16 ottobre 2026

Quando di fronte al Bar Dondeo di via Dante c'era l'Arena Auricchio per il cinema estivo

La foto è del 1935 e mostra il cinema estivo Auricchio aperto da Renzo Cavalleri che aveva preso in affitto in via Dante, quasi davanti al bar Dondeo, un'ortaglia di proprietà del commendator Antonio Auricchio e poi con un potente rullo aveva spianato tutta l'area. Per affrontare le spese con gli amici del Dondeo aveva costituito una società, dove ognuno dei soci versava cento lire per azione: ne facevano parte, tra gli altri, Lieto Mancini, l'ingegnere Parvis, Ettore Musa, Gino Ferrari. Il cinema estivo era stato arredato con panche (posti popolari) e sedie ripiegabili (primi posti), la macchina per le proiezioni veniva ospitata in una cabina di legno. Ad accompagnare i film muti c'era l'orchestra del maestro Guido Manfredini. La prima stagione estiva aveva funzionato bene, ma poi erano iniziati i problemi. Cavalleri si era lasciato distrarre dalla gestione del Filo, rilevato dall'Opera Nazionale Balilla, ma quando nella primavera successiva si era presentato ai vecchi soci per programmare la stagione dell'Estivo, aveva scoperto di essere stato di fatto estromesso. La stagione estiva non funzionava e nonostante lo stesso proprietario dell'area Auricchio gli chiedesse di tornare, Cavalleri in un primo tempo aveva rifiutato, poi ad ottobre, quando la società si era sciolta, aveva di assumere l'incarico con un regolare contratto. Ma mentre sta per arrivare la guerra Cavalleri sembra essere più interessato al grandioso progetto del Supercinema, piuttosto che all'organizzazione delle stagioni all'Estivo e, quando viene richiamato sotto le armi, passa la mano al giovane Walter Sacchi che in quegli anni sta amministrando il Politeama. Lo scoppio del conflitto, con la necessità degli oscuramenti, segna la fine del cinema di porta Milano. 

Entra allora in scena Giulio Donzelli, che con i pochi soldi disponibili, corona il suo sogno: rappezza alla bell'e meglio il glorioso cinema Auricchio e lo inaugura il 24 maggio 1946, dotandolo di quattromila posti a sedere. Il primo film proiettato è “Vicino al cielo” , una pellicola francese del 1941 di Louis Daquin. Ma Giulio è ancora più ambizioso e non si accontenta del cinema estivo: con l'aiuto del sindaco Gino Rossini e dell'Ente dei Sindacato di Milano per l'Autogestione, organizza nell'agosto una “Stagione lirica estiva” che avrebbe dovuto rinverdire i fasti delle grandi rappresentazioni liriche in piazza del Duomo di qualche anno prima. Domenica 18 agosto va in scena “Aida”, con i cantanti: soprano Alma de Grassi, tenore Luigi Marletta, mezzo soprano Marù Faliani, basso Bario Caselli, basso Enzo Feliciati, baritono Renato Borghi. Il corpo di ballo, formato da dodici balelrine, è quello dell'Arena di Verona, con prima ballerina Mariuccia Galeani, con coreografie di Lina Borroni. Il coro è costituito da ottanta elementi, l'orchestra conta 70 professori. Maestro direttore e concertatore d'orchestra Mario Braggio, maestro del coro Ottorino Vertova, la direzione artistica è di Leone Paci. Mercoledì 21 agosto è la volta di “Tosca”, con soprano Delia Sanzo, tenore Francesco Carrino, baritono Antonio Salsedo e Luigi Siravo, tenore Uxa Guido. Maestro concertatore e direttore d'orchestra Rosario Castagnino, maestro del coro Ottorino Vertova. Sabato 24 agosto tocca a “Traviata”, con soprano Clara Frediani, tenore Carlo Alfieri, baritono Francesco Nascimbene e con Valentina Villa, Anan Orfei, Guido Uxa, Luigi Franco, Luigi Ardigò: maestro concertatore e direttore d'orchestra Alfredo Strano, maestro del coro Ottorino Vertova. Gli appassionati gremiscono il cinema ogni sera, arrivando anche da Parma, Mantova e Brescia e per consentire loro di tornare a casa viene allestito un servizio supplementare di autobus e tramvie. Ma Giulio Donzelli non si accontenta e, nonostante le ingenti spese per l'organizzazione della stagione lirica estiva nel 1947 si lancia in una nuova avventura e con l'aiuto dei tre figli, Franco, Mario e Gino, apre un nuovo cinema all'aperto in un campo lungo 50 metri e largo 35, posto tra il deposito di vecchi autocarri e rimorchi delle officine Aldighieri e la segheria dei fratelli Ciboldi, con 850 posti a sedere. Donzelli adotta la strategia di proiettare lo stesso film contemporaneamente nei due cinema all'aperto che possiede, il “Campo Auricchio” e “Arena Venezia”. Ma lo sforzo è eccessivo e alla fine del 1947 Donzelli rinuncia all'Auricchio, aprendo la strada all'ultimo dei grandi cinematografari nostrani, Sergio Capelli. (f.l)


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