Pescarolo, il carnevale si chiude con la tradizione: in scena il falò, che quest'anno segna la 538esima edizione e celebra il martedì grasso. La storia del rito che risale alla peste manzoniana
Piazza gremita, mascherine, coriandoli e tanto divertimento. E, in chiusura, fuoco e fiamme alte per salutare il martedì grasso e chiudere le celebrazioni carnevalesche, che a Pescarolo sono ormai la tradizione consolidata da anni. Basti pensare che il tradizionale falò segna quest'anno la sua 358esima edizione, segnale che ormai è parte integrante della storia del paese; non di meno la tradizionale sfilata dei carri, arrivata a 60 edizioni, che colora la piazza del paese e la trasforma nell'ombelico del mondo carnevalesco del cremonese, appuntamento che non delude mai le aspettative di grandi e bambini.
Ma il falò di Pescarolo non è solo tradizione e usanza, è anche e soprattutto rito e come tale gode di una liturgia particolare, che inizia ben prima che le fiamme si levino sulla piazza: inizia in un campo, anzi, inizia dall'albero, quello prescelto per essere al centro del falò: una rovere, alta, dritta. Oggi forse se ne trovano ancora poche, ma negli anni passati queste essenze non mancavano lungo le rive e tra i fossi. La pianta non va sradicata, ma tagliata; oggi è tutto più semplice con i mezzi meccanici, ma alle origini del rito, anche questa operazione richiedeva lungo lavoro e fatica e richiamava decine di persone. Una volta abbattuta, la rovere deve essere trascinata sulla piazza, dove viene issata e circondata dalla catasta che alimenterà il rogo. E già il momento del trasporto della pianta diventa una parte integrante del rito, tra musica e canti festanti, un buon bicchiere di vino al bar dopo la fatica e un'occasione di convivialità che si aggiunge ai festeggiamenti carnevaleschi.
E proprio il fuoco e il bagliore delle fiamme, si dice, dovevano essere un richiamo per coloro che, nei tempi passati, si erano allontanati dal paese per fuggire alla peste manzoniana del 1630; ci sono poi le interpretazioni più legate ad una visione pagana del rito, così come quelle che lo vedono invece legato al mondo contadino e non mancano visioni più catartiche di purificazione dopo il periodo di tribolazioni e affanni dell'inverno, quando la vita era davvero dura tra freddo, stenti e duro lavoro, con la luce ed il calore del fuoco che conducono fuori dal freddo e dalle tenebre invernali.
Comunque lo si voglia interpretare, quello del falò rimane comunque un monento fortemente identitario per Pescarolo, che richiama tante persone in quella piazza e allo stesso tempo porta il paese al di fuori dei proprio confini.
Il rito come sempre è iniziato anche ieri sera, ultimo giorno di Carnevale, puntuale al rintocco delle campane che hanno segnato le 20.00: ecco che la scintilla da' vita alle fiamme che partono dalla catasta di rami e legna alla base della pianta che resta al centro della piazza e che viene lentamente avvolta dal fuoco; tutt'intorno la gente che festeggia ad alta voce, tra canti e usanze scaramantiche, come quella di percorrere tre giri in senso antiorario intorno al falò mentre brucia o come l'usanza di porre 24 ombrelli colorati in cima alla rovere in segno di buon auspicio per l'anno.
Foto storiche da "La Cronaca", ed. 01 marzo 2006
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