"Salut d'amour", caro campione Gianluca con il suono del tuo "Stradivari Vesuvio"
Se si vuole comprendere il significato pieno della 3ª edizione del concerto "STRADIVARI per VIALLI” serve partire dal fondo della serata musicale. Dal bis. Dal momento magico in cui Lorenzo Meraviglia ha intonato le magiche note di Salut d'Amour (Liebesgruß Op. 12), composto da Edward Elgar nel 1888. E quel canto struggente si è levato da quello Stradivari Vesuvio che Gianluca Vialli contribuì fattivamente, vent’anni orsono, a riportare nella comune casa natale: Cremona. In quel saluto d’amore emerso prepotente da uno strumento incredibilmente perfetto c’è lo struggimento per l’assenza di quell’uomo e di quel campione che ha fatto brillare, come il sommo liutaio, il nome della città nel mondo. Due personaggi immensi. Due maestri che in campi diversi, quello della musica e quello dello sport, hanno fatto capire quanto sia grande l’ingegno in questa città. E non poteva esserci pezzo più appropriato. Più istintivamente intenso per dimostrare che quel bene è rimasto e che si è trasformato in amore. Atmosfera magica si diceva, cesellata da Nicolas Giacomelli. Il suo pianoforte si è unito in perfetta simbiosi con il suono stradivariano, in un binomio: felice. Pieno di commozione.
Del resto, per tutto il corso della serata la singolarità di Gianluca ha avuto una rappresentazione, ben più che metaforica, nelle due cadenze dei movimenti Allegro e Adagio Adagio del Concerto in sol maggiore per violino e orchestra K 216 di Wolfgang Amadeus Mozart (trascritta per orchestra d’archi). Peripezie tecniche. Funamboliche ricerche sonore. Fantasmagoriche atmosfere dello Stradivari: Omobono 1730 “Accademia” hanno scolpito l’immagine di un campione che, certo sapeva fare squadra, ma che il colpo decisivo per la vittoria era, sempre e solamente. il suo. La sua invenzione. Il suo singolare argomentare agonistico in mezzo ad altri 21 uomini. Ed è qui la differenza. E come sempre c’è però la squadra. In questo caso l’ Accademia Concertante d’Archi di Milano, guidata dal Maestro Mauro Ivano Benaglia. Un complesso d’archi solido. Creatore di un suono che vibra. Che lascia in molti passaggi incantanti; frutto di una cura tecnica meticolosa. Di una preparazione singola che non ammette critiche. Di una passione intensa di Benaglia. Lui dirige con il cuore. Con l’anima. Lo fa sentire ai suoi archi che lo recepiscono creando un perfetto meccanismo tra severa interpretazione della partitura e profondo senso interpretativo che non difetta a Benaglia sia nelle arditezze mozartiane; brano già vistosamente (nonostante il numero relativo basso di catalogo) maturo nel lessico del salisburghese. Un plauso ancora più grande perché nella concertazione l’assenza dei fiati non ne fa diminuire il valore. E lo stesso cuore è nella pregevolissima pagina di Ferenc Farkas e della sua Partita all’Ungaresca per orchestra d’archi nei movimenti: Basse danse · Gagliarda · Passamezzo · Saltarello · Intermezzo · Heiduckentanz. Scelta felice. Intelligente. Pezzo che unisce che gli stilemi delle antiche danze rinascimentali e barocche con il vigore folklorico delle melodie magiare. L’ Allegro del Concerto doppio in re minore (violino, pianoforte e orchestra) di Felix Mendelssohn – Bartholdy ha chiuso il programma ufficiale. Altro pezzo complesso dove il compositore tedesco ha unito miracolosamente le tipicità della sonata per violino e pianoforte con gli stilemi del concerto solistico. Chapeau, non solo ai due solisti ma soprattutto a Benaglia che fuso il linguaggio di Mendelssohn con sapienza, ma soprattutto con una musicalità potente.
L’ultimissima parola è toccata all’Accademica con il Pizzicato Polka di Josef Strauss. Pezzo geneticamente viennese, simbolo ben augurante per ogni anno che trascorre dopo le festività natalizie.
Tanti gli applausi del pubblico dell’Auditorium del Museo del Violino ai musicisti, ma soprattutto alla famiglia Vialli al completo e, perché no, ai numerosi compagni di Gianluca della squadra grigiorossa.
Sono stati così tanti e intensi che sicuramente sono arrivati in cielo insieme a quel meraviglioso Salut d'Amour che Cremona ha rivolto al suo campione.
Nelle foto di Francesco Sessa Ventura l'orchestra con il direttore Benaglia, il maestro Lorenzo Meraviglia, Meraviglia con il pianista Nicolas Giacomelli, la famiglia Vialli, il pubblico che ha affollato l'Auditorium, i compagni di squadra di Vialli nella Cremonese Marco Nicoletti e Mario Montorfano con Nino Vialli e ancora il maestro Mauro Ivano Benaglia.
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