Il culto mariano nelle edicole e santelle al Boschetto. Il primo Ferragosto della Madonnina del Naviglio Civico
La statuetta era comparsa misteriosamente nel febbraio scorso, a ridosso della ricorrenza della Madonna di Lourdes, ed oggi festeggia il Ferragosto, giorno in cui il mondo cattolico celebra la solennità dell’Assunzione di Maria in cielo. Tuttora, non si conosce l’identità di chi abbia contribuito all’ ‘apparizione’. L’unica certezza è l’affetto con cui la minuscola Madonnina è stata accolta dalla gente. Si trova nella cavità di un tronco, è alta all’incirca una decina di centimetri e poggia su una mattonella spezzata, ricoperta da ghiaia bianca. Per mesi, l’insieme è stato adornato da un rametto di landina, carico di bacche vermiglie. Da allora, la Madonnina del Naviglio Cremona ha protetto le sponde del canale ed ha invitato silenziosamente i passanti alla preghiera ed al raccoglimento. Chi passeggia per la campagna lascia spesso ai suoi piedi qualche fiorellino di campo, che, una volta secco, qualcun altro rimuoverà, in un ciclo perpetuo di cura e di devozione popolare. La Madonnina ha superato indenne piogge battenti, grandinate distruttive, sferzate di vento e trombe d’aria. È restata composta, serena, con le mani giunte, il velo candido, la veste rossa ed il manto blu, a perdersi nella contemplazione dell’orizzonte, con gli occhi celesti ed i lineamenti assorti e delicati.
C’è da dire che, al Boschetto, i rimandi al culto mariano sono disseminati ovunque. Molti, purtroppo, sono stati cancellati dal tempo e, a testimoniarne l’esistenza passata, sono rimaste le nicchie vuote. Altrettanti possono ancora essere ammirati.
Malgrado sia ben più di un’edicola votiva, va innanzitutto menzionata la chiesa del Boschetto, che sorge in via Crocile ed è intitolata a Santa Maria Annunciata. L’edificio era originariamente legato ad un convento (vi si fa riferimento in un atto del 1233, sebbene la fondazione sia probabilmente avvenuta nell’835). Tra i colonizzatori di questo luogo boschivo (Boschetum), poi bonificato e reso fertile, vi furono, in effetti, i monaci eremitani di San Gerolamo della Congregazione del Beato Pietro da Pisa e le monache benedettine. Le fonti concordano nel raccontare che, nel 1527, il duca Francesco II Sforza, già impossibilitato a cavalcare oppure infortunatosi passando a cavallo davanti alla cappella originaria, promise che, in cambio della grazia/guarigione, avrebbe fatto erigere un edificio più grande, che divenne sede parrocchiale nel 1575, per volere di San Carlo Borromeo, cardinale ed arcivescovo di Milano. Vi era affrescata la prodigiosa Beata Maria Vergine Annunciata, forse ritratta con il capo sormontato da una corona. L’anniversario ricorreva in settembre. Non è dato sapere se quel dipinto coincida con l’attuale, sul cui panneggio intervenne Don Illemo Camelli, che fu sacerdote, pittore, scultore, critico d’arte cremonese e primo direttore del Museo Civico.
Verso la ciclabile di via Brescia, le santelle sono due. La più antica è situata nei pressi del passaggio a livello ferroviario, sul terreno della cascina Ca’ del Biondo, all’incrocio tra le vie Malcantone e San Quirico: vi sono rappresentati a tempera Maria e Gesù Bambino incoronati, con due cherubini. Gli anziani ricordano che, in primavera, il posto era meta di processioni per la recita del rosario.
Verso Bettenesco, frazione di Persico Dosimo, i coniugi Fortuna hanno invece fatto costruire un tempietto alla Beata Vergine del Paradiso, inaugurato nel 2018. Le motivazioni del progetto sono private, ma il signor Gino ha voluto che il segno tangibile della propria riconoscenza a Maria fosse condiviso con l’intera comunità.
Meritano un cenno anche i frammenti di quella che doveva essere una bellissima Sacra Famiglia, con angeli. Oramai, è estremamente sbiadita e lacunosa. La si intravvede all’ingresso del Boschetto, al Belgiardino (el Belgiardéen), sul muro di uno stabile diroccato. Di San Giuseppe, si scorgono solo il braccio e la mano, che sorregge un attrezzo. La scelta iconografica del san Giuseppe lavoratore potrebbe essere stata commissionata da un falegname, che lì aveva la propria bottega.
Sarebbe davvero meraviglioso se potesse tornare a splendere come il Cristo flagellato, che si trova vicino alla piazzetta di via Boschetto e che sprona i fedeli a riflettere sul valore del sacrificio di Gesù. L’iscrizione latina “Hic fige pedem, peccator, perpende quid pro te fecit Redemptor, anno 1748” significa infatti: “Fermati qui, o peccatore, e medita su ciò che il Redentore ha fatto per te; nell’anno 1748”.
Nonostante non sia collegato alla Vergine Maria, merita un cenno pure il San Colombano (San Culumbàan) di Silvio Lanfredini di Breda Cisoni, che abbellisce una parete della cascina omonima, in cui, nel 1890, venne alla luce don Primo Mazzolari. Sull’altro lato del portone, venne apposta una lapide in marmo con l’effigie bronzea del sacerdote. Il medaglione è sempre opera del Lanfredini ed è stato realizzato dalla Fonderia Boccacci. Nell’incisione del marmista Roberto Negroni, si legge: “A don Primo Mazzolari. ‘Sono il ragazzino di San Colombano, che si è smarrito per tante strade e che ora ritorna’. ‘San Colombano, la casa che fu dei suoi dove egli è nato in una gelida notte d’inverno del 13 1 1890’. La parrocchia S. Maria del Boschetto nel XXV della morte 12 4 1959 / 1984”.
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commenti
Michele de Crecchio
16 agosto 2026 01:16
"Edicole" o "Santelle", oppure nel casalasco, mi pare, "Maestà", sono solo alcuni dei molti modi nei quali vengono denominate nel nostro territorio quelle piccole costruzioni religiose, che, spesso con fogge rudimentali, ovvero talvolta anche con più raffinate attenzioni architettoniche, testimoniano di una particolare e simpatica maniera di esprimere una fede popolare che, non di rado, persino coincide con l'esigenza pratica di evidenziare antichissimi "caposaldi", funzionali alla divisione dei terreni o alla direzione delle acque, oppure di ricordare vicende singolari, spesso luttuose, altrimenti fatalmente destinate all'oblio determinato dall'inesorabile trascorrere del tempo.
Non mi sembra inutile qui ricordare che, per iniziativa della associazione dei segretari comunali operanti nel nostro territorio, furono, anni or sono, opportunamente pubblicate le gradevoli (nonché storicamente interessanti) memorie autobiografiche che uno di loro, l'ottimo Gino Bonomi, già segretario dei comuni di Casalmorano e Genivolta, nonché animatore cremonese di quelle particolari fasi della cultura italiana che furono dette del "primo" e del "secondo futurismo", aveva lasciate manoscritte e non ancora stampate come sicuramente meritavano.
Tali memorie sono raccontate dal Bonomi con il singolare artificio letterario di immaginarle oggetto di vari colloqui intercorsi tra l'autore e un colonnello russo sepolto, sin dai tempi di Napoleone, in una "cappella votiva" edificata a lato della strada che congiunge i due comuni a lungo affidati alle sue cure di segretario. Da tali memorie sembra di capire che l'ottimo Bonomi fosse solito traferirsi (a piedi o in bicicletta?) dall'uno all'altro di tali comuni e, in occasione di avverse condizioni meteoriche, fosse altrettanto solito rifugiarsi sotto il portichetto antistante la "cappella votiva" che credo sia ancora esistente, di pregevole conformazione e intitolata a San Gregorio.