Gli 80 anni della Democrazia Cristiana, una grande storia italiana…
Ripensare oggi alla storia della Democrazia Cristiana significa 'squarciare una cortina fumogena', superare un'ingiusta 'damnatio memoriae' e invertire una tendenza "all'oblio" da cui, a lungo, non è stata esente la stessa storiografia, che ha mostrato una certa riluttanza a fare una sintesi interpretativa di un'esperienza così originale. Il che appare piuttosto paradossale, trattandosi di un partito che è stato 'baricentro della storia nazionale', la cui parabola ha coinciso con la storia dell'Italia repubblicana e della cosiddetta 'Prima Repubblica' e che ha saputo rappresentare le attese di moltissimi italiani (anche non cattolici), riuscendo a tenere insieme un ampio ventaglio di interessi, persino configgenti, grazie a un universo valoriale al tempo condiviso.
L'Università Cattolica - ospitando nell'atrio della sede di Via Nirone la mostra fotografica itinerante "DC storia di un Paese", promossa dal Comitato Nazionale per le celebrazioni dell'Ottantesimo anniversario della nascita della Democrazia Cristiana e incentrata sui cinquant'anni di vita del partito (1942-1994) - ha fornito il proprio piccolo contributo a un 'recupero memoriale' cui non poteva essere insensibile: se la DC non è mai stata 'il partito dei cattolici' o 'il partito cattolico' è stata, certamente, 'un partito di cattolici', ragion per cui l'evento è stato giudicato interessante e curato dal Dipartimento di Storia dell'Economia, della società e di scienze del territorio 'Mario Romani'; per altro, i locali di Via Nirone, a Milano, dell'Università Cattolica sono stati la storica sede della DC. Ma il legame tra l'Ateneo e la DC affonda le radici nella storia, soprattutto in termini di persone e di idee. Basti pensare che, nel settembre del 1943, Alcide De Gasperi si rivolse a padre Agostino Gemelli, fondatore della Cattolica, perché perorasse la causa del neonato partito presso Papa Pio XII, ottenendone il sostegno; senza dimenticare il contributo che i "professorini" dell'Ateneo - Fanfani, La Pira, Dossetti, Lazzati - offrirono, in seguito, all'Assemblea costituente e al partito stesso. Da ultimo, un illustre statista ed esponente democristiano - Presidente del Consiglio e Segretario Nazionale della DC -, Ciriaco De Mita, fu alumnus della Cattolica e studente del Collegio Augustinianum, unitamente al fratello Enrico e ad altri illustri dirigenti e ministri democristiani, tra tutti Riccardo Misasi e Gerardo Bianco.
Altro importante evento, sempre in Università Cattolica e sempre nel solco di un rinnovato interesse nei riguardi della storia della Democrazia Cristiana, la presentazione del volume "Cronache della centralità democristiana (1960-1980)", di Enrico De Mita, ripubblicato quest'anno da Rubettino e prontamente acquisito e messo a disposizione dei propri utenti dalla Biblioteca di Ateneo. L'autore - indimenticato Docente di Scienza delle Finanze e Diritto finanziario in Università Cattolica del Sacro Cuore - ha partecipato all'attività politica della Democrazia Cristiana come consigliere in Regione Lombardia, per quattro legislature, e capogruppo, collaborando all'elaborazione dello Statuto, del Regolamento e delle leggi fondamentali dell'ordinamento regionale; ha, quindi, potuto osservare la DC dall'interno, con severità e lucidità, indagandone strategie, correnti, scelte di governo e tensioni ideali, in anni segnati da profondi mutamenti sociali ed economici, nei quali la DC rappresentava il fulcro del sistema politico nazionale. Come rimarcato dal nipote Giuseppe De Mita - nella Sua introduzione -, si tratta di "un libro scritto 'da dentro' la DC e nel momento stesso in cui gli eventi accadevano, ma capace di fissare principi che superano la contingenza. In quegli anni di centralità democristiana, la rappresentanza politica non coincideva con la frenesia del consenso ma significava comprendere la realtà, interpretarla e orientarla". Quindi, il volume, che raccoglie articoli - prevalentemente pubblicati sulla rivista "Vita e Pensiero" -, saggi e interventi dedicati a un ventennio decisivo della storia politica italiana, va oltre la mera ricostruzione storica, effettuando un'analisi che intreccia metodo politico e istituzionale e restituendo la complessità della Prima Repubblica. È, inoltre, concepito "come occasione per effettuare dialetticamente con il lettore una riflessione critica in merito a ciò che è stata la DC da una prospettiva inedita: quella interna al partito". L'autore ripercorre i passaggi che portarono dalla fine del centrismo alla crisi della solidarietà nazionale, la stagione del centrosinistra, il rapporto con socialisti e comunisti, affrontando temi quali l'autonomia politica dei cattolici, il ruolo del 'degasperismo' e del 'moroteismo', la questione delle alleanze democratiche e dell'evoluzione del sistema politico italiano. A emergere è il fatto che la "centralità" della DC non fu un accidente ma il risultato di un equilibrio democratico difficile, talvolta imperfetto, sempre legato a responsabilità storiche e culturali. Come ha sottolineato, durante la presentazione, lo storico dell'Università Cattolica Agostino Giovagnoli, "senza la DC l'Italia del secondo dopoguerra sarebbe stata esposta a tensioni esplosive tra fascismo e comunismo, con il rischio di un Paese ingovernabile. Il ruolo della Democrazia Cristiana fu quello di far maturare la società italiana e di costruire il pluralismo". Scritti, dunque, di straordinaria attualità, che forniscono gli strumenti per meglio inquadrare la crisi e le trasformazioni della democrazia italiana contemporanea, aiutando a comprendere la società, le culture politiche democratiche, il ruolo dei cattolici popolari e le Loro traiettorie.
Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza della storia della Democrazia Cristiana, la Biblioteca di Ateneo ha in dotazione molteplici pubblicazioni di assoluto pregio; tra tutte, una particolare menzione meritano - se non altro per il fatto di prendere in esame l'intera parabola storica del partito d'ispirazione cristiana in Italia - i lavori di Guido Formigoni, Paolo Pombeni e Giorgio Vecchio - "Storia della Democrazia Cristiana, 1943-1993", edito nel 2023 da "Il Mulino" - e di Agostino Giovagnoli - "Il Partito italiano. La Democrazia Cristiana dal 1942 al 1994" -, edito da "Laterza" nel 1996.
Nel primo caso, gli autori - muovendo dalla sopra accennata paradossalità di un fenomeno, la Democrazia Cristiana, non molto studiato, dal punto di vista storiografico e politologico, nonostante chiami in causa il partito più votato per cinquant'anni, ininterrottamente al governo del Paese fino al proprio scioglimento, nel corso della drammatica crisi della politica italiana dei primi anni Novanta - non hanno l'ambizione "di colmare integralmente tali vuoti". Si propongono - prendendo atto di come la DC sia, invece, presente nella memoria storica del Paese, ma con un'oscillazione marcata tra demonizzazione e nostalgia, forse proprio a causa dell'assenza di un'equilibrata storicizzazione - di sistematizzare le ricerche già esistenti, attingendo all'enorme massa di documenti, materiali archivistici, diaristici e memorialistici messa a disposizione negli ultimi anni, in primis grazie alla funzione di raccolta nazionale dell'Istituto 'Luigi Sturzo', andando oltre lo sviluppo di indagini inerenti i singoli protagonisti del partito, molto poderose ormai su De Gasperi e Moro, in rilevante incremento su altre personalità, per esempio Andreotti, Fanfani, Segni.
Il volume di Agostino Giovagnoli è il primo a incaricarsi di ricostruire, in modo esauriente, la storia della Democrazia Cristiana - partito di governo fin dai primi momenti, forza politica di maggioranza relativa dalle elezioni del 1946 a quelle del 1992 - dalle origini alla conclusione, nel 1994. Inevitabilmente, non considera tutti gli aspetti della vicenda democristiana. Non c'è una storia del "potere democristiano" e delle sue molteplici articolazioni; non ci sono i rapporti con la Confindustria, lo Stato imprenditore, quello assistenziale, l'ENI, l'IRI, la RAI...
Nella sintesi di una vicenda tanto lunga e complessa, l'autore ha cercato di cogliere alcuni elementi che hanno caratterizzato la parabola della DC, dedicando un'attenzione particolare ai riflessi interni delle grandi vicende internazionali; un intreccio - quello tra politica estera e politica interna - esasperato dal problema del comunismo e dall'avvento della guerra fredda: per molti anni la DC è stata identificata con l'"America" e il PCI con Mosca; a movimentare il sistema politico provvederà il distacco del PSI di Nenni dal mondo comunista internazionale.
L'autore procede prendendo in esame la progressiva perdita, da parte della DC, tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, dei tratti che più le conferivano forza e unità: l'essere diga anticomunista, riferimento degli USA, "partito della Chiesa". Alla radice di ciò, vicende molto diverse: la distensione internazionale, il Concilio Vaticano II, l'emergenza dei Paesi del Terzo Mondo, il Sessantotto. L'analisi si spinge fino ai primi anni '90, ovvero fino alla dissoluzione della DC, coincisa con un distacco divenuto ormai profondo tra gli interessi internazionali dell'Italia e la sua politica interna. Un'evoluzione che - sottolinea l'autore - si intreccia strettamente con quella dei rapporti tra mondo cattolico e Democrazia Cristiana: mentre declinava progressivamente il riferimento alle grandi questioni internazionali e all'unità dei cattolici, tramontavano anche la fisionomia della DC come partito nazionale ("partito italiano") e la sua centralità nel sistema politico.
È doveroso, infine, dare conto di un'importante iniziativa, allo stato attuale ancora 'in fieri': il Comitato Nazionale per le celebrazioni dell'Ottantesimo anniversario della nascita della Democrazia Cristiana ha promosso la redazione di una "Storia della Democrazia Cristiana", in sei volumi, il cui 'varo' sarà seguito con attenzione dalla Biblioteca dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che renderà progressivamente disponibili i numeri pubblicati.
Si tratta di un progetto editoriale di ampio respiro che si propone di offrire a studiosi, cittadini e nuove generazioni una ricostruzione rigorosa e documentata dell'esperienza storica e politica della DC; un partito che, pur inchiodato - da una democrazia bloccata - a enormi responsabilità di governo, è sempre rimasto un laboratorio culturale, un luogo di elaborazione ideale, un punto d'incontro tra tradizione cattolica, democrazia costituzionale ed europeismo. Il primo volume sarà dedicato alle origini, alla 'lunga vigilia' che precede la nascita della DC; il secondo, alla fase costituente e al consolidamento della democrazia italiana, dal 1946 al 1954, il periodo in cui si stagliano come centrali la figura e l'opera di Alcide De Gasperi; il terzo verterà sulla fase dell'approdo di Amintore Fanfani alla Segreteria politica, del rinnovamento organizzativo del partito e del progressivo avvicinamento al centro-sinistra; il quarto si focalizzerà sugli anni compresi tra il 1962 e il 1976, ovvero l'apogeo e la crisi del centro-sinistra, il dialogo con le forze laiche e socialiste ma anche le prime tensioni in seno al sistema politico e istituzionale; il quinto si occuperà del periodo della solidarietà nazionale, del confronto con il terrorismo, della prigionia e dell'assassinio di Aldo Moro, delle leadership di Zaccagnini, De Mita, Forlani e Andreotti, arrivando fino al 1989, al rapporto con la Chiesa di Giovanni Paolo II e alle sfide che precedono la fine della Guerra fredda; il sesto e ultimo volume indagherà il "tempo della dissoluzione", ovvero gli anni 1992-1994, con la stagione di Tangentopoli, della crisi del sistema dei partiti, della trasformazione delle regole elettorali e istituzionali mediante campagne referendarie, dello scioglimento di un'esperienza politica durata cinquant'anni, proclamato dall'ultimo Segretario Mino Martinazzoli.
Antonio Agazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti