Les Ballets de Monte-Carlo regala al Ponchielli un Romeo e Giulietta da sogno. Veramente travolgente la coreografia di Jean-Christophe Maillot
Le innumerevoli chiamate alla ribalta per Les Ballets De Monte-Carlo. Gli altrettanti ‘bravo’ piovuti dai palchi e dalla platea, danno la cifra del successo di Romeo e Giulietta, opera interpretata dal corpo di ballo monegasco per la coreografia e la direzione artistica di Jean-Christophe Maillot. Uno spettacolo che ha galvanizzato il pubblico della Stagione La Danza del Teatro Ponchielli, assolutamente numeroso per questa recita pomeridiana e festiva.
L’incredibile vicenda dei due amanti veronesi, resa capolavoro immortale da William Shakespeare, è stata riletta dal coreografo francese non solo con originalità narrativa. Qui è Frate Lorenzo il dominus nel doloroso viaggio in un amore eterno, indissolubile che oltrepassa anche la morte. Lui che convinto di dare la vita e l’amore, risulterà essere, invece, un terribile demiurgo solo di morte. Di certo l’incredibile partitura di Sergej Prokof'ev aiuta questa esegesi della storia shakesperiana. Maillot ha colto in pieno questa possibilità costruendo una coreografia splendida che transita, senza soluzione di continuità, dagli stilemi classici della danza alle più avanzate figure del teatro danza. Tutto questo con grande omogeneità che si trasforma, inevitabilmente, in profonda bellezza narrativa. Gia ! Perché la storia dei due amanti è soprattutto un racconto intenso. Forte. Dove vita e morte. Amore e sangue. Odi e passioni si mescolano in un canovaccio ricco d’azione. Di colpi di scena. Di momenti corali come di istanti intimi. Quello che ha impressionato di più è stata la ricerca accurata di movimenti incredibilmente somiglianti a opere iconografiche. Basti pensare al momento drammatico delle morte di Mercuzio e di Tebaldo. Potente il fermo immagine con i contendenti nella posa di antichi guerriere di vaga reminiscenza leonardesca. Stessa forza. Stessa travolgente espressione. Stessa epica plasticità delle forme degli uomini in armi disegnati da Leonardo. O la disperazione delle donne rivolte verso il palco con le braccia al cielo; quasi una citazione delle Pie donne della Crocefissione di Cimabue ad Assisi. Ma non è mancata l’assoluta originalità nelle scene d’amore tra Romeo e Giulietta prima della tempesta del dramma.
Le minimali ed essenziali scene di Ernest Pignon-Ernest: nulla ha tolto alla ‘fabulazione’; anzi, in alcuni passaggi, sono state funzionali a concentrare l’attenzione sui danzatori. Altrettanto semplici ma efficaci i costumi firmati da Jérôme Kaplan e le luci di Dominique Drillot.
Difficile fare delle distinzioni per gli interpreti. Tutti di altissimo livello a partire da Romina Contreras, Giulietta; Jacopo Bellussi, Romeo. Di impressionante forza interpretativa Laura Tisserand, Madonna Capuleti; come Ekaterina Mamrenko, una Nutrice dolce e generosa, con uno spirito di profonda maternità e di altrettanta ironia. Citazione per Jaat Benoot, nei panni di Frate Lorenzo. Quasi austero e metafisico nei momenti nodali del dramma e della lettura di Maillot.
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