Tra fede e folclore, tradizione e storia, misteri e leggende, in provincia la popolarità di San Rocco continua nel solco dei tempi. Le celebrazioni previste
Dopo la festa dell’Assunta del giorno di Ferragosto, Cremona e provincia si preparano a vivere e celebrare un altro appuntamento molto atteso, sentito e tradizionale: quello con la festa di San Rocco che ricorre il 16 agosto e, quest’anno, cade in domenica.
Il culto del celebre santo pellegrino e taumaturgo, come noto, è diffusissimo e molto popolare in tutta Italia ed anche ben oltre i confini nazionali. Un culto dalle dimensioni molto vaste, accompagnato e scandito da secoli di storia, di misteri e di leggende, oltre che di folclore.
Cremona, va subito ricordato, è custode di un documento di assoluto valore legato al santo; infatti la Biblioteca Statale conserva, tra le altre cose, un Missale Romanum edito a Milano esattamente 550 anni fa, nel 1476. Si tratta di una delle più antiche testimonianze della celebrazione dedicata al santo del 16 agosto. In Cattedrale spicca inoltre lo splendido altare realizzato come ex voto dopo la peste del 1630 con la statua policroma di San Rocco, affiancato da San Francesco d’Assisi e San Bernardino da Siena (1630-45); ed impreziosito dalle Tele del Genovesino (1645). Sempre in città da non dimenticare la cappella e la cascina a lui dedicata sulla omonima via nella immediata periferia della città. La cappella, doveroso ricordarlo, fu riedificata nel 2008 dal dottor Gioele Quaini di cui ricorre, proprio quest’anno, il centenario della nascita (con la speranza che sia adeguatamente ricordato) e si tratta di una autentica e graziosa oasi di pace e di spiritualità in cui tutto parla del santo pellegrino, a partire dalla pala dell’altare, opera eccezionale del pittore cremonese Graziano Bertoldi, autore anche della celebre santella della Regina del Po a Brancere, inaugurata per il Giubileo del 2000 e divenuta ormai punto di riferimento e di arrivo della processione dell'Assunta del 15 agosto. Un santo, Rocco di Montpellier, tanto popolare quanto ricco di enigmi e di interrogativi da secoli irrisolti. Celebre pellegrino, taumaturgo, ed eremita, secondo alcuni studiosi anche Terziario francescano, è al centro da sempre di un culto diffusissimo anche nel Cremonese come nel Mantovano e nelle dirimpettaie province di Parma e Piacenza ma anche nel resto della Pianura Padana, terra in cui, secondo la tradizione e le fonti storiche transitò. Non c’è praticamente paese o località in cui non esista una chiesa, un oratorio, una santella o una maestà, una strada, una piazza o una associazione a lui dedicati e non c’è chiesa in cui non sia conservata almeno una statua o un dipinto in cui è raffigurato il santo. Tutto questo è testimonianza tangibile di una tradizione e di una fede popolare estremamente diffuse, che gettano le loro radici soprattutto a quei tempi in cui si diffusero le epidemie di colera e di peste, contro le quali il santo taumaturgo veniva invocato. In epoche passate, quando le epidemie di peste erano ampiamente diffuse, San Rocco veniva invocato dai fedeli, al fine di ottenere guarigioni ed affinchè queste stesse epidemie venissero debellate.
Il Santo di origine francese avrebbe soggiornato a Sarmato ed a Caorso e avrebbe operato guarigioni a Piacenza. Nel pieno del medioevo, quando povertà e violenza, assieme a contagi ed insicurezze, flagellavano persone e comunità precarie ed indifese, questo personaggio soccorreva gli appestati divenendo ben presto una vera e propria icona della solidarietà e della fratellanza. Così dal Quattrocento in avanti la sua figura si è rapidamente imposta in tutta Italia ed in tutta Europa. Permane però, sulla celebre figura del pellegrino e taumaturgo, un grande interrogativo. Quella che lo riguarda è storia o leggenda? La realtà del pellegrino originario di Montpellier è racchiusa in un paradossale contrasto: da un lato è uno dei santi più venerati e popolari della storia della Chiesa e del popolo cristiano, a lui sono attribuite un numero incalcolabile di guarigioni, ma dall’altro la sua vita appartiene ormai più al limbo della tradizione e delle leggenda che non al dominio della storia, perché sono assai poche, e scarsamente documentate, le vicende conosciute ed attendibili del suo percorso umano e cristiano. L’oscurità è così fortemente diffusa ed evidente che, da tempo, non pochi esperti e studiosi, ritengono che la figura di San Rocco non sia altro che, addirittura, una pia invenzione. Diversi anni fa è uscito un libro, “San Rocco Pellegrino”, edito da Marcianum Press (con tanto di presentazione del cardinale Angelo Scola), curato da Paolo Ascagni, cremonese “d’adozione”, uno dei massimi studiosi rocchiani, autore anche di altre pubblicazioni dedicate a San Rocco. Un volume col quale l’autore ha cercato di districare le tracce della storia dalle secolari incrostazioni della leggenda, ripercorrendo le principali direttive di studio che, in particolare dall’Ottocento ad oggi, hanno recato di fare luce sulla indefinibile figura del santo. Ne è sorto un ritratto tanto problematico quanto avvincente dell’affascinante carisma di Rocco di Montpellier, uomo dai mille misteri, crocevia di questioni irrisolte ma simbolo sempre attuale della santità cristiana e dei valori umani più veri e profondi. A porre forti dubbi sull’esistenza di San Rocco è stato anche il belga Pierre Bolle, celebre studioso e ricercatore dell’Università Libre di Bruxelles, che con Ascagni ha pubblicato "Rocco di Montpellier. Voghera e il suo santo” (2001). Secondo quanto sosteneva lo studioso belga si sarebbe di fronte ad un duplicato agiografico. In pratica il celebre santo di Montpellier sarebbe il “doppione” di un altro santo vissuto nel VII secolo, vale a dire Racho di Autun. Quest’ultimo, dati ecclesiastici ufficiali alla mano, è stato il primo vescovo franco di quella città, è morto intorno al 660; è festeggiato il 28 gennaio (ma anche il 5 dicembre) ed il suo nome è equiparato a “Ragoberto”, una concordanza in realtà molto discutibile. Di fatto, Pierre Bolle dimostra che i numerosi racconti, cioè le antiche “Vitae”, infarciti di stereotipi, non sono affatto utili sul piano rigorosamente storico. E presenta invece numerosi indizi di natura liturgica, che gli consentono di arrivare a conclusioni originali e proposito dell’evoluzione del processo leggendario, prima che esso assumesse una forma letteraria. Per esempio, nella regione francese di Montpellier, una menzione del santo come “vescovo e martire” (ciò che in effetti egli non è), al 16 agosto di un calendario liturgico del XV secolo, era sempre stata interpretata come la confusione di un copista con San Raco, vescovo di Autun e protettore dalla tempesta, venerato, come già anticipato, il 5 dicembre. Come dimostra una ricerca più approfondita, anche diversi manoscritti della Linguadoca presentano questa particolarità. Essa, dunque, traduce piuttosto un uso liturgico regionale del santo di Autun spostato ad un’altra data del calendario, che è quella del 16 agosto. Questo è confermato da altri indizi di “duplicazione”: alcuni lezionari inediti del santo di Autun; una preghiera in francese medievale del XV secolo, che associa “pestilenza”, “peste” e “tempesta”; una messa in latino che associa “languores epidemiae” ed “aeris tempieres”; una xilografia provenzale della fine del XV secolo, che riproduce entrambi i santi; infine, anche una tradizione italiana sulla vendita delle reliquie. L’accumulo di tutte queste testimonianze di natura liturgica, iconografica, leggendaria e storica porta di conseguenza a sostenere che San Rocco di Montpellier potrebbe realmente essere un “doppione” agiografico di Raco di Autun, santo vescovo il cui culto pare risalire all’epoca merovingia. Tale sdoppiamento si è determinato principalmente per ominimia (Raco/Rocho) ed inoltre a seguito di un processo linguistico di aferesi, relativo alla sua funzione di “protettore”: “tempeste” è così diventato “peste”. Lo sdoppiamento è stato inoltre facilitato dalle concezioni medievali medico-eziologiche in materia di epidemie; derivate dalle teorie miasmatiche di Ippocrate e di Galeno, che stabilivano in modo molto netto un legame causale diretto tra le epidemie e le perturbazioni meteorologiche, specie le tempeste. Facendo ora un bilancio della questione, considerando le due principali cronologie dedicate al santo, emerge che la tesi tradizionale, quella di Francesco Diedo (che è la più conosciuta) presenta troppe incongruenze per poter essere accettata; la nuova, della “Scuola Italiana” è invece da ritenere più attendibile. Gli studiosi persuasi dell’esistenza di San Rocco sono pressoché tutti allineati alle posizioni della “nuova cronologia” che, di fatto, è la sola capace di risolvere, seppur in parte, i molti punti interrogativi che permangono sulla biografia del santo Si può anche affermare che, se in Francia, il culto è nato da una contaminazione con San Raco determinando una “confusione liturgica”, in Italia la devozione è nata in modo del tutto indipendente tra Voghera e Piacenza. Potrebbe quindi essere esistito un personaggio che ha vissuto episodi importanti della sua vita nella nostra zona, ed al quale sono state nel tempo attribuite leggende e cose non verificabili. Permane, in ogni caso, il simbolo sempre attuale della santità cristiana e dei valori umani più veri e profondi legati ad un uomo che scelse la via della povertà e della cura del prossimo vivendo da pellegrino alla sequela di Cristo.
In città, a Cremona, la popolarità di San Rocco sono evidenziati non solo dall’altare in cattedrale e della cappella di ma anche dalla chiesa e dal convento fuori le Mura, e dai due oratori di via Lanaioli e porta Marzia. Vivace la cronaca della festa del santo nei documenti liturgici e civili, specialmente nei Calendari e nel messale del 1476. Meravigliosa la guida artistica ai tesori dei dipinti conservati nel Museo Civico Ala Ponzone e stupenda la descrizione della cappella e dell'altare in Cattedrale con l’imponente struttura, la statua, la cornice dell'altare, i quadri di Luigi Miradori.
Stimolante poi il parallelo con la chiesa urbana di San Sebastiano che vede, sulla facciata, infatti, ben visibili le statue di San Sebastiano e San Rocco All'interno un quadro di Galeazzo Campi, La Madonna tra San Rocco e San Sebatiano (1518): accoppiata molto frequente anche in altri quadri. Non trascurabile la statua di San Rocco, realizzata in cartapesta nella chiesa parrocchiale di Boschetto.
Uscendo poi dai confini cittadini, sono numerosissimi i luoghi dedicati al santo o che conservano opere d’arte “rocchiane”. Tra queste, ad esempio, nella chiesa sussidiaria di Paderno, l’affresco di Filippo Sacchini, datato 1573, che raffigura San Rocco che intercede per gli appestati presso la Trinità. Tra le località in cui il culto di San Rocco è particolarmente diffuso sono da citare Pescarolo, Casalmaggiore, Ostiano (con la bellissima cappella nell’omonimo quartiere), Castelleone, Chieve, Montodine, Gera di Pizzighettone, Ripalta Nuova, Dovera. Spino d’Adda, Tornata, Recorfano di Voltido e Motta Baluffi.
A Gera di Pizzighettone proprio quest’anno compie 540 anni la bella chiesa dedicata a San Rocco. Fu infatti eretta nel 1486 come oratorio e ampliata nel 1583. Il suo svettante campanile a guglia è il più antico di Pizzighettone e non ha subito modifiche. L’interno custodisce pale d’altare di pittori cremonesi del XVI e XVII secolo. Degne di particolare menzione le fastose cornici lignee. In particolare quella del primo altare a sinistra del presbiterio, intagliata a fogliami e corolle di girasoli, rivestita con foglie d’oro e attribuita alla scuola di Giacomo Bertesi, il miglior intagliatore dei Seicento cremonese.
Altra chiesa “rocchiana” di grande interesse è quella di Montodine, nel cremasco. La chiesetta sorge fuori paese, sulla via che porta al cimitero, vicina a San Zeno. Si tratta di una costruzione unica nel suo genere nel territorio, infatti presenta una interessante costruzione a pianta centrale, con perimetro ottagonale e cupola interna illuminata da un lanternino, è un esatto modello degli antichi battisteri, anche se eretta negli anni 1630-1647, come ex-voto per la peste del 1630. Montodine si dice infatti sia stato il primo paese del cremasco influenzato dall'epidemia di peste, portata forse dal barbiere del paese che si era recato in visita ai suoi famigliari di Codogno(?). In suo onore si svolge la festa di San Rocco il 16 agosto cuocendo pani insipidi da benedire durante la cerimonia. In questo tempio aveva sede una confraternita omonima, eretta precedentemente, nel 1618, in riparazione dell’offesa perpetrata nei confronti del Santo per la demolizione, verso la fine del 1500, di un primitivo edificio sacro ormai in rovina e situato nelle vicinanze del paese. La confraternita di San Rocco s’insediò dapprima nella chiesa della Beata Vergine oltre il fiume Serio e vi rimase ininterrottamente per 25 anni; poi nel 1643 emigrò nel nuovo oratorio dedicato a San Rocco, l’attuale, pur non essendo ancora completato.
L'ottagono ha una valenza simbolica precisa: rappresenta il giorno senza tramonto del Risorto, evoca l'ottavo giorno fuori della settimana; con il battesimo si passa dalla morte del peccato ad una nuova vita in Cristo, all'ottavo giorno dell'eternità. Nella chiesa erano contenuti alcuni quadri uno dei quali (oggi conservato a Palazzo Benvenuti) raffigura il Santo Protettore, accompagnato dal suo fedelissimo cagnolino, mentre visita il Lazzaretto, per confortare gli appestati. San Rocco fu demolito alla fine del 500, poi venne ricostruito e nel 1618 si insediò la confraternita di San Rocco che avevano un saio verde e celebravano i morti il giorno di San Martino. Ma la chiesa sorge su una collina franabile e umida (gli affreschi infatti non si sono conservati) e i confratelli volevano tornare alla chiesina del Rosario oltre il ponte dove però era sorta l'omonima confraternita, per alcuni anni la disputa è continuata finchè la confraternita di San Rocco è stata sciolta. San Rocco rischiò per due volte la distruzione. La prima per lo straripamento della roggia Comuna, che poi venne convogliata nel fiume Serio (1676) quando fu scavato un altro alveo così vicino all’oratorio che l’umidità rovinò immagini e arredi della chiesa (1679). A tale inconveniente si provvide nella seconda metà del Seicento con il rifacimento del vecchio pavimento. Si fece un nuovo muro e il pavimento del coro fu rivestito da uno strato di ghiaia per allontanare l’umidità (Mons.Zollio 1685).
Il secondo disastro avvenne in occasione di un restauro nel 1970-71 quando vi fu il crollo della cupola. Per salvare la chiesa il Ministero dei Beni Culturali intervenne con vari consolidamenti strutturali negli anni ’80 e quindi con un restauro conservativo.
Fu restituito al culto nel Novembre del 2000. Qui, domenica 16, alle 10 sarà celebrata la messa e, al termine della celebrazione, saranno distribuite le Michì da San Ròc (i tradizionali panini di San Rocco), legati alla devozione del Santo e alla protezione contro le malattie.
Per quanto riguarda gli eventi in programma, domenica 16, ad Ostiano, la messa alle 11 in chiesa parrocchiale e la messa, alla stessa ora, anche nella parrocchiale di Motta Baluffi (la funzione, nelle intenzioni, doveva essere celebrata in via San Rocco ma a causa del caldo si è preferito spostarla giustamente in chiesa). A Pescarolo, sempre domenica 16, alle 19.45, nel cortile dell’Oratorio si tiene la tradizionale Festa di San Rocco, organizzata dallo stesso Oratorio di Pescarolo dell’Unità Pastorale Cafarnao, in collaborazione con Pro Loco Pescarolo e Asd Gs Pescarolo. In tavola ci saranno gnocchi al pomodoro e gongorzola, arrosto con patate al forno, formaggi, dolci e vini. Al termine della cena si terranno l’Incanto e una singola Maxi-Tombola con ricchi premi con i proventi che sarà destinato all’importante progetto di sistemazione del tetto della chiesa.
Molto sentita è, la ricorrenza, anche a Recorfano di Voltido dove i festeggiamenti sono promossi dall’Unità Pastorale Monsignor Barosi, dal Comune e dal Comitato Volt. Qui i festeggiamenti sono iniiati venerdì 14 agosto, alle 21, in oratorio con un evento dedicato a “Musica e letture ispirate a San Rocco” con la partecipazione di Maurizio Vezzoni all’organo e del soprano Maria Pedroni che hanno coinvolto il pubblico in un percorso artistico e spirituale tutto dedicato a San Rocco. Sabato 15, dalle 19,30 alle 20,30 ci sarà un apericena gratuito (escluse le bevande) proposto dall’Antica Trattoria Gianna nella piazzetta della chiesa. Per partecipare era necessario contattare entro il 10 agosto Chiara Cauzzi o Giuliana Ferrazzi, ma chissà che qualche posto, per gli interessati, ci possa ancora essere. Il momento clou sarà ovviamente quello di domenica 16, con due appuntamenti: alle 11 la messa nella chiesa di Recorfano e, alle 21, la tradizionale processione con la statua del santo, presieduta dal vescovo monsignor Antonio Napolioni, e impreziosita dal complesso bandistico di Canneto sull’Oglio.
A Casalmaggiore, invece, domenica sera, 16 Agosto, alle 21: nello spazio di San Rocco, possibilità di ammirare, dalle ore 20, il tramonto sul Po dalla terrazza della chiesa. Sarà presente l’architetto Gabriele Pezzini per chi volesse, prima o dopo la messa, approfondire la conoscenza del complesso di san Rocco. Complesso che, come noto, è stato al centro in questi anni di importanti interventi di consolidamento, riqualificazione e restauro che hanno restituito alla città, e al territorio, un vero e proprio gioiello. Giovedì 20 Agosto, invece, alle 21, davanti allo stesso complesso di San Rocco sarà presentato un concerto per pianoforte e per soprano e pianoforte “Un bel dì vedremo” in memoria di Marco e Davide Bazzani, indimenticati giornalisti de “La Provincia”. Altro appuntamento “rocchiano” è quello di Tornata dove, sabato 15 agosto, è in programma la Festa di San Rocco. Per l’occasione, dale 19.30, cucina aperta con gnocco fritto con salumi e gorgonzola; roast beef della Gastronomia Stringhini di Rivarolo Mantovano; prosciutto e melone . Alle 21, quindi, musica dal vivo con Nadia Nadi Anghinoni che farà da colonna sonora alla serata, con la pista da ballo pronta ad accogliere tutti. In funzione anche il bar, con birra alla spina del Mad One di Casalmaggiore, dolci e menù bambini per un Ferragosto all'insegna della buona cucina e del divertimento.
In terra cremasca, a Sergnano, domenica alle 18 la messa con la processione di San Rocco e la benedizione e distribuzione, anche qui dei “michi” con offerta ai bisognosi. A Palazzo Pignano, la Parrocchia di San Martino organizza la Festa di San Rocco con messe alle 10 e alle 19 seguite dalla tradizionale benedizione dei mezzi agricoli e di lavoro. Dalle 19.30, quindi, spazio alla Cena di San Rocco con un menu fisso al costo di 5 euro. La serata sarà impreziosita dall' intrattenimento musicale di Jennyfer Group. A Dovera appuntamento invece con la storica a sagra patronale di San Rocco promossa dalla Rettoria e dall’associazione San Rocco e San Cassiano. In programma visite alla piccola chiesa dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17 ed esposizione degli Ex-Voto. Alle 18, benedizione della Pala dell’altare di San Giovanni Battista presieduta dal vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti che celebrerà anche la messa col parroco don Carlo Granata. La celebrazione sarà seguita dalla processione con la statua del Santo per la via principale del borgo (con la partecipazione della banda di Pandino). Anche qui ci sarà la benedizione e distribuzione dei tradizionali “michì de San Ròc”. Dopo le funzioni religiose, appuntamento col ritrovo conviviale alla Cascina Viganò, offerto dalla Bcc Caravaggio e Cremasco. A Fornovo San Giovanni, invece, la Festa di San Rocco è organizzata dal Comitato di San Rocco e prosegue fino al 17 agosto all’area-feste parco comunale “Angeli del 2 Giugno”. Tutte le sere servizio di cucina aperto dalle 19.30 e musica dal vivo dalle 21. Sabato 15 agosto alle 20 ci sarà anche uno spettacolo dei burattini mentre domenica 16 bancarelle dalle 18, musica con l’orchestra “Stefano Siena” e grande spettacolo pirotecnico finale.
Infine, a Crema, domenica, dalle 19.30 va in scena il tradizionale appuntamento con i Gnocc da San Rocc all’Arci di San Bernardino in via XI Febbraio 14. In tavola gnocchi di patate con ragù, sugo di pomodoro o gorgonzola ma anche griglieria, fritti, panini caldi, insalatone ed anche piatti vegani/vegetariani. Tra fede e folclore, tradizione e storia, misteri e leggende, in terra di fiume la popolarità di San Rocco continua nel solco dei tempi.
Nelle foto la cappella di San Rocco di Cremona, l'altare in Cattedrale e il Messale conservato in Biblioteca, la chiesa di Gera di Pizzighettone, San Sebastiano, la santella di Motta Baluffi, San Rocco a Pescarolo, a Montodine, a Solarolo, a Ostiano e ancora a Pescarolo.
Eremita del Po
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commenti
Jim Graziano Maglia
15 agosto 2026 16:18
Uno studio(ben più che un articolo!)su San Rocco veramente coin bollente, analitico, profondo, culturalmente, religiosamente nonché storicamente rilevante e profondo. Bravo Panni, veramente! E tal proposito consentimi una battuta...Eremita francese l'uno,Eremita del Po, tu, non poteva di certo non esserci questa straordinaria sorta "d'intesa storiografica" ...e tanto altro ancora! Grazie.Evviva San Rocco, popolarmente amatissimo, come dal qui scrivente.