Epifania, in Cattedrale Messa del Popoli e della comunione con la partecipazione delle diverse comunità cattoliche di origine straniera che hanno animato la liturgia con le lingue, canti e balli
«Tra poco, nell’Eucaristia, Gesù nutrirà tutti noi senza chiederci la carta d’identità, il permesso di soggiorno, le credenziali. Dico una parola forte: oggi è nato il Re dei re, che ci coinvolge nell’unico cambio di regime di cui tutti possiamo fidarci». È con queste parole che il vescovo Antonio Napolioni ha aperto l’omelia della Messa Pontificale della solennità dell’Epifania, presieduta in Cattedrale nella mattinata di martedì 6 gennaio. Una celebrazione che, anche quest’anno, in diocesi di Cremona è stata occasione e spunto per celebrare la Festa dei Popoli: momento di comunione, preghiera e festa che esalta il valore universale del Vangelo e la ricchezza di una Chiesa multiculturale e aperta al mondo intero.
Per questo a gremire la Cattedrale ed animare l’Eucarestia con i canti e balli tipici delle diverse tradizioni c’erano le varie comunità cattoliche di origine straniera presenti in diocesi: quelle africane anglofona e francofona (nigeriani e ivoriani) e quella romena tra le più numerose.
Tra i concelebranti, oltre ai canonici del Capitolo, c’erano don Umberto Zanaboni (incaricato diocesano per la Pastorale delle migrazioni) e don Gabriel Ionut Giurgica (cappellano della comunità cattolica romena di Cremona), insieme ad alcuni altri sacerdoti diocesani, alla presenza anche del delegato episcopale per la Vita consacrata don Enrico Maggi (parecchie le religiose di origine straniera che operano in diocesi e che hanno voluto essere presenti) e con il diacono Daniel Dossou (originario del Togo) che ha prestato servizio all’altare.
«Non preoccupiamoci – ha detto ancora il vescovo nell’omelia – se oggi si chiude la Porta Santa, perché le porte del Regno di Dio sono spalancate sempre “per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti e dei loro re, che gli faranno da guida (Isaia 60,11-21)».
Il riferimento alle letture del giorno con un forte richiamo all’attualità: «Mi sembra di ritrovare le scene viste in televisione in questi giorni – ha detto il vescovo – con i potenti che vengono portarti via, il latte succhiato alle genti, così come il petrolio o le terre rare». Ma la gioia dei Magi a Betlemme ricorda che il Signore ha compiuto le sue promesse, facendo «un popolo di popoli, una famiglia di famiglie in cui le diversità non fanno paura e non creano difficoltà, ma ci entusiasmano. Questo è il vero cambio di regime dentro di noi!».
La varie comunità, con le loro espressioni di fede, hanno contraddistinto con entusiasmo una liturgia fatta dalle lingue, canti, danze e tradizioni dei rispettivi Paesi d’origine. Una festa che ha assunto una dimensione interculturale anche attraverso la proclamazione del Vangelo, che è stato letto dal diacono in italiano e che è proseguito con la lettura dei versetti che raccontano dell’adorazione e dell’omaggio dei Magi al Bambino, anche in francese, inglese, spagnolo, rumeno, ucraino e cingalese. Allo stesso modo, anche la preghiera dei fedeli ha visto proporre le intenzioni in cinque lingue, fino ad arrivare al momento più emozionante e colorato, con la processione dell’offertorio che ha visto un gruppo di fedeli ivoriani in abiti tradizionali danzare con i doni fino all’altare.
Il segno di una «Chiesa in festa – ha sottolineato il vescovo –. Una chiesa in cammino, senza paura, perché sperimentiamo che le diversità, le storie, le tradizioni, le lingue, ci arricchiscono e non ci dividono».
Alla celebrazione hanno preso parte anche una rappresentanza delle religiose appartenenti alle diverse Congregazioni presenti nelle comunità del territorio diocesano, provenienti da vari continenti: Africa e India, soprattutto, ma anche America Latina e altri Paesi europei.
In questo contesto il vescovo ha voluto ricordare che «questa è la nostra comunione, queste celebrazioni ne sono il segno e la profezia che i giorni che verranno ci vedranno uniti nella lotta per la giustizia e la pace». (www.diocesidicremona.it)
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