9 settembre 2026

L'appellativo fascista è diventato il pulsante rosso che si preme quando si sono finiti gli argomenti...

Egregio Direttore.

dopo l’ultima dichiarazione dell’ex Presidente del Consiglio Mario Monti ho deciso di scriverLe.

Ultimamente uno degli insulti più comuni in Italia è “sei fascista”.

Con questa lettera vorrei restituire gravità alla parola fascista anziché banalizzarla, come capita oggi.

Ma sapete cosa significa davvero questa parola? Significa che rifiuti la democrazia, vuoi uno stato con un dittatore che non può essere rimosso, che non accetti il dissenso e vuoi togliere libertà agli avversari, che sostieni la violenza politica: cose pesantine? Si rifletta un attimo a chi oggi nel mondo le pratica.

Andiamo invece a vedere quali sono i motivi per cui oggi uno si becca serenamente l'appellativo di fascista. Vuoi il rispetto delle leggi e la certezza della pena? Sei fascista! Vuoi sgomberare una casa occupata (magari la tua) o un centro sociale? Sei fascista! Vuoi più polizia nelle strade che faccia rispettare le regole e permetta a tua mamma, tua moglie, tuo figlio o figlia di uscire tranquillamente? Sei fascista! Sei contro l'immigrazione clandestina? Sei fascista...e razzista! Metti il tricolore sul balcone? Beh, sei fascista!

Allora cosa capita? Capita che un democratico, un liberal-popolare, un conservatore, finiscono tutti nello stesso sacco con Pinochet, Ordine Nuovo, la Loggia P2, Casapound ed i Nar; e quel sacco a quel punto non significa più niente.

Il fascista non è quello che propone una legge di centrodestra: il fascista è quello che quando tu protesti contro quella legge vorrebbe impedirti di protestare. Ed in Italia, oggi, è assolutamente possibile protestare, spesso anche non democraticamente, purtroppo.

Una legge dura non è fascista perché è dura, è fascista quando chi governa decide che non puoi criticarla: pensate in quanti e quali Stati nel mondo è vietato protestare.

Ora ognuno si ponga queste domande.

In Italia puoi manifestare contro una legge? Puoi fondare un partito contrario? Puoi pubblicare un giornale o una testata web che la massacra? Puoi presentarti alle elezioni per abolirla? E soprattutto, puoi mandare democraticamente a casa quelli che l'hanno approvata?

Se la risposta è sì – come lo è - siamo ancora dentro la contrapposizione politica democratica, anche quando quella parte politica non va bene perché si appartiene ad un’altra parte.

Invece oggi nelle discussioni, nelle università, nelle manifestazioni di piazza, ma anche sui social, l'appellativo fascista è diventato il pulsante rosso che si preme quando si sono finiti gli argomenti...

Ed urlare fascista una persona rifiutando un confronto è la cosa più fascista che si possa fare.

Alessandro Zorza


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Ginevra de rossi

9 settembre 2026 18:50

Per onestà intellettuale, però, credo che lo stesso ragionamento debba valere anche per la parola “comunista”. Anche questo termine, infatti, viene spesso utilizzato come insulto politico, indipendentemente dal fatto che la persona a cui viene rivolto condivida realmente l’ideologia comunista.
Se “fascista” non può essere utilizzato come un’etichetta generica per chiunque sostenga posizioni conservatrici, chieda più sicurezza o difenda il rispetto delle leggi, allo stesso modo “comunista” non dovrebbe essere appiccicato indistintamente a chi sostiene politiche di sinistra, una maggiore redistribuzione della ricchezza, i diritti dei lavoratori o un ruolo più forte dello Stato nell’economia.
Altrimenti si commette esattamente lo stesso errore che si denuncia: si svuotano le parole del loro significato storico e politico e le si trasforma in semplici strumenti per delegittimare l’avversario.
Se dunque chiediamo di restituire gravità alla parola “fascista”, per coerenza dobbiamo avere il coraggio di fare lo stesso con “comunista”. Una democrazia matura dovrebbe pretendere precisione nel linguaggio politico da entrambe le parti, senza doppi standard.

Biagio

9 settembre 2026 21:15

​Il termine “fascista” viene spesso usato a sproposito come scorciatoia polemica, ed è un errore. Ma per capire dove sta il confine bisogna ricordare cosa sia davvero il fascismo sul piano politico e istituzionale: non è una generica richiesta di ordine, ma un sistema che persegue l'accentramento del potere, l'erosione dei contropoteri indipendenti, la subordinazione delle minoranze e l'illimitata sovranità dell'esecutivo.
​Fatta questa premessa, gran parte dei temi citati — certezza della pena, sicurezza urbana, rispetto della proprietà privata — non hanno nulla di autoritario. In uno Stato di Diritto, l'ordinaria applicazione delle leggi vigenti è un principio condiviso da tutti, a destra come a sinistra: nessuno è contrario alle regole. Dipingere la realtà come se una parte politica fosse a favore della legalità e l'altra no è solo una narrazione caricaturale per continuare una polemica politica. Tutto ciò che serve per garantire la convivenza civile e il rispetto delle regole è già ampiamente regolamentato dalle leggi esistenti.
​Il vero nodo critico della democrazia moderna nasce altrove. Nasce quando alcune proposte di riforma istituzionale o della giustizia sembrano muoversi, più o meno apertamente, verso il tentativo di limitare o controllare l'autonomia della magistratura e la separazione dei poteri. È l'equilibrio tra i poteri dello Stato a garanzia del cittadino che va protetto: la democrazia vive finché chi governa rispetta le regole del gioco e la vigilanza sulle garanzie costituzionali resta alta, senza bisogno di affibbiare etichette affrettate ma senza chiudere gli occhi di fronte alle riforme che incidono sui pesi e contrappesi dello Stato. Biagio

Stefano

10 settembre 2026 19:18

Ho una domanda per Alessandro Zorza : nella vicina Piacenza c'è un comune di circa 4000 abitanti dove una persona ha vinto le elezioni nel 2019 e nel 2024 presentandosi come "socialista". Pochi giorni fa ha annunciato che approda a Futuro Nazionale di Vannacci. Un bel salto. Secondo lei possiamo usare la parola in questione ?

Franz

13 settembre 2026 15:17

Mussolini prima di diventare "fasssista" (sic) era socialista e pure rivoluzionario: a Ginevra in esilio si incontrava regolarmente con un altro esule, Lenin, che chiedeva alla buon'anima consigli su come organizzare la Rivoluzione...