12 giugno 2026

E fu il giorno del "Si dolce è l tormento". Concerti dedicati al mondo dell'amore e del tormento monteverdiano

Amor mi mosse. Il Monteverdi Festival ha dedicato un’intera giornata alle voci monteverdiane e non che muovo affetti. Passioni. Lamenti. Ovvero il cuore della poetica profana del ‘Divin’ Claudio. E di tutto questo è stata interprete: la soprano Carmela Remigio. Cantante dotata di una grande vocalità, superata solo dalla sua capacità interpretativa che ha colto in ogni brano. In ogni singola frase. Si direbbe perfino su ogni singola parola lo sforzo del compositore cremonese di trasmettere l’intensità umana dei sentimenti. Dotata di una teatralità invidiabile si è confrontata con i brani iconici del repertorio del maestro. A partire da quell’intrigante prologo in cui la Musica, nell’Orfeo, esalta il suo potere nelle vicende del mondo. All’ira funesta di Ottavia per il tradimento di Nerone (Disprezzata Regina) all’interno dell’Incoronazione di Poppea e a quel meraviglioso e dolcissimo duetto finale in cui Poppea e l’imperatore Romano dichiarano il loro amore così tenero ma nel contempo così ‘stregone’ per aver immolato, sull’altare della passione sfrenata, le vite dei loro precedenti amanti. Dolcezza che trattato anche nel magico Si dolce è ‘l tormento dal Quarto scherzo delle ariose vaghezze. Brano incredibilmente costruito, anche questo, su un basso discendente che incrocia una preziosa melodia del canto. Non c’è un passaggio in cui la Remigio non abbia fatto percepire all’ascoltatore la sua intensa partecipativa alle parole che stava cantando, unendo una tecnica e una prassi musicale del tempo, veramente invidiabile. Perfetta la ‘messa di voce’ come gli abbellimenti e le fioriture della linea melodica. Insomma, un’esecuzione molto vicina alla perfezione che ha veramente mosso i sentimenti più profondi. Bella anche l’anticipazione del Ballo di Venere di Francesco Cavalli; un’anticipazione (voluta) de le Le nozze di Teti e Peleo, che andranno in scena al Ponchielli proprio all’interno del Festival.

In questo, la Remigio, è stata aiutata dal complesso musicale di assoluto rispetto e di grande omogeneità il Karalis Antiqua Ensemble con Federico Fiorio come maestro concertatore. Anche Fiorio ha dimostrato una straordinaria musicalità che non si è palesata solamente nella teatralità del gesto ma nella capacità di guidare, al cembalo, il piccolo gruppo di strumentisti tutti in grado di proporre la musica monteverdiana con prassi corretta. Da ricordare le due violiniste Sara Meloni, concertmaster e il secondo violino Maria Ganga. Ottima la riproposizione della Ciaccona del bussetano/cremonese Tarquinio Merula. Brano che ritorna anche nel divino Claudio come filo conduttore del madrigale a due voci (Nono Libro) Zefiro torna.

Nel pomeriggio, all’interno del cortile di Palazzo Lanfranchi (sede della Fondazione Stauffer), è andato in scena, per la serie ‘Incursioni’, l’evento Il Primo Bacio (Madrigali diffusi) con Raffaele Pe in collaborazione con il gruppo La lira d’Orfeo. Al netto di un sostanziale cambiamento del programma annunciato, il concerto è stato comunque di particolare interesse. Bella la scelta di alternare sonetti recitati ai madrigali in ‘canto figurato’, così come intelligente la scelta scenica di alcune composizioni. Le voci prettamente madrigalistiche hanno riproposto composizioni che hanno, in sostanza, voluto ricostruire un primo amore di Monteverdi attraverso una scelta di brani ‘amorosi’. Tra tutti sicuramente di grande livello l’esecuzione (la prima della giornata) del celeberrimo Si dolce è ‘l tormento. Come di grande effetto il potentissimo T’amo mia vita : tratto dal Quinto Libro de’ Madrigali (1606). Qualche dubbio sull’esecuzione di parti strumentali con le voci della bellissima composizione in Orfeo: Rosa del ciel

Applausi per tutti di un pubblico ristretto ma sicuramente affascinato dal repertorio madrigalistico monteverdiano oltremodo inserito nel suo contesto urbanistico  cremonese. 

Roberto Fiorentini


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