6 marzo 2026

Piloni e Casati (Pd) incontrano le Rsa cremonesi: in Lombardia saturazione al 98% e rette aumentate del 16,4% in quattro anni

I consiglieri regionali del Pd Matteo Piloni e Davide Casati hanno incontrato i rappresentanti delle Rsa della provincia di Cremona.

"È stato un confronto utile e necessario. - dichiarano i consiglieri dem - Un'occasione di ascolto delle necessità che vivono quotidianamente queste strutture, che svolgono un ruolo decisivo per le nostre comunità, fornendo assistenza e cura alle persone fragili e alle loro famiglie". 

"Un ruolo che però Regione Lombardia sembra non comprendere pienamente. L'incontro di oggi, - per il quale ringraziamo i presidenti e i direttori che hanno partecipato insieme alla presidenza e alla direzione di Cremona Solidale che ci hanno ospitato, ci ha confermato che sul territorio le Rsa si sono trasformate, diventando sempre più strutture dedicate alla lunga degenza, con un peso crescente della componente sanitaria oltre a quella sociale, e non più soltanto della residenzialità. Vere e proprie strutture socio-sanitarie multiservizi" sottolineano i consiglieri Dem.

Proprio per questa ragione, e alla luce delle tendenze demografiche legate all'invecchiamento della popolazione, accompagnate da un ricambio generazionale sempre più difficile, la politica e le istituzioni devono avere uno sguardo rivolto al futuro, programmando sulla base di dinamiche che già oggi sono evidenti. 

"I bisogni cambiano e aumentano- continuano Piloni e Casati-la popolazione invecchia. Eppure, da molti anni non si mette mano al numero dei posti letto, che sono insufficienti, riaprendo le contrattualizzazioni. Le Rsa lombarde hanno un tasso di saturazione del 98%, con costi crescenti per famiglie e gestori, con rette aumentate del 16,4% in quattro anni. I contributi regionali non sono adeguati ai livelli di assistenza richiesti e in più gli enti sono in difficoltà per la forte carenza di personale, infermieri, Oss e Asa, che peggiorerà con i pensionamenti dei prossimi anni e per il costo dei farmaci". 

"Sono questioni che già lo scorso martedì abbiamo portato in consiglio con l'obiettivo di affrontarli da qui alla fine della legislatura e di affrontare una volta per tutte anche il tema delle rette per gli ospiti con demenze e Alzheimer, oggi oggetto di numerosi ricorsi. Ma la maggioranza si è rifiutata di affrontare nel merito le questioni sollevate" proseguono Casati e Piloni.

"Un altro elemento su cui stiamo insistendo- ricordano ancora Piloni e Casati- è quello di coinvolgere queste strutture socio assistenziali nel rafforzamento della medicina di territorio, ancora troppo concentrata sugli ospedali. Eppure queste strutture, con i loro 7mila posti letto e 10mila professionisti che lavorano in provincia di Cremona, offrono già oggi una serie di servizi come quelli previsti dalle case di comunità. Diventa pertanto necessario costruire un' integrazione e una relazione tra loro, con l'obiettivo di migliorare e rafforzare la capacità di risposta ai bisogni delle persone e delle famiglie. Una necessità per noi non più rinviabile".

"È necessario evitare che il funzionamento di queste strutture collassi e, insieme a esso, il bilancio di Regione Lombardia e quello delle famiglie, mettendo in atto una vera programmazione che abbia uno sguardo sulle tendenze future e sia consapevole che le Rsa sono luoghi di comunità. Per questo   continueremo   a lavorare in Regione continuando a confrontarci e raccogliere le istanze di queste strutture", concludono i consiglieri del Pd.

 


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commenti


biagio

7 marzo 2026 18:04

Leggendo quanto riportato nell’incontro tra i consiglieri Piloni e Casati e le RSA cremonesi, non posso che condividere la gravità della situazione: rette aumentate del 16,4% in quattro anni, saturazione al 98%, carenza di personale, contributi regionali insufficienti e una domanda di assistenza che cresce ogni anno. È un quadro che riguarda tutti noi, non solo chi oggi ha un familiare in RSA.

La mia riflessione nasce da una preoccupazione semplice: come garantire ai cittadini cremonesi una vecchiaia dignitosa, in un tempo in cui la sanità pubblica fatica a rispondere e le famiglie sono sempre più sole.
E soprattutto: come prepararci ad un futuro in cui le pensioni saranno più basse, perché si andrà in pensione “per quanto si è versato”, e quindi molti non avranno le risorse per affrontare la non autosufficienza.

Non credo che possiamo aspettare che la politica nazionale risolva tutto.
Troppo spesso è impegnata più a farsi rieleggere che a costruire soluzioni strutturali.
Io invece dei sindaci mi fido: sono gli unici che vivono i problemi dei cittadini ogni giorno, senza filtri.

Per questo propongo di aprire una discussione seria su un modello nuovo: un Fondo Comunale di Solidarietà per la Non Autosufficienza, una sorta di “assicurazione civica” che coinvolga i cittadini adulti di Cremona.

L’idea è semplice:

ogni adulto versa un piccolo contributo annuale (20, 30 o 50 euro),

il Comune aggiunge una quota,

si cercano fondi regionali, europei e contributi volontari,

e il fondo eroga un sostegno mensile agli anziani non autosufficienti.

Se consideriamo circa 40.000 adulti a Cremona, il fondo potrebbe raccogliere:

800.000 euro con 20 euro a testa,

1,2 milioni con 30 euro,

2 milioni con 50 euro.

A queste risorse si potrebbero aggiungere quelle del Comune e di altri enti, arrivando a un fondo capace di dare un contributo mensile tra 200 e 500 euro per ogni anziano fragile.
Non risolve tutto, ma alleggerisce in modo concreto il peso delle rette, oggi insostenibili per molte famiglie.

Il contributo potrebbe essere versato:

in un’unica soluzione, magari con la tredicesima,

oppure in piccole quote mensili o trimestrali, da definire insieme al Comune.
Chi vuole potrebbe contribuire con una quota maggiore, senza alcun obbligo.

Tengo a dire una cosa con chiarezza: questa non è “la soluzione”, è una proposta.
Mi aspetto idee migliori, più intelligenti, più efficaci.
Il mio intento non è chiudere il dibattito, ma aprirlo.
Quello che non possiamo più permetterci è ignorare il problema e lasciare sole le famiglie.

Le RSA sono luoghi di comunità, come ricordano Piloni e Casati.
E proprio perché sono luoghi di comunità, credo che anche la comunità debba farsi carico — insieme alle istituzioni — di costruire un modello nuovo, sostenibile e solidale.

Cremona ha la storia, la cultura civica e la forza per farlo.
Io propongo questa strada, ma sono pronto ad ascoltare e migliorare.
L’importante è iniziare a pensarci adesso, prima che sia troppo tardi. un saluto da biagio

marco

8 marzo 2026 10:48

Credo che Lei non consideri che già versiamo su buste paga e pensioni i contributi per il Sistema Sanitario Nazionale.
Che già versiamo sempre su buste paga e pensioni addizionali Comunali e Regionali anche sulla tredicesima per servizi essenziali
Non consideri che di fatto per esami medici anche semplici ( es. Ecografia) siamo mandati a Brescia,Crema ecc.ecc e bisogna sempre valutare il costo della prestazione,del trasferimento in macchina o treno e del ticket per valutarne la convenienza oppure andare in un centro sanitario privato con esborsi non indifferenti .
Che già adesso se un anziano in RSA non riesce a coprire il costo del mantenimento in struttura che è divisa tra quota sanitaria a carico dell'ASL e copre le prestazioni mediche, infermieristiche e riabilitative e il costo alberghiero a suo carico il Comune può chiedere il contributo dei figli che si vedono così gravati da altri costi.
Che già vengono proposte assicurazione per coprire proprio il bisogno della mancanza di autosufficienzae autonomia e non sono a buon mercato e spesso hanno limiti ben precisi.
Che già gli stipendi sono sempre più vittime di lavori poveri e le pensioni sempre più sono erose dal costo della vita,tasse e importi sempre più bassi.
Io credo che la voragine dei conti pubblici che drena risorse che potrebbero andare a risolvere i problemi della sanità e di conseguenza del problema anziani sia anche a causa di aiuti a falsi invalidi, redditi di cittadinanza a chi lavora in nero e vive anche di altri sussidi, di aiuti dati in modo perenne,di una evasione fiscale che è sempre elevatissima.
In altro esborso? No grazie già diamo.
Vogliamo superare il problema anziani? In Svizzera lo stato in caso di ricovero se la persona possiede una casa o risparmi importanti li incamera per sostenere i costi.

Biagio

8 marzo 2026 15:04

Marco, comprendo perfettamente tutte le criticità che Lei evidenzia: i contributi che già versiamo, le addizionali comunali e regionali, le difficoltà nell’accesso alle prestazioni sanitarie, i costi delle RSA e il peso che spesso ricade sui figli. È un quadro che conosco bene e che non ho mai sottovalutato.

Proprio per questo, però, ritengo che il punto centrale sia un altro: allo stato attuale delle cose, i fatti sono esattamente quelli che Lei descrive. I contributi che già paghiamo non bastano a garantire servizi adeguati, la sanità territoriale è in affanno, le RSA sono sature e le famiglie sono lasciate sole. E mentre tutto questo accade, a livello locale si continua a spendere risorse in iniziative che nulla hanno a che vedere con i bisogni reali delle persone più fragili.

Se non possiamo trattenere i nostri contributi per gestirli direttamente — perché questo non è possibile — allora l’unica strada è organizzarci diversamente come comunità, senza aspettare che altri risolvano ciò che da anni non viene risolto. Anche perché, come sappiamo, si va a votare e con ogni probabilità verrà riconfermata una squadra che finora ha fatto poco o nulla per affrontare questi problemi.

La mia proposta di un fondo comunale non è un’imposta aggiuntiva, né un obbligo: è un’idea, aperta a suggerimenti e miglioramenti, per creare uno strumento che possa almeno alleviare la situazione degli anziani non autosufficienti, delle RSA e della sanità territoriale. Un modo per non restare fermi mentre i problemi crescono.

Sono pienamente consapevole della realtà che viviamo oggi, e proprio per questo credo che sia necessario iniziare a pensare a soluzioni nuove, concrete e condivise. Se ci sono idee migliori, ben vengano: l’importante è non continuare a ignorare una situazione che riguarda tutti noi.

Un saluto,
Biagio

marco

8 marzo 2026 11:09

Vogliamo arrivare al modello Svizzero?
Il problema sarà sempre più esplosivo ma l'unica soluzione è il famodo libro dei sogni che ci viene propinato in tutte le campagne elettorali: taglio s sprechi e opere non necessarie,dei costi della politica e sempre più quelle di rappresentanza istituzionale, riduzione dei ministeri,lotta all'assenteismo nella Pubblica Amministrazione che ne zavorra l'efficienza e taglio delle assunzioni sempre nella Pubblica Amministrazione con una distribuzione dei dipendenti in base alla vera necessità e privatizzazione dei servizi non essenziali, lavorare per ridare dignità al lavoro con stipendi non al limite della sopravvivenza e lotta durissima all'evasione fiscale e ai sussidi dati a falsi invalidi o assistiti a vita con sussidi e aiuti.
E vedrà che i soldi si trovano.

Manuel

8 marzo 2026 20:34

In pratica un po’ Milei, un po’ Peron.
Proviamo pure, ma mi pare anche questo il libro dei sogni.