28 aprile 2026

Oggi a Milano si presenta la terza edizione de "La Messa dell'uomo disarmato" di don Luisito Bianchi: il manifesto di un mondo possibile

Viene presentata al Teatro degli Angeli di Milano alle ore 18.30 di martedì 28 aprile la terza edizione de "La Messa dell'uomo disarmato", capolavoro letterario di Luisito Bianchi, sacerdote della Diocesi di Cremona scomparso nel 2012.
Nella prima parte dell'evento lo scrittore Luca Doninelli insieme con Alessandro Rivali, direttore editoriale di Ares (casa editrice che ha curato questa nuova edizione) presenteranno l'opera di don Luisito; nella seconda parte Giacomo Poretti e Daniela Cristofori leggeranno alcuni brani del romanzo.
L'evento di oggi non è solo una presentazione, bensì un’occasione importante per riscoprire il valore letterario dell'opera e per conoscere meglio il suo Autore.
 
Come scrive nei suoi diari, ne "La messa" c'è l'esperienza di don Luisito: è lui il protagonista del romanzo, quel Franco che assiste agli eventi della Resistenza, li racconta e se ne fa custode, dovendo, suo malgrado, sopravvivere ad essi.
Da quanto vissuto, Franco si sente coinvolto e, come molti dei personaggi dell'opera, si interroga su come quel che è accaduto possa durare nel tempo, perché coloro che sono morti non lo siano invano.
Il protagonista del romanzo trova il suo modo di  continuare a vivere scrivendo di quegli eventi, e qui si incontra la più esplicita sovrapposizione tra l'io narrante e l'io dell'Autore.
Lo scrittore Luisito Bianchi prima di giungere come il suo protagonista a questa decisione, iniziando a scrivere mentre assisteva la madre malata in ospedale, ha trovato il modo di continuare la sua resistenza in scelte particolari di vita, legando il suo ministero sacerdotale alla gratuità, lavorando con le proprie mani per sostenersi nel suo essere prete.
Ogni anno della vita di don Luisito, dall'8 settembre del 1943, è stato per lui un anno di resistenza, ed egli lo ricorda in apertura del libro in ognuna delle due edizioni e della ristampa della prima edizione.
Se per qualcuno il 25 aprile è divisivo, per don Luisito la resistenza è una realtà totalmente unitiva, perché esprime la forma di ogni esistenza umana e cristiana: resistere al male per proporre il bene. Terminata la forma concreta della guerra civile, in cui la resistenza si è espressa negli anni 1943-1945, essa continua nella resistenza del pensiero, dell'impegno, dell'azione a favore dei poveri e degli umili, come don Luisito volle scrivere sull'immaginetta a ricordo dell'ordinazione presbiterale e della Prima Messa (3-4 giugno 1950).
Resistenza è sempre, perché sempre l'uomo deve combattere contro la tentazione della barbarie che dentro e fuori di lui lo minaccia. 
C'è solo un modo perché questo non avvenga, dice il romanzo: vivere nell'amore. Si tratta di un insegnamento comunicato non come una morale ma attraverso figure commoventi che vivono (e muoiono) proprio per amore. "La messa" è quindi molto più di un romanzo: è un manifesto. Il manifesto di un mondo possibile in cui Toni, Cecina, Giuliano, Balilla, … siedono al tavolo con il Professore, l'Abate e il dott. Piero. Un mondo in cui le differenze non sono motivo di scontro, ma possibilità di reciproco arricchimento.
Un mondo per il quale don Luisito si è speso attraverso scelte concrete e quotidiane che fanno di lui un autore-testimone di quello che ha scritto, di quanto Egli ha creduto.
Nessuno si permetta di chiamare don Luisito profeta, però. Quando qualcuno usava questo termine per lui, don Luisito si arrabbiava moltissimo, perché, come diceva, egli non ha voluto essere altro che cristiano, testimone dell'unico e solo Profeta, Gesù Cristo, modello sempre attuale di chi si dona per amore.
Leggere "La messa" significa quindi immergersi nel mondo interiore di don Luisito e, ripercorrendo fatti ed eventi del romanzo, lasciarsi provocare perché anche ciascun lettore provi a vivere la sua resistenza, il suo modo di seguire il Resistente.

 

Francesco Cortellini


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