“Pane nostro”: il magazzino Caritas di San Savino diventa Polo logistico alimentare solidale
Un modello innovativo che unisce distribuzione alimentare e relazione di prossimità, lotta allo spreco e inclusione lavorativa per ex detenuti. Con il progetto “Pane nostro”, realizzato con il sostegno della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona, il deposito di San Savino (frazione di Cremona), gestito da Caritas Cremonese attraverso la sua Cooperativa sociale Carità e Lavoro, rinasce come Polo logistico alimentare solidale. La presentazione ufficiale è avvenuta nella mattinata di sabato 7 novembre al Centro pastorale diocesano di Cremona di fronte a operatori e volontari di Caritas e San Vincenzo de’ Paoli nel consueto appuntamento annuale nell’ambito della festa patronale e in preparazione alla Giornata mondiale dei poveri.
Il progetto “Pane nostro”, risultato vincitore del bando promosso dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona, si propone di dare un significato rinnovato e contemporaneo a una delle più radicate tradizioni caritative del territorio: la preparazione e la consegna dei pacchi alimentari alle persone e alle famiglie in condizioni di fragilità.
L’iniziativa poggia su un investimento complessivo di 165mila euro – sostenuto al 45% dal contributo della Fondazione Comunitaria, al 5% da donazioni e per la restante quota da risorse proprie dell’ente e dei partner – destinato a valorizzare, trasformare e mettere a sistema non solo il magazzino di San Savino, ma anche e soprattutto le dinamiche territoriali legate al recupero delle eccedenze e alla distribuzione alimentare solidale. Quello che finora è stato un deposito generico diventerà un Polo logistico alimentare moderno e all’avanguardia, strutturato secondo i criteri Haccp e dotato di cella frigorifera per garantire la catena del freddo anche alle derrate fresche. Quello che finora è stato un insieme di realtà preziose ma frammentate diventerà una vera e propria rete caritativa coordinata: stesso gestionale, stessa logistica e momenti comuni di confronto per superare la logica dei soggetti isolati.
Non scarti, ma ospiti: la forza della corresponsabilità
Il progetto si fonda su un principio chiaro ed esigente: i poveri non sono destinatari di scarti, ma ospiti a una mensa comunitaria. Trattare le persone in difficoltà come semplici recettori di avanzi significherebbe replicare quella cultura dello scarto che considera superflui sia il cibo sia gli esseri umani fragili. Da questa visione scaturisce il cuore valoriale di “Pane nostro”: il principio di corresponsabilità. Se il pane è “nostro” e non “mio”, allora chi lo produce, chi lo distribuisce, chi lo dona e chi lo riceve appartengono alla medesima tavola. Non ci sono benefattori da una parte e assistiti dall’altra, ma membri di una stessa comunità in cui ciascuno mette in circolo ciò che può.
«Il titolo dell’iniziativa – ha sottolineato il direttore di Caritas Cremonese, don Pierluigi Codazzi – richiama la quarta domanda del Padre nostro “dacci oggi il nostro pane quotidiano”: il pane non è mai “mio”, è “nostro”, un bene che per sua natura esiste per essere condiviso. In un territorio generoso e produttivo come il nostro, non è tollerabile che si distruggano eccedenze alimentari mentre tante famiglie faticano ad accedere a beni essenziali. Al contempo, il cibo non può essere degradato a merce da smaltire: chi è fragile merita qualità, sicurezza e dignità. Ma soprattutto, la povertà alimentare non si vince solo riempiendo una borsa della spesa: si affronta e si supera costruendo una relazione autentica».
Per questo il Polo di San Savino non funzionerà come sportello distributivo diretto al pubblico. Sarà un’infrastruttura di servizio e di raccordo a supporto dell’intera rete di prossimità: Centri d’ascolto parrocchiali e San Vincenzo, Opere Segno e Caritas diocesana. Sono gli operatori e i volontari sul territorio a conoscere le storie personali delle famiglie, ad ascoltarne i bisogni e ad accompagnarle verso percorsi concreti di autonomia.
Organizzazione, sicurezza e riscatto lavorativo
L’efficienza tecnica viene messa direttamente al servizio della dignità delle persone. L’intera riorganizzazione degli spazi di San Savino seguirà infatti la regola igienico-sanitaria della marcia in avanti: un’impostazione logistica secondo cui il cibo percorre il magazzino in un’unica direzione lineare e senza ritorni, attraverso tre aree fisicamente separate: area di ingresso e controllo, area di stoccaggio e area di picking e uscita.
La digitalizzazione dei flussi garantirà la piena tracciabilità di ogni lotto donato, valorizzando i vantaggi fiscali e di riduzione Tari previsti dalla Legge 166/2016 (Legge Gadda) per le imprese. A regime il magazzino movimenterà derrate per un valore stimato di circa 500mila euro all’anno, quasi il triplo del valore di quelle movimentate con l’attuale sistema (180mila euro).
Accanto al recupero alimentare, il progetto affianca il riscatto umano: l’inserimento lavorativo di persone con un passato detentivo. Attraverso percorsi formativi su logistica, sicurezza e protocolli HACCP, l’attività nel magazzino offrirà loro una reale opportunità professionale spendibile nel tempo, testimoniando che né il cibo né le persone devono essere considerate eccedenze da scartare.
Un’alleanza di comunità
Il progetto chiama a raccolta non solo gli enti caritativi ma l’intero territorio in un patto di filiera solidale: produttori locali e Grande distribuzione organizzata (GDO) per l’intercettazione programmata e sicura delle eccedenze o cessioni a prezzi calmierati; associazioni di categoria, per sensibilizzare il tessuto economico verso una gestione etica, rendicontata a tracciabile delle risorse; Istituzioni locali (Comune di Cremona, Provincia di Cremona ed enti del territorio) come promotori e facilitatori della rete e destinatari di report periodici sulla situazione della povertà e carità alimentare nel territorio.
Con il progetto “Pane nostro”, il magazzino di San Savino diventa il cardine di un welfare generativo in cui ci sono più famiglie sostenute, più chilogrammi di alimenti recuperati, con sempre meno spreco alimentare, più volontari coinvolti, più detenuti reinseriti nel tessuto sociale e più imprese alleate, in una rete di recupero, di cibo e di persone, che si allarga, creando una filiera virtuosa, trasparente e solidale in cui ciascuno porta ciò che ha. Solo cosi, la nostra comunità potrà dire a se stessa e ai propri poveri: il pane non è mio, è “Pane nostro”. (www.diocesidicremona.it)
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