai del Linificio e Canapificio Nazionale di Crema, costituita alcuni anni dopo l’inizio delle attività manifatturiere svolte a Crema, a partire dal 1862, nello stabilimento della Società Giuseppe Maggioni & C., posto tra il colatore Cresmiero e la via Carlo Urbino. Si trattava allora del maggiore centro produttivo del territorio, che svolgeva operazioni di preparazione, lavorazione, filatura e torcitura meccanica dei lini, delle canape e della juta. L’opificio veniva rilevato nel 1875 dal Linificio e Canapificio Nazionale, con sede in Milano, che nel 1913 l’avrebbe sostituito con un altro più vasto sul lato di nord-ovest del Campo di Marte. Il personale addetto era quasi del tutto femminile.

Tra i provvedimenti legislativi che interessano il settore va citata la legge 15 aprile 1886 n. 3818, che fornisce una regolamentazione generale di massima alle Società operaie di mutuo soccorso, seguita poi da altre disposizioni normative che attestano l’interesse pubblico verso queste realtà associative. Nel 1891 alcune di queste società danno vita alla Camera del Lavoro di Torino. Nello stesso anno, si riuniscono a Milano i delegati di 450 società di questo genere e decidono di costituire in Italia dei sindacati di categoria da riunire in Camere del Lavoro territoriali. Dopo diverse esperienze di leghe e fratellanze tra le Società operaie di mutuo soccorso nei decenni precedenti (come i molti patti di fratellanza di varia ispirazione politica), il 5 settembre 1900 nasce la Federazione italiana delle Società di mutuo soccorso, che è poi sciolta nel periodo fascista insieme a quasi tutte le Società operaie mutualistiche, sostituite oppure incorporate all’interno delle organizzazioni corporative del regime.

La storia della società mutua operaia di Crema viene generalmente fatta terminare, dai testi che trattano di questa associazione, tra il 1922 e il 1923. Il conferimento a un archivio privato locale di un fondo che può riguardare tale società ha però indicato l’esistenza di “documentazione più recente presente nel fondo” che “risale comunque al 1980”. In ogni caso, anche riferendosi agli anni del primo periodo postbellico, tutto era ormai cambiato in termini economici, sociali, politici e istituzionali. E tutto era cambiato riguardo alla situazione delle classi lavoratrici, del mondo del lavoro, delle organizzazioni sindacali, delle loro forme di rappresentanza e delle loro dinamiche di contrattazione. Anche a Crema, tutto era molto diverso da quando, nel 1861, questa prima associazione mutualistica operaia era stata costituita. Il ruolo dei partiti era diventato dominante. Sia il partito socialista, sia il partito comunista avevano ormai canalizzato le istanze di tutela dei lavoratori e le spinte rivendicative della classe operaia nel loro ambito d’azione, sostituendo con le loro organizzazioni territoriali i ruoli e le iniziative delle precedenti associazioni operaie. Successivamente, con l’avvento del fascismo, ben poco sopravvive di tutte queste esperienze, con il sistematico assorbimento di ogni esigenza mutualistica operaia all’interno delle logiche, delle strutture e delle dinamiche del sistema corporativo. Da una fonte a stampa di alcune decine di anni fa, sappiamo che la bandiera della Società generale cremasca di mutuo soccorso tra operaj e artisti, costituita nel marzo del 1875, era stata conferita al Museo Civico di Crema e del Cremasco, dove era stata esposta al pubblico per un certo periodo. Dopo lo smantellamento di alcune sezioni del Museo (ad esempio di tutta la parte in precedenza dedicata alla nostra storia risorgimentale), avvenuto alcuni anni fa, lo stendardo dovrebbe essere stato allocato nei depositi museali. Una ricognizione specifica in proposito potrebbe essere utile, trattandosi di un cimelio meritevole di tutela.

Per maggiori approfondimenti sulle società operaie di mutuo soccorso di Crema e del territorio circostante, si rimanda innanzitutto a tre testi a stampa, fondamentali per una retta comprensione della materia: Mara Zanotti, “Il mutuo soccorso tra i lavoratori di Crema (1860-1920)”, Crema, Editrice Leva Artigrafiche, 1995; Francesca Schiavini, “Solidarietà e lavoro - Vicende del movimento cattolico cremasco dalla fine dell’Ottocento alla prima guerra mondiale”, Cremona, Polis, 1995; Vittorio Dornetti, “Vince in bono malum - L’origine delle Casse Rurali di Crema”, Spino d’Adda, Grafica G. M., 1992, soprattutto la parte seconda, capitolo quarto, pp. 187-212 (ma tutto il volume meriterebbe un’attenta lettura, per l’ottimo inquadramento storico e sociale del fenomeno e per i collegamenti con le vicende delle casse rurali del nostro territorio). Da menzionare anche Michele Bertazzoli, “Il movimento cattolico nella diocesi di Crema (1861-1962)”, Cremona, Industria Grafica Editoriale Pizzorni, 1995, in particolare il primo capitolo, pp. 21-28. Qualche cenno si trova in Gabriele Lucchi, “La diocesi di Crema - Lineamenti di storia religiosa”, Crema, Arti Grafiche Cremasche, 1980, pp. 317-323. Le fonti d’archivio su questo argomento si trovano in diversi fondi, pubblici e privati, compresi quelli della Biblioteca di Crema (ad esempio, in Misc. Braguti XXVII, 4-B) e dell’Archivio Storico Diocesano di Crema (ad esempio, si veda a p. 529 del volume di Inventario, Crema, Tipolito Uggè, 1996). Numerosi sono gli articoli di giornale coevi che offrono informazioni e commenti sulle vicende di queste associazioni di mutuo soccorso. Si vedano soprattutto La Gazzetta di Crema, Il Corriere di Crema e Gli Interessi Cremaschi, consultabili in microfilm presso la Biblioteca di Crema.

A Lodi, nel febbraio del 1860 si inizia a progettare una Società operaia di mutuo soccorso. Maurizio Ghisalberti dà informazione in municipio delle iniziative analoghe realizzate a Milano, dove già l’associazionismo operaio può contare su strutture e regolamenti. Viene costituita una commissione apposita e verso la fine dell’anno il progetto ha esito positivo, dopo il coinvolgimento dei rappresentanti delle realtà di arti e mestieri del territorio lodigiano. Si definisce uno statuto e si identificano i primi dirigenti dell’associazione. Il 10 febbraio 1861, nella sala municipale del consiglio di leva, l’assemblea di fondazione approva l’atto costitutivo ed elegge il primo presidente, Gaetano Pirovano, e i due vice presidenti, Tiziano Zalli e Antonio Scotti. Dopo la morte di Gaetano Pirovano nel 1868, Tiziano Zalli diventa presidente e ricopre poi questa carica per quarant’anni, dal 1869 al 1909. È probabilmente l’artefice principale e l’uomo-simbolo di questa associazione, che allora ha la denominazione di Società di mutuo soccorso degli operaj ed artisti di Lodi. Tiziano Zalli è anche il fondatore, nel 1864, della Banca Popolare di Lodi, la prima banca popolare in Italia. La presentazione in pubblico della nuova società avviene il 30 giugno 1861, con la partecipazione delle principali cariche cittadine e la benedizione in Duomo della prima bandiera sociale da parte del vescovo Gaetano Benaglio. Così come sulla successiva bandiera della Società generale cremasca di mutuo soccorso tra operaj e artisti di Crema, su questo vessillo sono raffigurate le due mani unite nella stretta di fraterna solidarietà operaia, nella parte in campo bianco del tricolore, con la scritta Amatevi gli uni gli altri. La bandiera originaria viene sostituita nel 1881, mentre quella attuale risale al 1953. È lo stendardo che ancora oggi accompagna gli eventi e le manifestazioni dell’associazione. È dispiegato quando la società, come corpo morale, interviene con l’ufficio di presidenza a cerimonie e solennità pubbliche. Segue il feretro dei soci defunti nelle esequie.

L’orientamento di questa associazione è chiaro sin dall’inizio. Chi conosce la storia lodigiana, sa quale ruolo abbiano avuto in quei decenni persone come Tiziano Zalli e altri dirigenti alla guida di questo sodalizio. È anche significativa la collaborazione con il lodigiano Enrico Bignami, che approda al socialismo, fonda la rivista La Plebe e diventa uno dei maggiori protagonisti della prima stagione storica dell’operaismo e del socialismo italiano. Quando viene fondata, la società elegge presidente onorario Giuseppe Garibaldi, che accetta volentieri. Un suo busto, opera di Luigi Macchini, si trova nella sala principale dell’attuale sede sociale. Questa scelta dei fondatori indica una propensione agli ideali repubblicani e poi socialisti. L’edificio di sede, posto in via Callisto Piazza 7/9, viene acquistato nel 1920 e l’associazione vi si traferisce dal 1924. In precedenza, era stata ospitata nella sala municipale in cui era stata costituita (che è nell’ala verso piazza Broletto), poi in via Cavour, in casa Biancardi, e dal 1867 in via Fissiraga 10, dove era rimasta per oltre mezzo secolo. Lo statuto originario subisce nel tempo varie revisioni, per essere adattato nel corso degli oltre 160 di vita della società. Le prime sono quelle del 1864 e del 1885. Tra il 1901 e il 1921 si apportano ulteriori modifiche. Nel 1932 e nel 1946 lo statuto si adegua alle mutate condizioni istituzionali. L’ultima versione statutaria avviene nel 2006. Anche la denominazione sociale subisce nel tempo alcuni aggiustamenti. La prima modifica è del 1868, quando diventa Società generale di mutuo soccorso degli operaj ed artisti di Lodi. L’ultima è del 1918, quando è denominata Società generale operaia di mutuo soccorso di Lodi.

Anche la società lodigiana di mutuo soccorso prevedeva soci effettivi e soci onorari, aventi caratteristiche simili a quelle già indicate a proposito della Società operaia di mutuo soccorso di Crema. Pure le finalità originarie erano sostanzialmente quelle usuali di queste associazioni. Ovviamente, col passare del tempo e alla luce delle mutate condizioni storiche, anche gli scopi hanno poi subito degli adattamenti. Non sono però venute meno le istanze fondamentali del mutuo soccorso e della solidarietà sociale. Il titolo secondo dell’attuale statuto illustra bene la fedeltà alla missione originaria, sia pure alla luce dei mutati scenari temporali. Ci sono i sussidi ai soci e alle loro famiglie, sia in caso di necessità economica, sia per il sostegno ai figli meritevoli negli studi. Ci sono le iniziative di carattere sociale, culturale e sportivo, di associazionismo democratico e di volontariato, di solidarietà e di servizio alla collettività. La parte culturale ha assunto una valenza rilevante. Sono numerose le iniziative per valorizzare il patrimonio ambientale, storico, archeologico e artistico, con particolare riguardo a quello locale. Devo dire che mi ha molto colpito come questa società sia riuscita nel tempo, per oltre un secolo e mezzo, a mantenersi aderente alle originarie finalità del mutuo soccorso e della solidarietà sociale, adattando però con la giusta flessibilità il suo ruolo e il suo impegno alle esigenze della società attuale, in particolare a quelle del territorio in cui continua a operare con risultati così positivi.

Al momento della costituzione della società, i soci erano complessivamente poco meno di duecento ma in breve tempo il numero raddoppia. Diventano più di seicento nel decennio tra il 1871 e il 1881. Il numero più alto di adesioni annue raggiunto nella storia dell’associazione è stato di 1085 soci, dei quali 896 effettivi (684 uomini e 212 donne) e 189 onorari (164 uomini e 25 donne). Per alcuni decenni era esistita anche una sezione giovanile. Gli associati erano divisi per categorie professionali e le sottoscrizioni annuali partivano dalle 5 lire. Anche a Lodi non mancavano i conferimenti di rilievo da parte dei soci onorari. Di notevole supporto economico erano i legati e le donazioni a favore della società. Appartenere a questa associazione era considerato motivo d’orgoglio per i soci effettivi, che erano ritenuti una sorta di aristocrazia dell’operaismo lodigiano. Era un orgoglio condiviso con i soci onorari, che con la loro azione e le loro benemerenze riuscivano a rappresentare, agli occhi della cittadinanza e dei pubblici poteri, le fasce avanzate della borghesia liberale e illuminata della città di Lodi e del suo territorio. Tra di loro figurano molti sindaci e podestà di Lodi, come Paolo Trovati, Giovanni Maria Zanoncelli, Antonio Dossena, Luigi Fiorini; deputati e senatori come Dionigi Biancardi, Francesco Colombani, Francesco Cagnola, Emilio Conti; esponenti delle istituzioni civili e religiose, come il sottoprefetto Angelo Bertini e il già citato vescovo Gaetano Benaglio; molte figure di spicco della storia locale, come Ettore Archinti, primo sindaco socialista di Lodi e autore del busto di Tiziano Zalli conservato nella sala principale dell’attuale sede sociale, e come il generale dei bersaglieri Saverio Griffini, prima medaglia d’oro del Risorgimento italiano, che aveva dichiarato di essere fiero di appartenere al sodalizio lodigiano, a cui aveva scritto di suo pugno questa dedica: “In segno di stima, affezione e gratitudine, il vostro devotissimo socio e concittadino Saverio Griffini” (in realtà Griffini era nato a Casalpusterlengo, in una famiglia di agiati possidenti agricoli del posto).

Anche in questa associazione la componente femminile è stata minoritaria ma pur sempre consistente. Sin dai primi anni della sua esistenza, la società contava su un numero variabile tra le cento e le centocinquanta iscritte. Questo dato, con alcune oscillazioni non rilevanti, si era mantenuto sostanzialmente costante anche nella prima metà del XX secolo, per diminuire successivamente. Il numero si attesta poi sul centinaio circa di iscritte, cifra riscontrabile ancora oggi. Anche in questa associazione, inizialmente le donne non potevano votare nelle adunanze o essere elette a incarichi direttivi. Fino alla prima revisione statutaria del 1864, non erano neppure ammesse alle assemblee sociali. Con le modifiche degli anni successivi viene però riconosciuto il loro diritto a partecipare alle assemblee e a votare in tutte le adunanze. Solo dal 1914 viene permesso ad alcune socie di fare parte del consiglio direttivo, con la nomina di Chiarina Orsini e di Amore Timolati. Dal 2007 al 2013 la società ha avuto per la prima volta una vice presidente donna, Colombina Bonelli. Attualmente (anno sociale 2023) le socie iscritte sono 96, mentre gli uomini tesserati sono 125, per un totale complessivo di 221 associati.

Come era accaduto anche nel caso delle associazioni operaie di mutuo soccorso di Crema, il sodalizio lodigiano fornisce un modello per diverse altre società mutualistiche, che vengono costituite sin dai primi anni di vita di questa associazione. Ad esempio, nel 1862 sono fondate sia la Società operaia di mutuo soccorso di Codogno, sia la Società Operaia di mutuo soccorso di Casalpusterlengo. Nel 1863 nasce quella di Sant’Angelo Lodigiano e nel 1864 nasce quella di Lodi Vecchio. Poi, negli anni successivi, vengono costituite altre realtà associative dello stesso genere. Ne risulta una rete di relazioni e di collaborazioni molto proficue tra tutte queste aggregazioni solidaristiche. L’associazione lodigiana favorisce anche la creazione di società di mutuo soccorso locali a favore di specifiche categorie di lavoratori o anche di determinati gruppi di cittadini. A volte si tratta di strutture che hanno vita breve, in altri casi di entità che hanno maggiore durata nel tempo. Se ne citano solo alcune: la Società di mutuo soccorso tra i Facchini, nel 1866; l’Associazione dei reduci delle patrie battaglie, nel 1868, un’iniziativa condotta d’intesa con il settimanale democratico lodigiano La Plebe del socialista Enrico Bignami, ripresa poi nel 1883 e nel 1887 (Società di mutuo soccorso l’Esercito); la Società di mutuo soccorso tra i Tessitori del linificio di Lodi, nel 1868; la Società di mutuo soccorso tra i Muratori e Arti affini, nel 1870. Sono molto numerose le associazioni che sorgono in questo periodo e anche nei decenni successivi, per cui si rimanda per maggiori indicazioni ai testi specifici dedicati all’argomento. Basti qui citare le altre società di mutuo soccorso fondate a Lodi a tutela dei Fornai nel 1886, dei Calzolai nel 1888, dei Lavoranti in marmo e pietre nel 1891. Per non dire di altre realtà sviluppate in località vicine a Lodi, per esempio a Codogno, dove sorgono società di mutuo soccorso per i Falegnami nel 1883, i Muratori nel 1886, i Calzolai nel 1887, i Canestrari sempre nel 1887.

L’associazione lodigiana non si limita a favorire lo sviluppo di strutture simili nel suo territorio o in quelli vicini. Offre infatti un sostegno importante (e a volte determinante) a numerose altre iniziative di carattere sociale e solidale, ad esempio agendo nel campo della mutualità scolastica lodigiana; operando attraverso l’associazione alimentare cooperativa per la popolazione meno agiata; contribuendo alle provvidenze a favore dei disoccupati, in particolare a sostegno degli operai caduti in tale condizione; impegnandosi nel progetto della colonia fluviale per fanciulli ideata da Giovanni Caccialanza. Anche qui, le azioni condotte e realizzate sono così numerose da far rinviare alle pubblicazioni specifiche sul tema. Vanno però citate almeno due situazioni in cui la società si attiva in modo fattivo in un campo più propriamente e significativamente politico. La prima è quella in cui l’associazione, nel 1872, ancora in collaborazione con Enrico Bignami, contribuisce a fondare a Lodi una Sezione dell’Internazionale, manifestando così una sempre maggiore propensione verso le idee democratiche, repubblicane e socialiste. La seconda è quella in cui, tra il 1895 e il 1896, il sodalizio è in prima linea nella fondazione della Camera del Lavoro di Lodi, anche con cospicue erogazioni economiche a sostegno di questa struttura territoriale, mantenute pure negli anni successivi per un certo periodo.

Un elemento che oggi colpisce chi visita la sede della Società generale operaia di mutuo soccorso di Lodi è quello del suo archivio storico, dei suoi fondi sociali e della sua biblioteca. Per gli studiosi e i ricercatori ammessi a questo patrimonio documentale, si tratta di una realtà di estremo interesse culturale e, in molti casi, anche di notevole utilità per le proprie esigenze di indagine e di approfondimento. Già nei primi anni di vita associativa, una delle iniziative ideate e sostenute da Tiziano Zalli era stata quella della biblioteca circolante, ossia di una biblioteca ben fornita, aperta al prestito pubblico e gratuitamente a disposizione dei soci, mentre gli altri dovevano pagare pochi centesimi per volume. La realizzazione di questa biblioteca aveva costituito un beneficio notevole per l’innalzamento culturale dei soci ed era stata di esempio per molte altre società mutualistiche. Col passare del tempo la biblioteca si è poi notevolmente arricchita di volumi, rassegne, bollettini, collezioni e vario materiale storico. Dopo periodiche riorganizzazioni e catalogazioni di quanto conservato e grazie alle continue implementazioni attraverso acquisti, donazioni e legati, nel corso del Novecento si è venuto a costituire un patrimonio archivistico di grande valore. Dal 2007 questo patrimonio è stato riconosciuto, da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (oggi Ministero della Cultura) - Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per la Lombardia, come Archivio Storico di particolare pregio e interesse. I fondi sociali sono numerosi e in molti casi riguardano raccolte risalenti all’Ottocento. L’implementazione delle dotazioni è continua e anche in questi ultimi anni sono stati aggiunti nuovi fondi con ulteriori collezioni e serie di libri. Le previsioni sono di altri nuovi arricchimenti in un prossimo futuro. A questo plesso archivistico e bibliotecario sono collegate parecchie iniziative di studio e di ricerca storica, che portano spesso a presentazioni, mostre, seminari e convegni da parte di questa società. Va aggiunto che l’associazione ha un’attività editoriale molto intensa e qualificata. Sono infatti frequenti le pubblicazioni di volumi e fascicoli su argomenti storici, economici, sociali e artistici riguardanti gli ambiti culturali compresi nelle previsioni statutarie. Alla Società generale operaia di mutuo soccorso di Lodi è collegato il Centro studi e documentazione Tiziano Zalli di Lodi, costituito nel 2011, in occasione del centocinquantesimo anniversario della fondazione della società.

Per maggiori approfondimenti sulle associazioni operaie mutualistiche lodigiane e in particolare sulla Società generale operaia di mutuo soccorso di Lodi, si ha solo l’imbarazzo della scelta. Rispetto alle fonti riguardanti l’analoga situazione cremasca, si può dire che in questo caso si possa contare su una bibliografia pressoché sconfinata. Volendo limitarsi a informative mirate di sintesi e incentrate soprattutto sul sodalizio storico principale di Lodi, si possono consultare alcune delle pubblicazioni edite da questa associazione negli ultimi anni o comunque realizzate con il coinvolgimento determinante dei suoi rappresentanti. Se ne segnalano di seguito solo alcune, a titolo meramente esemplificativo: Pierluigi Maccagni, Orietta Porchera, Angelo Stroppa, “Mutuo soccorso tra storia e cronaca - La Società generale operaia di Lodi”, Lodi, Sollicitudo Arti Grafiche, 2023; Ferruccio Pallavera, Angelo Stroppa, “I benefattori del Lodigiano”, Lodi, PMP Edizioni, 2022; Orietta Porchera, Angelo Stroppa, “Nel solco della solidarietà”, Lodi, Sollicitudo Arti Grafiche, 2018; Angelo Stroppa, “Mutualismo e cooperazione - L’azione sociale di Tiziano Zalli tra Otto e Novecento”, Lodi, Edito a cura della Banca Popolare di Lodi, 2014 (nel centocinquantesimo anniversario di fondazione di questa banca); Autori Vari, “Annuario - 150 anni della Società lodigiana di mutuo soccorso (1861-2011)”, Lodi, Sollicitudo Cooperativa Sociale, 2012; Angelo Stroppa, “Società Generale Operaia di Mutuo Soccorso - Note Storiche e Statuto”, Sollicitudo Cooperativa Sociale, 2007. Queste e altre pubblicazioni sugli argomenti qui trattati, per la parte riferita al territorio lodigiano, sono disponibili presso la sede sociale dell’associazione, negli orari di accesso per il pubblico e previo contatto con la segreteria.

Per la parte di questo articolo riguardante l’associazionismo mutualistico cremasco, si ringraziano la Biblioteca di Crema e l’Archivio Storico Diocesano di Crema, con i loro responsabili e il loro personale. Per la parte riguardante l’associazionismo mutualistico lodigiano, si ringrazia la Società generale operaia di mutuo soccorso di Lodi, in modo particolare il suo Presidente, il dott. Angelo Stroppa.

Nell’immagine a corredo di questo articolo, è riprodotta la bandiera della Società generale cremasca di mutuo soccorso tra operaj e artisti, costituita nel marzo del 1875, dopo la cessazione della precedente Società di mutuo soccorso per gli operaj della città di Crema, fondata il 12 marzo 1861. Sulla bandiera compaiono il simbolo delle due mani strette nel patto di mutua solidarietà operaia e la scritta Amatevi gli uni gli altri.

 

Pietro Martini


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