22 aprile 2026

Beethoven e l'apoteosi de "La danza" con il Sasha Waltz & Guest. Una stagione trionfale

Richard Wagner, della Settima Sinfonia di Ludvig van Beethoven, scriveva è l'apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. 

Se ne è avuto una riprova indubitabile nello spettacolo Beethoven 7 che ha chiuso la trionfale stagione de ‘La Danza’ a Teatro Ponchielli. Performance mirabolante su ideazione e coreografia di Sasha Waltz, con la drammaturgia di Jochen Sandig. Uno spettacolo che ha avuto proprio il suo baricentro nella Sinfonia n. 7 in La maggiore Op. 92 (1811/1812),

 Un incrocio questo tra il genio di Bonn e la magia di Sasha Waltz, erede assoluta della mitica Pina Baush che ha prodotto uno spettacolo ad altissimo valore artistico ed emozionale. Merito poi del Sasha Walt & Guests: la compagnia diretta dalla Waltz che ne asseconda in maniera, quasi matematica e perfezionista tutta l’arte e il pensiero del teatro/danza. 

Certo la prima parte, a mo’ di prologo su musica live di Diego Noguera, è stata complessa anche per gli amanti appassionati del teatro danza in stile tedesco. In un clima surreale fatto più di suoni che di musica, più di vapori che di limpide coreografie è stato complesso scorgere una narrazione che avesse omogeneità fabulistica. Sono apparsi e scomparsi quadri. Schizzi di movimenti. Lacerti di coreografie di stampo esistenzialistico. Immersi in un clima mitologico. Essenziale. Minimalista, con quel vago ricordo di classicità che spuntava nel mare magnum creato dal compositore contemporaneo.

Di certo più lineare la rappresentazione dell’opera beethoveniana. Si dirà più semplice rispetto al diverso universo musicale di Nougera. Ritmi definiti. Temi facilmente riconoscibili. Evidenziati, anche formalmente, dai ‘ritornelli’.  Linee assolutamente limpide. Ed è così è apparsa tutta la bellezza delle figure corali che questa seconda parte della performance ha messo in mostra. Specchio, indiscutibile, di una libertà artistica che Waltz proclama senza ‘se’ e senza ‘ma’ attingendola a piene mani da quella beethoveniana. Spesso sono risuonate, in quei grandi movimenti corali dei danzatori, la citazioni di quel mondo classico rivisitato, con forza dionisiaca, da un filosofo di matrice tedesca come Nietzsche. E contestualmente si percepiva come la contemporaneità di Waltz non ha cancellato il fragore dello ‘spirito del tempo’, che, all’epoca del compositore, aveva già invaso abbondantemente il Vecchio Continente.

Positiva la prova artistica dell’intero corpo di ballo. 

Molto belli i costumi di Federico Polucci, e Bernd Skodzig, come suggestive le luci di Martin Hauk e Jörg Bittner e il  sound di Carlo Grippa.

Pubblico un po’ attonito e spaesato dopo il ‘prologo’. Si è sciolto in applausi al termine del capolavoro di Beethoven.  

Roberto Fiorentini


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