“I personaggi illustri dello sport di Cremona e provincia”: Maurizio Mondoni racconta quattro secoli di storia sportiva cremonese
Un volume enciclopedico ripercorre le radici dello sport locale, dai giochi popolari del Cinquecento fino ai campioni olimpici contemporanei. Il suo autore, tra i massimi storici dello sport italiano, ci accompagna in un viaggio fatto di memoria, valori e identità territoriale. C'è un filo invisibile che lega Giovanni Baldesio — il Zanèen de la Bala del Cinquecento, primo azzurro cremonese della storia — a Valentina Rodini, medaglia d'oro nel canottaggio a Tokyo 2020. Un filo lungo quattro secoli, tessuto di sudore, passione, lealtà e appartenenza. Maurizio Mondoni lo ha cercato, trovato e raccontato nel suo ultimo volume, “I personaggi illustri dello sport di Cremona e provincia”, un'opera che è al tempo stesso enciclopedia, memoriale e atto d'amore verso un territorio che ha saputo esprimere grandi atleti ben oltre la sua dimensione geografica.
Mondoni è uno storico, docente universitario, già Direttore Tecnico della Scuola dello Sport del CONI Lombardia per un decennio, autore di circa ottanta volumi tradotti in tutto il mondo su biomeccanica, preparazione atletica e Minibasket, vincitore del Premio Budapest (1981) e del Premio Palladino (1990), insignito della Stella d'oro al Merito Sportivo del CONI e nominato Commendatore al Merito della Repubblica Italiana nel 2013. Ma è nella ricerca storica locale — tra scaffali di biblioteche, vecchie riviste, annuari federali e archivi comunali — che Mondoni ha trovato forse la sua vocazione più autentica, quella di custode della memoria sportiva cremonese. "Studia il passato se vuoi prevedere il futuro". È con questa profonda consapevolezza storica che nasce il volume "I personaggi illustri dello sport di Cremona e provincia" curato da Maurizio Mondoni. Frutto di un'appassionata ricerca tra biblioteche, vecchie riviste e annuari sportivi, questo libro si pone il nobile obiettivo di rendere omaggio a tutti quei dirigenti, atleti e allenatori che, con instancabile serietà e dedizione, hanno elevato il nome del territorio a livello nazionale e internazionale. L'opera è un viaggio affascinante volto a far rivivere "spezzoni di sport" di altri tempi, imprese meravigliose e aneddoti curiosi che hanno animato la vita cittadina. Il contesto in cui si muove il libro è quello di una profonda contaminazione tra lo sport e il tessuto sociale e culturale: i luoghi della città, dalle piazze alle ex chiese utilizzate come palestre improvvisate, diventano teatri di aggregazione e crescita.
Il volume si articola in sei parti che costruiscono un percorso narrativo preciso, partendo dall'eccellenza olimpica per poi radicarsi nella storia del territorio, comune per comune, disciplina per disciplina.
Parte Prima: la partecipazione degli atleti cremonesi ai Giochi Olimpici e Paralimpici. Allenatori, accompagnatori, giudici, cronometristi, medici, meccanici: Mondoni censisce l'intera filiera umana che ha portato il nome di Cremona sui podi di tutto il mondo, fissando fin dalle prime pagine l'asticella dell'eccellenza cui il territorio ha saputo arrivare. Parte Seconda: è il cuore pulsante del libro: Cremona, la sua storia sportiva dalle origini ai giorni nostri. Si parte da lontanissimo e da quel Baldesio che si cimentava in giochi di forza e destrezza quando ancora non esisteva il concetto moderno di sport. Si attraversa poi l'Ottocento, il Risorgimento, la nascita della «Ginnastica del corpo» come disciplina codificata, fino alla fondazione del calcio cremonese nel 1903, in Piazza Castello — allora vera e propria palestra a cielo aperto della città, insieme all'ex chiesa di San Lorenzo, prima sede sportiva coperta del capoluogo. Il racconto si moltiplica seguendo le discipline: canottaggio sul Po, ciclismo, scherma, atletica, motori, mongolfiere, tennis. E poi i luoghi che cambiano faccia — la Caserma Pagliari trasformata in palestra, le Colonie Elioterapiche costruite in legno nel 1936 — fino ai personaggi illustri dello sport cremonese e ai campioni mondiali. Parte Terza: sposta il racconto a Crema, con le sue «pillole di storia» che seguono l'evoluzione dai giochi popolari al primo campo sportivo vero e proprio, dalla «palla al cesto» alla pallacanestro moderna, dalla palla al volo al volley, fino alle medaglie olimpiche degli atleti cremaschi — Marino Morettini, Patrizia Spadaccini, Marco Villa — e alla grande galleria dei personaggi illustri dello sport cremasco. Parte Quarta: si scende lungo il fiume, a Casalmaggiore. Qui i giochi tradizionali lasciano il posto alla nascita della pallavolo e ai trionfi olimpici di Gianluca Farina e Simone Raineri, in un racconto che dimostra come l'eccellenza sportiva non abbia bisogno di grandi città per fiorire. Parte Quinta: porta a Soresina, dove Mondoni racconta le «scoperte del maestro Mazzolari» e i campioni del mondo della società Ravanelli: un capitolo che vale come manifesto dell'intera opera, perché dimostra che la grandezza sportiva nasce spesso là dove meno la si aspetta. Parte Sesta: una lunga e commossa «carrellata» che unifica tutto il territorio — Cremona, Crema, Casalmaggiore, Soresina, Vescovato, Casalbuttano — in una galleria di volti e nomi che va dai pionieri anonimi alle icone contemporanee: Gianluca Vialli, Emiliano Mondonico, Antonio Cabrini, Marta Cavalli, Valentina Rodini e decine di altri. Una chiusura corale, quasi sinfonica, degna di un territorio che ha fatto dello sport una forma di identità collettiva. Quattrocento pagine che lasciano la sensazione di aver attraversato qualcosa di più di una storia sportiva locale. L’autore ha costruito un affresco di comunità — cremonese, cremasca, casalasca, soresinese — che ha trovato nello sport una delle sue forme più genuine di espressione e identità. Dai giochi popolari del cinquecento alle medaglie olimpiche del terzo millennio.
L'INTERVISTA
Ho avuto il piacere di essere accolto a casa di Maurizio Mondoni per scambiare qualche due chiacchiere sul suo libro e sul suo lavoro. Qui ne riporto le parti più significative, quelle più utili a tratteggiarne la figura, umana e professionale, il suo rapporto con gli altri e con quell’energia di un ventenne che si accinge a varcare il traguardo degli 80 anni.
Professore Mondoni, da dove nasce l'esigenza di questo libro? “Dopo Cremona in azzurro 2.0 sono tornato in biblioteca. Ho ripreso in mano riviste e giornali d'epoca, ho consultato gli annuari delle Federazioni Sportive Nazionali, ho frugato negli archivi. E ho capito che c'era ancora molto da raccontare. Molti dei pionieri che hanno fondato lo sport a Cremona sono oggi sconosciuti alla maggior parte dei cremonesi, pur essendo figure essenziali per la storia della città. Dimenticarli significa non riuscire a comprendere appieno la realtà sportiva contemporanea.”
Il libro apre con una citazione di Confucio: “Studia il passato se vuoi prevedere il futuro”. È anche una dichiarazione di metodo? “È soprattutto una dichiarazione di valori. Lo sport senza memoria è intrattenimento, non cultura. Quando racconto che Piazza Castello era la palestra a cielo aperto della Cremona ottocentesca, o che la chiesa di San Lorenzo — oggi sede del Museo Archeologico — fu la prima palestra coperta della città, non sto facendo nostalgia: sto dicendo ai giovani da dove vengono, e quindi chi sono.”
Maurizio, lei insiste molto sul concetto che senza memoria non c'è sport. Perché ritiene fondamentale riscoprire i pionieri cremonesi oggi? “Perché a Cremona lo sport è nato grazie a persone che oggi quasi nessuno conosce, ma se dimentichiamo queste radici non possiamo pensare allo sport attuale. Molti di questi "illustri sconosciuti" hanno gettato le basi di discipline che oggi diamo per scontate. Riscoprirli significa ridare un'identità e un senso di continuità alla nostra comunità sportiva.”
Lei descrive una Cremona d'altri tempi, dove i luoghi dello sport erano molto diversi dalle palestre moderne. Quali erano i teatri delle prime imprese?
“Era un mondo dove l'attività si faceva all'aria aperta perché non c'erano palestre. La storia dello sport cremonese è passata da luoghi incredibili: la Chiesa di San Lorenzo, che oggi ospita il Museo Archeologico, era il luogo dove si allenava la squadra di lotta greco-romana. Piazza Castello era la vera palestra della città: lì si svolgevano gare di motociclismo, bicicletta, corsa e persino ascensioni in aerostato. Lo sport era un tutt'uno con la vita cittadina, legato alle sagre e al benessere fisico.
Lei è stato atleta della SAC, allenatore di fama mondiale e oggi scrittore prolifico. Come ha vissuto questo passaggio dal campo alla carta stampata?
“Per me non è un lavoro e nemmeno solo passione: è divertimento. Sono stato atleta della SAC (Società Atletica Cremonese) per anni, lanciatore di giavellotto e poi giocatore di pallavolo e basket. Scrivere è diventato il modo per catalogare questa vita vissuta. Ho scritto circa 80 libri e per quest'ultima fatica ho passato sei mesi in biblioteca a studiare i giornali d'epoca, rintracciando storie dal 1920 in poi. È una ricerca continua che mi emoziona ancora”.
La sua ultima pubblicazione si concentra sui personaggi illustri e sugli atleti olimpici cremonesi. Cosa rende speciali i nostri "Azzurri"?
“La schiena dritta e il rigore. Nel libro ho cercato di raccogliere tutti i cremonesi che hanno partecipato alle Olimpiadi, da Mario Fraschini a Enzo Frati, fino ai campioni del canottaggio e del ciclismo. C'è un filo rosso che lega figure come Cesare Castellani, la famiglia Arvedi e grandi allenatori come il prof. Guarneri detto ‘Brillantina’. Sono persone che ho conosciuto personalmente e di cui ho voluto trasmettere non solo i record, ma l'umanità. Se non conosco una persona o non mi piace, preferisco non scriverne; la mia scrittura si basa sulla conoscenza e sull'empatia”.
C'è un cambiamento nello sport che la preoccupa? “Lo sport è nato con finalità salutistiche, come momento di benessere psico-fisico e di coesione sociale. Nelle sagre, nelle feste paesane, nelle piazze: era aggregazione, era gioia collettiva. Nel tempo si è evoluto verso un agonismo che trovo talvolta eccessivo. Non dico che la competizione sia un male — sarebbe assurdo, io ho allenato per decenni — ma mi manca quella dimensione di svago autentico, di comunità che si ritrova intorno a un gioco.”
Ha scritto circa ottanta volumi, trattando oltre quaranta discipline. C'è ancora qualcosa che la aspetta?
“Sto lavorando a una nuova opera sulla Società Atletica Cremonese, la SAC. È una ricerca d'archivio impegnativa, ma sono convinto che ci sia una storia straordinaria ancora da raccontare. Finché ci sono archivi da esplorare, c'è un libro da scrivere.”
Nel suo ruolo di docente universitario, come vede il rapporto tra insegnamento e sport nell'era dell'intelligenza artificiale? “L'intelligenza artificiale può fare molte cose, ma non può trasmettere emozioni. E l'emozione — il rispetto delle regole, l'empatia, il contatto umano — è il cuore dell'educazione sportiva. Insegnare e allenare non sono lavori nel senso tradizionale del termine: sono attività che si reggono sulla passione. Senza passione, si può istruire, ma non si può educare. "In-segnare" significa lasciare un segno. Io tocco i miei studenti, cerco il contatto visivo, per creare un legame. Noto che oggi si è passati da uno sport salutistico di benessere a un agonismo eccessivo. Cerco di trasmettere loro che lo sport deve rimanere divertimento e rispetto delle regole, valori che l’intelligenza artificiale non potrà mai vivere sulla propria pelle”
Qual è l'aneddoto più curioso che ha scoperto durante le sue ricerche per questo libro?
“Mi ha affascinato scoprire come lo sport si intrecciasse con la vita sociale più umile: mia madre faceva la sarta, mio padre faceva il gasista e il pescatore, eppure era parte di quel mondo che gravitava attorno al bar Giardino, sede della Cremonese, dove si preparavano i sacchetti per i giocatori. O scoprire che nel Cinema Politeama un tempo avevano costruito una pista di ciclismo. Sono frammenti di una Cremona che non smette mai di stupirmi”.
Cosa spera che i lettori traggano da questo immenso lavoro di documentazione?
“Vorrei che capissero che la ricchezza che abbiamo dentro va trasmessa. Se sei ricco dentro e non trasmetti nulla, non servi a niente. Questo libro è il mio regalo alla città per non perdere il filo di una storia gloriosa che conta oltre 40 discipline praticate con successo a Cremona. Finché avrò la curiosità di cercare, continuerò a scrivere”.
Ci tengo, in chiusura di questo breve articolo, a ringraziare Maurizio Mondoni per avermi aperto al suo mondo di scrittore, sportivo e uomo, ed alla moglie Laura, una persona squisita ed artista di una sensibilità innata.
“Quello che faccio non è per passione, ma per divertimento. Quel giorno che diventerà un lavoro, smetterò immediatamente di farlo”. Maurizio Mondoni
Biografia di Maurizio Mondoni
Maurizio Mondoni, nato a Cremona il 26 maggio 1946, è una figura poliedrica che ha dedicato l'intera vita allo sport, distinguendosi a livello internazionale come atleta, educatore, dirigente e scrittore. Sposato e padre di due figli, ha costruito una carriera eccezionale partendo direttamente dal campo di gioco.
Prima di diventare un luminare della pallacanestro, Mondoni è stato uno ‘sportivo a tutto tondo: azzurro juniores e campione regionale lombardo nel lancio del giavellotto, calciatore per l'U.S. Corona e pallavolista in Serie C per l'Istituto Tecnico Beltrami. Tuttavia, è nel basket che ha trovato la sua dimensione ideale, scendendo in campo per squadre come la Ju-Vi Cremona e l'U.S. Corona, per poi intraprendere una lunga carriera da allenatore che lo ha visto guidare formazioni dalla Serie D fino alla Serie B, tra cui il CUS Milano e le squadre dell'Università Cattolica.
La sua profonda passione per il movimento si è tradotta in un solido percorso accademico. Diplomato all'I.S.E.F. della Cattolica di Milano nel 1968, ha successivamente conseguito la laurea in Scienze Motorie (2001) e un Master in "Teoria e Metodologia dell'allenamento" (2002) presso l'Università di Roma "Tor Vergata". Questo eccezionale bagaglio tecnico lo ha portato a lavorare non solo come insegnante di Educazione Fisica, ma soprattutto come docente e ricercatore universitario presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, insegnando Teoria, Tecnica e Didattica degli sport.
Il suo nome è indissolubilmente legato allo sviluppo del Minibasket. Nominato Allenatore e Istruttore Nazionale Benemerito, per vent'anni (dal 1981 al 2001) è stato il Responsabile della formazione degli Istruttori Minibasket della F.I.P. La sua influenza ha presto superato i confini nazionali: è diventato Istruttore F.I.B.A., Presidente del Comitato Tecnico Europeo F.I.B.A. Minibasket (1999-2003) e Presidente mondiale della R.I.B.E. Nel 2012, a dimostrazione della sua vocazione non solo sportiva ma anche sociale, ha fondato la “Fondazione Mondoni" in Colombia.
Oltre all'insegnamento e alla dirigenza – che lo ha visto anche Direttore Tecnico della Scuola dello Sport del C.O.N.I. Lombardia per 10 anni – Mondoni è un prolifico e pluripremiato autore. Le sue opere sulla biomeccanica, la preparazione atletica e il Minibasket sono tradotte in tutto il mondo. Ha vinto numerosi premi letterari prestigiosi, tra cui il 1° Premio per la Tecnica del C.O.N.I. (1993) e riconoscimenti della F.I.B.A. e dell'A.N.A.I.B. Mondoni è anche il principale storico dello sport cremonese, avendo pubblicato innumerevoli volumi che raccontano la storia locale della pallacanestro, della pallavolo, del canottaggio (società come Bissolati, Baldesio, Eridanea) e dello sport al femminile.
La sua vocazione per la divulgazione si è estesa anche ai media, portandolo a collaborare con la R.A.I.e la Scuola Nazionale dello Sport come autore e regista di documentari sportivi e filmati tecnico-didattici, lavori che gli sono valsi riconoscimenti internazionali come il Premio Budapest nel 1981 e il Premio Palladino nel 1990.
Profondamente impegnato nell'associazionismo, è stato Presidente del Panathlon Club Cremona e Governatore dell'Area 2 Lombardia. A coronamento di una carriera straordinaria al servizio della comunità e dello sport, Maurizio Mondoni è stato insignito della Stella d'oro al Merito Sportivo del C.O.N.I. (2011) ed è stato nominato Commendatore al Merito della Repubblica Italiana nel 2013.
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