20 febbraio 2026

"A Cremona l'orchestra è buona", quando Mozart incontrò Stradivari. Mozart l'italiano/6 Cremona (prima parte)

[…] L'orcchestro non era male. A Cremona l’orcchestro è buona […] . Questa riga della lettera che Wolfgang spedisce alla sorella da Milano il 26 gennaio del 1770, già racconta molto del valore musicale della sosta dei Mozart sotto il Torrazzo.  Lo stupore per la qualità del suono dell’orchestra dell’opera. Marco Murara nell’edizione delle lettere dei Mozart scrive testualmente in una nota alla lettera mozartiana. “L’orchestra era composta da 21 musicisti che suonavano tutti strumenti costruiti da Antonio Stradivari (1643? – 1737), Giuseppe Guarneri detto del Gesù (1698 – 1744) e Carlo Bergonzi (1683 – 1747)”. 

Facciamo un passo indietro. I Mozart erano arrivati, da Bozzolo, nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio del 20 gennaio. Avevano già un invito. Era probabilmente quello del Conte Nazari: fondatore del primo teatro cremonese, collocato, all’epoca, nello stesso luogo dell’attuale Ponchielli. 

Come a tutti i visitatori di fama e rispetto giunti in città, era stata riservata un’accoglienza tutta particolare Albergo Imperiale della Colombina. Prima di recarsi all’opera, riuscirono a godere anche della cucina cremonese. GioBatta, cuoco dell’Imperiale albergo, lasciò alcuni appunti, tra i quali quelli riguardanti il ‘Pollo alla creta per Mozart’: servito appositamente a padre e figlio.

Lasciata piazza del comune i due si incamminarono verso il teatro per assistere, come oramai di consueto, all’opera: era in pieno svolgimento la stagione di Carnevale. E qui come in altre tappe, Wolfgang si immerse nella cultura italiana. Con in più questa meravigliosa sorpresa di strumenti di altissima qualità. Non a caso, nella lettera da Milano, lo farà pochissime altre volte, citò gli strumentisti e in particolare un violinista di nome Masi, marito di Maria Masi (attiva dal 1746 ai primi anni Settanta e originaria di Roma) detta ‘la Morsarina’ interprete dell’opera che vide a teatro, ma soprattutto quel primo violino si chiama Spagnoletto.

Al secolo Francesco Diana di cui non solo ne riconosce solo il valore di esecutore, (Francesco faceva parte di una famiglia di strumentisti ben conosciuti in Europa in particolare nell’ambito della monarchia spagnola), ma anche della qualità dello strumento. Studi storici hanno accertato, ad esempio, una certa contiguità tra la famiglia Diana e alcune tra le botteghe di liutai più in vista dell’epoca. Elia Santoro in ‘Mozart a Cremona’ (1989) appunta. “ l padre [di Francesco] Carlo della Diana era stato uno dei frequentatori della bottega di Antonio Stradivari e di altri liutai; lo stesso Spagnoletto era abituale uomo di fiducia di Paolo Stradivari, l’ultimo figlio del celebre liutaio al quale rilasciava attestati di autenticità degli strumenti ad arco appartenuti anche allo stesso Antonio”.  Per altro, lo stesso Diana, sempre secondo Marco Murara era anche “amministratore della stessa orchestra” del Nazari, quindi con competenze organizzative sull’ensemble, compresa quella della scelta degli strumenti. Non si può non sottolineare che il giudizio positivo del giovanissimo salisburghese, fu probabilmente influenzato anche dal padre. Leopold fu sicuramente un ottimo violinista. Fece parte prima dell'orchestra del Principe arcivescovo di Salisburgo e nel 1743 passò, sempre come violinista, nell'orchestra di corte sempre della cittadina austriaca. Nel 1756 aveva mandato alle stampa addirittura un suo metodo violinistico ‘Versuch einer gründlichen Violinschule’. 

Tutto questo per dire di come fosse approfondita la conoscenza degli archi in casa Mozart. E di quanto apprezzarono del suono del sommo liutaio. Anche questo faceva parte della cultura italiana che il compositore austriaco, in così poco tempo, stava facendo sua. 

Mai così vicini due geni della musica. 

(1-continua)

Roberto Fiorentini


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