E' crisi per i supermercati: a Cremona chiude "Fogliolina", aperto pochi mesi fa. Le parole del presidente Ancc-Coop: "Chiudere la domenica per contenere i costi"
Nuovi poli commerciali, gallerie e supermercati con piccole, medie e ampie superfici, una vision che sembra guardare al futuro dei consumi sempre e solo con grande ottimismo. Ma stamattina, dopo la sbornia -anche cremonese- delle continue aperture e dei grandi progetti, arriva la doccia fredda, anzi gelata, direttamente delle parole di Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop che dalle colonne del Sole 24Ore: "Supermercati chiusi la domenica per abbattere i costi". Insomma, tanti centri commerciali, tanta offerta, sette giorni su sette, ma gli italiani non acquistano, i consumi stagnano e le aperture domenica, introdotte nel 2011 dal decreto "Salva Italia" dell'allora governo Monti, non sono più oggi un'opportunità per i negozi, ma doventano solo un costo. Tradotto ancora più semplice, se i portafogli degli italiani sono sempre più vuoti, la spesa della domenica resta al palo e senza incassi il gioco non regge.
Nel nostro quotidiano cremonese lo vediamo bene, tra negozi che chiudono e serrande che si abbassano, sia nel commercio al dettaglio nelle vie cittadine e nei paesi, sia nella grande distribuzione. Ultima clamorosa chiusura, quella di "Fogliolina", in via del Macello, lo store dedicato a giardinaggio, casa e pet, aperto nell'aprile del 2024 e che da qualche giorno espone il solito, mesto cartello che comunica "chiuso per cessata attività". Una zona, quella di via del Macello, che avrebbe dovuto diventare un nuovo polo commerciale, con Lidl e Risparmio casa dirimpetto a Fogliolina, dove il parcheggio risulta sempre pieno ma dove, evidentemente, altre tipologie merceologiche faticano a radicarsi e richiamare clientela. Aumenta l'offerta ma il potere d'acquisto cala, la tempesta perfetta per il commercio che non regge senza incassi e con costi sempre in aumento.
Solo pochi mesi fa era scattato lo stato di agitazione dei dipendenti proprio di Ipercoop, dopo il trasferimento di alcuni lavoratori nel punto vendita di Brescia, oltre alla dismissione del ramo di azienda della corner farmacia, con una costante riduzione del personale; una rottura poi rientrata, ma già sintomatica di certi malumori e valutazioni sul personale e sulle spese di gestione dell'intero sistema.
Ma facendosi un giro nelle scintillanti gallerie delle innumerevoli piazza commerciali cittadine e del territorio, non sfuggirà un certo turn over di negozi che aprono, resistono qualche mese e poi chiudono, per cedere il posto ad una nuova insegna, quasi sempre in franchising, che arriva, resiste qualche mese e poi chiude e via così ripetendo uno schema che dovrebbe far riflettere. Quanto è sostenibile il modello?
Solo scelte gestionali sbagliate degli esercenti? Sembrerebbe di no, perchè è evidente che, a fronte di una crescita al limite della stagnazione, con un Pil che segna un + 0,2% e consumi che restano nell'ordine dei decimali, il potere d'acquisto si comprime sempre di più; il 2025 appena concluso non è certo stato un anno positivo per le vendite della grande distribuzione e ecco dunque che le parole di Dalle Rive prendono il significato di un radicale cambio di rotta, preannunciando la fine dell'era delle domeniche al centro commerciale. Una riflessione che da Coop potrebbe presto allargarsi anche a tutta la GDO, dove oggi si entra per un caffè o un aperitivo, per fare due passi guardando le vetrine, ma spesso senza nemmeno prendere il carrello per la spesa. L'equazione "apertura festiva=aumento di fatturato" dunque oggi si rivela invece una trappola che porta ad aumentare i costi ma non riempie le casse.
E Cremona non si differenzia dal resto del Paese, dove non serve aumentare i punti e le superfici di vendita se il consumo non segue: che ne sarà dei grandi centri commerciali se il sistema inizia a scricchiolare? Rischiano di restare grandi piazze colorate e luminose, ma sempre più vuote e povere?
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commenti
Laura
6 gennaio 2026 11:18
L'inflazione in Italia ha superato la crescita degli stipendi, erodendo il potere d'acquisto dei lavoratori: sebbene i salari nominali siano aumentati (+14% nel pubblico impiego tra 2015-2025), l'inflazione cumulata (24% nello stesso periodo) ha lasciato un deficit reale del 20%. Se le famiglie tagliano il 20% degli acquisti è per farci star dentro anche il 10% degli aumenti di tutto, bolletta energetica per prima e non indifferente.
Meno lavoro, più precarietà, più chiusure, meno spesa, più assistenza, meno tranquillità sociale. Se la politica non guida con oculatezza le scelte e gli argini sociali, il fiume che esonda può fare solo danni.
Bisogna saper leggere ciò che accade con serietà e competenza. La politica, anche locale, deve esser fatta con responsabilità e lungimiranza, non solo con sorrisi e foto di gruppo.
Alessandra
7 gennaio 2026 06:51
Veramente a guardare le notizie in tv non sembra visto le persone che hanno fatto vacanze nell'ultimo mese
Gianluca
6 gennaio 2026 15:02
Alla fine vendeva prodotti che potevi trovare in 1000 altri negozi/magazzini. La torta è sempre quella e le fette diventano sempre più piccole.
marco
6 gennaio 2026 21:21
Hanno fatto un'indagine di mercato fallimentare.
Davanti uno store che vendeva gli stessi prodotti a meta' prezzo .... Una pizzeria con tutto lo spazio anche esterno a disposizione e la presenza di numerosi posti auto rivitalizzerebbe un'area senza punti di ritrovo.
Giuseppe
6 gennaio 2026 23:23
Bisogna tornare alle licenze altrimenti i supermercati faranno la fine delle banche negli anni scorsi, chiuderanno uno dietro altro, avete distrutto il commercio e le famiglie .
Michele de Crecchio
6 gennaio 2026 23:56
Sarò banale, antiquato e forse anche un poco cinico, ma devo confessare che non mi dispiacciono troppo talune notizie, al riguardo di quelli che, forse, sono però solo i modesti indizi di una inevitabile "crisi di crescenza" del sistema commerciale cremonese, sistema lasciato trasformarsi, negli ultimi tempi, senza controlli di sorta, da amministrazioni comunali comunali, in generale deboli e in particolare troppo poco attente, purtroppo, alle tematiche urbanistiche e territoriali, tematiche tra le quali gli insediamenti commerciali occupano certamente un ruolo di assoluta e fondamentale rilevanza. Mi aveva, a suo tempo, particolarmente stupito che, persino all'apertura anche domenicale dei supermercati, avesse tentato di opporsi, peraltro senza ottenere molti consensi, praticamente il solo arcivescovo di Milano, ben memore del biblico saggio comandamento "ricordati di santificare le feste!", comandamento che, nel caso della innovazione così clamorosamente introdotta, acquisiva un evidente, e particolare, significato!