25 giugno 2023

Prende forma il progetto di recupero di San Marcellino e il suo utilizzo come auditorium e sede del Festival Monteverdi. Si cercano finanziamenti con i progetti emblematici Cariplo

Proprio nel giorno della chiusura delle Monteverdiane 2023 con il grande concerto di Sir Eliot Gardiner in Sant'Agostino (ben 650 biglietti venduti in prevendita) filtrano alcune indiscrezioni su un progetto che potrebbe consacrare definitivamente la chiesa barocca di San Marcellino (attualmente inagibile per lo scopo) ad auditorium e sede prestigiosa del Festival Monteverdi.

Anche nelle scorse settimane alcuni tecnici del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, diretto dall'architetto Angelo Landi, hanno effettuato misurazioni e sopralluoghi nella chiesa seicentesca dei Gesuiti. Dalla collaborazione tra Politecnico di Milano, diocesi di Cremona e unità pastorale di Sant'Agata-Sant'Ilario e Sant'Agostino con il Comune di Cremona e la Fondazione Ponchielli con il sostegno della Sovrintedenza ai Beni Artistici ed Architettonici sta infatti nascendo il progetto di far nascere qui un auditorium a disposizione della città. La chiesa ha bisogno di robusti interventi di messa in sicurezza e l'eventuale trasformazione richiederebbe un investimento di almeno due milioni di euro per il quale si sta pensando di ricorrere ad uno dei grandi finanziamenti della Fondazione Cariplo con i cosiddetti "progetti emblematici". Ovviamente l'operazione è complessa sia per la proprietà della chiesa (della Unità Pastorale), sia per mettere attorno ad un tavolo diversi soggetti attorno ad un progetto e ad una ipotesi unitaria (recuperare la chiesa e renderla di nuovo fruibile per i concerti). L’ultimo concerto in San Marcellino è stato quattro  anni fa, la sera del 30 maggio 2019 con il Messiah di Händel interpretato dal Coro Costanzo Porta e dall’ensemble Cremona Antiqua. Poi da allora la chiesa di San Marcellino e Pietro è stata definitivamente abbandonata come sede di concerti proprio per i suoi problemi statici. E' stata la comparsa di una fessura passante lungo il finestrone a serliana sulla parte superiore a rendere evidenti i problemi della facciata, che lentamente, ma inesorabilmente, sta ruotando su se stessa. Sia la serliana che l’ingresso sono stati puntellati.Il progetto di restauro allo studio del Politecnico dovrebbe prevedere un intervento di consolidamento del portale senza coinvolgere il rivestimento della facciata esterna, il soffitto sopra l’area del presbiterio, dove si verificano le principali infiltrazioni d’acqua ed i serramenti originali. Lo studio ha proprio lo scopo di valutare la genesi del dissesto e l’intervento più opportuno. 

La storia dell’edificio è intimamente legata a quella della Compagnia di Gesù, che si insediò nel quartiere prima della conclusione del Cinquecento. Quando nel 1777 l’ordine fu soppresso subentrarono nella cura della chiesa i Frati Conventuali che a loro volta nel 1798 cedettero il posto ai Barnabiti che vi rimasero fino al 1810. La prima pietra fu posta dal vescovo Cesare Speciano nel 1602; la lapide commemorativa della cerimonia di fondazione è tuttora visibile in facciata. La dedicazione ai Santi Marcellino e Pietro ricorda l’aiuto che secondo la tradizione i due martiri diedero ai Cremonesi nella battaglia contro i milanesi svoltasi a Castelleone nel 1213.

Nella foto uno degli ultimi concerti del Festival tenutosi in San Marcellino (Europa Galante, 1918) e la facciata della chiesa

 


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commenti


enzo rangognini

25 giugno 2023 13:23

In giorni di desolate prese d'atto di scatoloni cementizi abnormi laddove era il tracciato delle duecentesche mura urbane, consola la notizia da voi oggi offerta di una nascente intesa per il rafforzamento statico e il riuso per concerti, oltre che ecclesiastico, della chiesa secentesca cremonese della Compagnia di Gesù. E la mia consolazione non è dappoco considerato che soltanto 3 mesi fa una vistosissima intervista sul quotidiano cartaceo locale (del 13 marzo) al docente di Restauro architettonico del Politecnico di Milano, prof. Angelo Giuseppe Landi, congiuntamente al rettore della competente Unità pastorale don Irvano Maglia, lasciava trasparire una propensione a "trasformare la chiesa in un auditorium aperto alla città e ai gruppi che in essa vi operano": come non fosse sufficiente quanto è stato fatto dell'invaso dell'ex-
teatro Politeama Verdi! Allora, poichè assolutamente non vorrei che in anni futuri si accollasse ai cittadini la responsabilità delle mancate proteste a tempo dovuto (l'esempio odierno cui mi riferisco è quello del succitato scatolone cementizio), dichiaro che dev'essere esplicito che la chiesa cremonese dei Gesuiti deve rimanere tale - dopo gli indispensabili rafforzamenti - quale è tuttora, con i suoi splendidi arredi e le sue maestose dimensioni, sede quant'altre mai prestigiosa anche per continuare ad ospitare il Festival Monteverdiano.