21 febbraio 2026

"Giunta compatta, anche se con punti di vista diversi. Il Pd ha ancora molto da dire. Molti i progetti sul tavolo, con un occhio all'ambiente". Intervista al Sindaco Andrea Virgilio

Ospite di Cremona Sera oggi, Andrea Virgilio, sindaco di Cremona. Una lunga intervista a 360gradi per parlare di un primo bilancio del mandato, progetti e prospettive future per la città e un focus di sapore prettamente politico sulla crisi del PD provinciale in un momento di riassetto che mostra non pochi problemi.

La conferma della tenuta politica della Giunta (anche se qualche delega potrebbe essere rivista) e la convinzione che il PD sia un partito che ha ancora molto da dire, aprendosi al dialogo anche con soggetti esterni al centro-sinistra; poi ci sono i grandi progetti, sia quelli già messi a terra che quelli di lungo corso, dalle aree commerciali (leggi Cardaminopsis) al futuro polo logistico di San Felice, per una città che si muove e cresce ma senza mai perdere di vista l'attenzione all'ambiente e all'inquinamento. E naturalmente un focus sulla cultura e sulle proposte offerte da un numero sempre crescente di realtà e spazi cittadini.

Buongiorno Sindaco, siamo ormai quasi a un anno e mezzo di mandato da sindaco, quindi possiamo già iniziare a fare un primo bilancio e vedere anche magari le prospettive per i prossimi anni.

"Nel corso di questa prima parte del mandato ci siamo mossi su due obiettivi principali, su due traiettori principali. La prima è quella della concretizzazione, della messa a terra delle opere pubbliche del PNRR e quindi di tutti gli investimenti che siamo riusciti a portare a casa. Quest'anno è stato un anno particolarmente delicato perché la messa a terra è stata sulle opere viabilistiche, che hanno ovviamente generato qualche elemento di disagio proprio perché concentrate nell'arco di un solo anno. Nei prossimi mesi andremo a realizzare le opere di edilizia scolastica, le case popolari, alcuni interventi particolarmente importanti come l'area Frazzi, Palazzo Due Miglia, terminando questo percorso entro il 2026.

A questa traiettoria importante si accompagna la necessità ovviamente di andare a reperire nuove leve di finanziamento: lo stiamo facendo, l'abbiamo fatto rispetto all'emblematico Maggiore di Cariplo su San Marcellino, siamo in attesa dell'esito di questo importante percorso. Abbiamo ottenuto 5 milioni di euro sull'area della stazione insieme a Regione Lombardia e RFI; attraverso il PUMS, che è uno strumento programmatorio - tra l'altro tanto attaccato dalla minoranza nel corso del mandato precedente- ci sarà possibile probabilmente avere leva di finanziamento per ottenere risorse importanti proprio in relazione al tema della mobilità sostenibile in città".

Restiamo sulla città quindi, tra negozi che chiudono, mancata animazione del centro storico -per esempio appena è passato il carnevale e non è stata programmata alcuna manifestazione-: cosa avete in agenda per un rilancio del centro, riaccendere queste vetrine e ovviamente rilanciare il commercio e incrementare quindi le presenze?

"Il mio pensiero è questo: mai come in questa fase temporale la città sarà sottoposta a investimenti importanti che provengono da contesti diversi: il nuovo ospedale, il raddoppio della tratta ferroviaria che offrirà nel medio periodo un rapporto diverso fra Cremona e la città metropolitana, con ricadute importanti; ma anche gli investimenti di Fondazione Arvedi Buschini su un pezzo importante del centro storico attraverso la riqualificazione, la rigenerazione urbana della Caserma Manfredini e di Santa Monica, ora anche il Tognazzi e anche l'ex provveditorato; penso ai 20 milioni di euro su Giovani in Centro, altro comparto importante e delicato del nostro centro storico, o alle risorse già stanziate sui giardini di Piazza Roma.

Credo che il contributo pubblico e privato sul centro storico sia particolarmente importante dal punto di vista dell'animazione, a prescindere dal carnevale, perché i cremonesi vanno a Pescarolo e Crema, per cui Cremona non va a proporre altre cose perché poi le proposte sugli eventi sono molteplici qui in città, anzi c'è un problema di razionalizzazione e di calendario. Fra proposte pubbliche e proposte private, contributi importanti anche da parte dell'amministrazione, credo che Cremona comincia ad avere adesso il problema opposto, di incastro e di calendarizzazione.

Credo che sia importante una cosa: abbiamo scelto per esempio di ampliare a tre settimane la Festa del Torrone per dare un continuum nel mese di novembre-dicembre su un'attrattività del centro storico importante, utilizzando ovviamente un volano come la Festa del Torrone, ma naturalmente dobbiamo investire anche di più sul Natale e ci stiamo lavorando".

Bene, Cremona Capitale della Cultura 2029, un progetto molto ambizioso, quindi cosa significa questa opportunità e come stanno andando i lavori per questo progetto?

"Al di là di quello che sarà il risultato, sono convinto che Cremona se la giochi fino in fondo proprio per le risorse che metterà in campo, non solo rispetto a quelle che sono gli asset tradizionali della città. Ieri siamo stati a Roma a presentare al Ministero della Cultura il Festival Monteverdiano, penso anche alla liuteria, penso al Po, alla cultura enogastronomica della nostra città e del nostro territorio, penso alla città universitaria, alla tradizione pedagogica della nostra offerta pubblica e privata rispetto alle scuole dell'infanzia. Penso anche al fatto che l'arte contemporanea ha cominciato a facciarsi in città, tante cose che si possono intrecciare, possono dare una proposta importante; ma credo che il tema sia duplice: innanzitutto un piano strategico sulla città relativamente alla cultura, che manca perché serve una messa a sistema complessiva e una consapevolezza complessiva -al di là poi anche di qualche pianisteo che ogni tanto troviamo- , ma poi credo che si debba fare un passo di mentalità, passare da un approccio un po' provinciale alla consapevolezza che questa città è una città che parla alla nazione, ma parla anche a una dimensione internazionale. Lo dicono anche le missioni che stiamo facendo, in un mese siamo andati in Cina, in Giappone, siamo andati in Corea, andremo a Berlino: costruiremo rapporti importanti, lo stiamo facendo e credo che i cremonesi e la loro classe dirigente allargata debbano essere sempre più consapevoli della forza che hanno questo territorio e questa città".

Torniamo alla politica, con un focus sulla giunta: possiamo dire che è ancora compatta; visto sono tornate a farsi vive alcune voci di un rimpasto e di riassegnazione eventualmente di alcune deleghe?

"Credo che siano temi distinti, perché l'azione della giunta prescinde poi dall'esigenza -magari- di andare a rivedere qualche delega, anche rispetto alle predisposizioni dei suoi componenti e farlo dopo un anno e mezzo credo che sia anche opportuno. Ecco, rispetto alla compattezza penso che sia importante una cosa: la compattezza deve essere rispetto al senso di appartenenza che ciascun mio collega ha nei confronti del programma, nei confronti della città e del territorio. Su questo siamo estremamente compatti.

Credo che invece sia importantissimo un approccio plurale dal punto di vista delle sensibilità, delle attenzioni, anche delle priorità, perché la collegialità funziona in questo modo, se -diciamo così- ciascuno suona la stessa corda. È ovvio che è importante l'amalgama, però dal punto di vista politico credo molto in una classe dirigente ma non solo, penso alla giunta e anche ai componenti di consiglio di amministrazione delle diverse realtà. Credo che sia importante avere e disporre di punti di vista diversi rispetto alla città, rispetto al territorio".

Prima abbiamo parlato di eventi e quindi della necessità di fare una pianificazione. Ecco, se noi adesso pensiamo al Teatro Ponchielli, Auditorium al Museo del Violino, il Teatro Filodrammatici, la Sala Concerti nell'ex Politeama, Infinity One in Fiera, più altre sale che verranno ricavate dal recupero del Cittanova, del Tognazzi, dell'ex ospedale e della Sala Borsa alla Camera di Commercio. Insomma, un panorama molto ricco per una città come Cremona. Quindi la domanda è: riuscirà Cremona a farle funzionare tutte, visto anche che abbiamo una popolazione che tende molto ad invecchiare?

"Sì, questa è la sfida che abbiamo di fronte, ma è l'esito necessario di scelte che abbiamo intrapreso. Questa è una città che deve, da una parte, costruire un'attenzione forte rispetto alle vecchie e alle nuove fragilità. Il tema della longevità è un tema importante che intreccia anche il raccordo con alcune nostre realtà virtuose. Penso per esempio al ruolo che ha Cremona Solidale, il ruolo della Fondazione Città di Cremona, il ruolo dell'Università rispetto a questi temi. Però penso anche che la sfida della città universitaria, la sfida di una città che deve in qualche modo aprirsi allo sguardo delle nuove generazioni, deve essere quella di una città che apre i suoi spazi pubblici.

È vera una cosa, come ha detto lei, giustamente, che serve maggiore programmazione affinché le offerte in campo possano essere, diciamo così, tutte compatibili e non intrecciarsi. E su questo occorre assolutamente lavorarci alla luce, appunto, dei nuovi spazi che si aprono. Nello stesso tempo è altrettanto importante affermare anche nuove proposte culturali, non fermarsi soltanto, diciamo così, agli elementi già in essere, ma alzare anche lo sguardo e la proposta a nuove opportunità culturali. Il lavoro che stiamo facendo sull'associazionismo, sul mondo giovanile, il percorso partecipato che stiamo facendo su Giovani in Centro va proprio in questa direzione".

Altro tema: nei giorni scorsi è tornata a circolare ancora l'idea del centro commerciale Cardaminopsis, di cui tra l'altro lei aveva già seguito in passato questo progetto come assessora alla partita. Ecco, nella precedente amministrazione. Ad oggi qual è lo stato di questo progetto?

Parlo di Cardaminopsis, ma anche delle altre aree importanti, come per esempio l'area San Felice, dove si ipotizza e si prevede una logistica: sono il frutto di fatto dell'attuazione degli strumenti urbanistici ormai consolidati, perché sono aree che all'interno dei nostri piani di governo del territorio risalgono a vent'anni fa, a trent'anni fa, ed ora possono trovare attuazione. Il percorso che stiamo intraprendendo è un percorso finalizzato a garantire le compensazioni ambientali più importanti e più rilevanti. Nel momento in cui il PGT prevede le potenzialità di quelle aree come destinazione a logistica o a grande distribuzione, il nostro impegno e il percorso che stiamo facendo è quello di accompagnare questi processi.

Adesso c'è anche ovviamente il ruolo della provincia e della regione, perché la trasformazione di quelle aree comporta appunto il coinvolgimento di enti sovraordinati. L'obiettivo, per esempio, su San Felice è quello di avere una compensazione pari a 30-35 mila metri quadri di piantumazioni, non solo in quel contesto, ma lungo tutto l'assetto e il perimetro della città. La stessa cosa vogliamo fare su Cardaminopsis, anche con risorse che abbiano una ricaduta all'interno del centro storico".

Infatti l'inquinamento a Cremona purtroppo è un altro dei temi che, seppur ridotto a qualche anno fa, è comunque uno di quelli ancora più sentiti, anche perché i livelli restano sempre molto elevati, e quindi in parte sull'area San Felice mi ha già risposto con il discorso di mitigazione per l'aumento del traffico pesante. In generale, però, come state affrontando questo problema?

"In generale penso che sia necessario partire da un presupposto che è fondamentale. Questo lo dico perché spesso e volentieri, quando si guarda all'inquinamento da Pianura Padana, generalmente l'approccio è un approccio di allarmismo, che poi viene anche naturale, perché sappiamo che è un tema che tocca profondamente. Penso una cosa, che c'è una diminuzione strutturale in essere del PM10, del PM2.5, quindi siamo di fronte a un miglioramento continuo e costante. Questo non significa che il problema non lo si affronti e non lo si ignori.

Una città deve muoversi. Ovviamente è un intero territorio che deve muoversi. Noi chiediamo, per esempio, a Regione Lombardia maggiori investimenti sul trasporto pubblico locale, perché è fondamentale. Anche la città deve fare la sua parte. Lo stiamo passando. Le faccio un esempio: quando gli amici della minoranza si arrabbiano perché noi andiamo a sottolineare che il traffico in Via Giordano è diminuito, dati alla mano, e quel 30% in meno era quel 30% che doveva diminuire con la costruzione irresponsabile di un'infrastruttura come Strada Sud, significa che qualcosa anche in città sta cambiando.

Quando parlo delle classifiche del Sole 24 ore rispetto alle policy ambientali di Cremona, siamo primi sul verde urbano, siamo in una posizione importante rispetto al tema delle ciclabili e di tutte quelle azioni che in qualche modo devono andare a mitigare l'impatto ambientale. Credo che noi dobbiamo muoverci in questa direzione. Ovviamente è un tema che non può coinvolgere solo un singolo centro urbano, ma è un tema di sistema territoriale".

Un'ultima domanda e torniamo ancora in politica. Parliamo del PD e dell'inegabile crisi nell'assetto del partito in provincia. C'è stato l'addio del segretario provinciale, seguito anche dalla difficoltà di trovare uno nuovo. Ad oggi l'unico candidato risulta essere il suo portavoce Rosalino Azzali. Tutto questo movimento è accompagnato anche dalle accuse all'amministrazione -in qualche modo- di non coinvolgere abbastanza il partito nelle scelte. Lei, da iscritto, quali pensano che possano essere le soluzioni per un rilancio a questo punto?

"Io da iscritto credo che il compito di un soggetto politico che ha il governo sia un compito che riguarda la capacità di pungolare l'amministrazione e di non appiattirsi sul governo. Su questo il problema è che spesso si genera una simmetria tra chi detiene una funzione amministrativa e chi ha una funzione di militanza. Su questo c'è un problema, ma c'è sempre stato,  non solo dal Partito Democratico, anche quando c'era il PDS. Ricordo che emergevano le stesse difficoltà.

Penso che il partito debba essere anche una cassa di risonanza rispetto alle politiche messe in atto dal governo locale. Credo anche che il compito di un partito, soprattutto nel momento in cui svolge una funzione di maggioranza di governo, debba essere quello di non chiudersi a nicchia, ma di aprire il confronto anche con mondi vitali non necessariamente predisposti al dialogo con il centro-sinistra.

Credo che la candidatura di Rosolino Azzali sia un'ottima candidatura per la sua esperienza territoriale, per il suo approccio alle questioni molto concrete, ma nello stesso tempo valoriali. Penso anche che, rispetto alle polemiche che ci sono state, occorre scindere bene i percorsi personali e le esigenze personali rispetto alle letture che si sono date in merito alla vita del partito. Siamo un partito che rispetto agli altri soggetti ha ancora una buona vitalità, nonostante tutte le difficoltà. Su questo vorrei ricordarlo perché noi a sinistra siamo spesso molto bravi a darci le martellate, invece penso che comunque sia, il PD è un partito che ha ancora delle grandi cose da dire".

Guarda il video con l'intervista al sindaco

 

Michela Garatti


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