13 giugno 2026

A Chiaravalle della Colomba domenica 21 giugno convegno su "La Misura del Tempo" (col Torrazzo), infiorata e concerto

L’orologio astronomico del Torrazzo sarà tra i “protagonisti” (con tanto di pannelli) della mostra “La misura del tempo” che domenica  21 giugno sarà presentata, in occasione del Solstizio d’Estate,  nella sala del Capitolo della storica Abbazia Cistercense di Chiaravalle della Colomba (Piacenza) dove in questi giorni (e fino al 21 giugno) è possibile ammirare la spettacolare Infiorata del Corpus Domini dedicata quest’anno alle Opere di Misericordia Corporali. Infiorata che sta attirando frotte di cremonesi in questo straordinario luogo che, 890 anni fa, ha avuto tra i suoi fondatori , il marchese Corrado Cavalcabò (padre di Sopramonte Cavalcabò, primo marchese del feudo imperiale di Viadana). Tutto ebbe inizio nel 1136, e quindi, appumto, 890 anni fa, quando San Bernardo, mantenendo un impegno preso con il vescovo di Piacenza, Arduino, inviò una colonia di monaci da Clairvaux i quali, giunti in località Carreto, fondarono l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, Leggenda vuole che sia stata una colomba ad indicare il perimetro dell’Abbazia con trucioli di legno. In ogni caso, Arduino stesso ed i marchesi Uberto Pallavicino e Corrado Cavalcabò, donarono i terreni ai monaci. I legami cremonesi però sono anche altri. Infatti è doveroso ricordare che a Cremona esisteva il Monastero della Colomba che sorgeva nei pressi della Chiesa di San Pietro tra le vie Belvedere (poi divenuta via Ettore Sacchi) e via della Colomba. Pare che il luogo prendesse il nome dal miracolo di due colombe profuse di luce che apparvero ai cremonesi durante la battaglia del 1213 vinta contro i milanesi. La mostra “La misura del tempo” sarà inaugurata domenica 21 giugno, alle 18, con la presentazione dell’esposizione con gli interventi del priore dell’Abbazia, padre Silvestro Buttarazzi, dell’ingegner Mario Gioia, appassionato studioso di meridiane, che parlerà de “La misura del tempo: storia di un’esigenza umana”, e della professoressa Mariapia Branchi che ha integrato la ricerca predisponendo anche immagini esplicative e parlerà del “Perché una mostra sulla misura del tempo”. Alle 18,40 saranno quindi  illustrate le meridiane presenti nel chiostro e, intorno alle 19.10, si osserverà un effetto luminoso significativo in chiesa nel giorno del solstizio estivo.  La mostra attraverso oltre una decina di pannelli ripercorre i metodi utilizzati dagli uomini per misurare il tempo dalla preistoria ai giorni nostri. L' unità di misura del tempo, diversamente da tutte le altre non si rifà alla struttura decimale, ma le ore sono divise in 60 minuti, i giorni in 24 ore, le settimane in 7 giorni, l'anno in 365 giorni. Questo perché diverse culture hanno dato il loro apporto in questa attività  Già in epoche molto antiche gli uomini, attraverso i movimenti del sole, dei pianeti e della luna, hanno cercato di misurare il tempo per prevedere i periodi più adatti alla semina e alla transumanza. I sumeri, gli egiziani e i greci hanno mostrato grande competenza nello studio dei fenomeni astronomici. La Bibbia ci parla della creazione del mondo in 7 giorni. Il metodo più semplice e diffuso per misurare il tempo erano le meridiane: stabilito quale era il momento in cui l'ombra dello gnomone (asta fissata nel muro che proietta l'ombra su una superficie piana) era più corta, quello era il mezzo-giorno e da lì venivano evidenziate le altre ore di sole. Naturalmente in estate le giornate erano più lunghe che in inverno e per questo si parla di ore "diseguali". Inoltre con le meridiane ogni luogo aveva il suo mezzogiorno. Nei monasteri i monaci iniziavano le loro preghiere al mattino molto presto o addirittura durante la notte e per questo dovevano essere svegliati da un monaco che aveva questo impegnativo incarico. Il metodo più efficace fu quello dello svegliarino monastico che utilizzava lo stesso principio di ruote dentate che sarà utilizzato dagli orologi meccanici. Sul Torrazzo di Cremona, come noto, un complesso orologio meccanico manifesta l'abilità degli "orologiai" lombardi nel costruire strumenti allora costosissimi e prestigiosi. Questi strumenti venivano regolarmente controllati attraverso un orologio solare presente all' interno della torre. Quando si diffusero la ferrovia e il telegrafo non era più possibile rispettare la misura del tempo di ogni luogo e si rese necessario uniformare gli orologi di un territorio più esteso. Alla fine dell'Ottocento si decise di adottare un Tempo Coordinato basato sul tempo medio dell'Osservatorio inglese di Greenwich preso come riferimento: ogni 15 gradi di longitudine della misurazione della terra  veniva cambiato il fuso orario. Oggi il mondo tecnologico si basa su una serie di orologi di incredibile precisione: si stima che possano avere uno scartamento di un secondo ogni 100.000 anni! Computer, telefoni cellulari, orologi sono tutti sincronizzati a questa rete attraverso un algoritmo di calcolo e questo garantisce che tutti i dispositivi abbiano la stessa ora esatta. Sempre domenica 21 giugno, alle 20.45, tutto si concluderà con il concerto “Ora et Labora”, dedicato alla musica sacra e medievale, a cura del Maestro Attilio Sottini e dell’Ensemble VoxArtis.  Nell'intervallo ottimi salumi e torta fritta potranno accompagnare il solstizio estivo a Chiaravalle della Colomba. 

Eremita del Po

 

Paolo Panni


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