7 novembre 2026

"Adesso basta", 800 in corteo con cartelli, bandiere e striscioni contro la finanziaria, la guerra e gli armamenti

Si è chiusa poco dopo le 17 in piazza Marconi la manifestazione ‘adesso basta’, partita dal foro Boario attorno alle 15. Una manifestazione nata dal basso, che ha visto come iniziale proponente l'Arci di Persichello ma che poi ha visto l'adesione del sindacato e di una ventina di sigle di associazioni. Più di due ore di corteo composto da circa 800 persone che hanno sfilato per le vie della città senza creare intralci avendo scelto un percorso defilato rispetto al centro. Temi della protesta, in parte quelli annunciati soprattutto per quanto riguarda la situazione economica del paese e il ‘caro vita’ che incombe sulle famiglie italiane. Poi i capitoli più espressamente politici. Tanti slogan contro il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’attuale Governo in carica. Poi l’antifascismo accompagnato dal pieno appoggio alla causa palestinese. Presenti le bandiere di tutte le sigle politiche, sindacali e associative che avevano dichiarato di partecipare alla manifestazione. 

Nel corteo si è registrata la presenza di amministratori pubblici tutti di area PD (ma nessuna bandiera del partito) a partire dal presidente della provincia Roberto Mariani con gli assessori comunali Burgazzi e Zanacchi. Presente sotto le insegne del Movimento 5 Stelle Paola Tacchinj consigliera comunale nonché l’ex sindaco Paolo Bodini.

Non troppi gli studenti, quasi tutti invece i rappresentanti delle associazioni, dei sindacati e dei partiti di sinistra. Impeccabile la gestione dell'ordine pubblico che ha che ha saputo gestire il passaggio del corteo senza problemi proprio nel giorno in cui si è aperta si è aperta la festa del torrone . Manifestazione dunque pacifica e molto politica. Tutto si è svolto con con ordine e senza alcun problema di ordine pubblico. 

Alla partenza dal foro Boario al microfono, gli organizzatori, hanno raccontato le ragioni della protesta: dal caro carburanti a quello della spesa, dal caro trasporti a quello dei libri scolastici, dai tagli alla scuola a quelli nella sanità tutelando sempre i più ricchi e i grandi capitali. Insomma, la sensazione raccolta tra i partecipanti è che ci sia una Cremona che non si rassegna ed è pronta a mobilitarsi già dallo sciopero generale del 20 novembre.

Fotoservizio di Francesco Sessa Ventura

r.c.


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commenti


Blek

7 novembre 2026 17:11

Pochi studenti? Ma che bella notizia! Forse si son stufati di essere presi per i fondelli dai vari Tacchini Burgazzi Zanacchi Bodini.. e poi visto che parlano tanto di disarmo, li avete mai sentiti una volta gridare per il disarmo della Russia? Eppoi, se non fosse stato per la difesa finanziata,come si sarebbero potuti arginare gli attacchi cyber ?

Stefano

7 novembre 2026 17:41

Bandiera palestinese immancabile……..

Gianluca

7 novembre 2026 18:45

Cosa c’entri il carovita con la Palestina, non lo so. E comunque da domani benzina a 1 euro stipendi raddoppiati e guerre finite.