Progetto MIND, la nuova frontiera alla lotta al tumore al seno (e alle metastasi cerebrali):ASST Cremona capofila in questo progetto che guarda al futuro e all'innovazione
Tumore al seno e metastasi cerebrali: solo il nominarlo mette paura e ansia, apre prospettive di sofferenza e dolore. Ma oggi questo 'mostro' può essere sconfitto e per farlo serve un progetto innovativo e avanguardistico, che metta in campo tutte le innovazioni in campo medico e scientifico, che coniuga ricerca di laboratorio e analisi clinica. Così nasce MIND, il progetto che mira a rendere le cure sempre più efficaci e personalizzate, senza mai prescindere dalla prevenzione e dagli screening, che permettono di arrivare tempestivamente alla diagnosi e quindi aumentare notevolmente le possibilità di guarigione. Un progetto finanziato dalla Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB) con un contributo di quasi due milioni di euro, che si propone di studiare le metastasi cerebrali nel tumore della mammella.
Non è un tema semplice, ma grazie a questo progetto di cui ASST di Cremona è capofila, -in sinergia con l'Istituto Nazionale dei Tumori e l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri- ma oggi può essere affrontato con un'arma in più. Anzi, con molte armi in più, dal momento che il suo scopo è proprio quello di migliorare la conoscenza e il trattamento delle metastasi cerebrali con percorsi di cura personalizzati.
Oggi il progetto MIND è stato presentato in conferenza stampa, alla presenza di tutti i soggetti chiamati in causa; la data odierna non è un caso, scelta proprio in coincidenza con la Giornata Mondiale contro il cancro. Ad aprire il tavolo, il Direttore Generale di ASST Cremona, Ezio Belleri, che ha introdotto il tema facendo riferimento ai numeri di questa parologia, spiegando lo scopo di MIND: "La sfida è chiara, rendere la lotta contro il cancro al seno una priorità mondiale e il progetto MIND si inserisce perfettamente in questa strategia globale di prevenzione". La parola è poi passata all'assessore al welfare, Marina della Giovanna, che ha sottolineato come "la collaborazione con ASST è quotidiana e fondamentale; in questo ambito, per esperienze personali, mi sono vista coinvolta personalmente e per questo porto i miei complimenti e naturalmente anche quelli dell'amministrazione comunale per questa iniziativa di grande valore per il territorio".
Quindi medici, ricercatori ed esperti hanno dettagliato, per quanto di competenza di ciascuno, i diversi aspetti del progetto. Che, come detto, parte dalla prevenzione: "La possibilità di accesso ad una diagnosi precoce - ha spiegato Emanuela Anghinoni, responsabile del servizio Programmi di Screening di ATS Valpadana- permette di individuare la presenza di cellule tumorali prima che il tumore dia evidenza di sintomi clinici. Questo offre una presa in carico tempestiva, che permette di massimizzare l'efficacia delle cure. I numeri parlano di 3700 mammografie di screening nel 2015 per arrivare alle 11.200 dello scorso anno. Questo aumenta il numero dei casi diagnosticati, ma lo fa in tempo utile per poter intervenire in modo tempestivo, riducendo anche la possibilità di metastasi cerebrali". La mammografia di screening, ricordiamo, viene consigliata a tutte le donne tra i 45 ed i 74 anni, è gratuita e viene erogata su invito diretto da parte di ASST alle donne in questa fascia d'età.
Ma cosa collega il carcinoma mammario alla metastasi cerebrale? Lo ha spiegato in modo chiaro ed efficace il dottor Claudio Bressan, consigleire di FRRB: "Le cellule tumorali riescono a passare la barriera ematoencefalica che avvolge i vasi sanguigni nel cervello e che è impermeabile alla maggiorparte delle molecole e quindi anche dei farmaci; una volta passata questa barriera, se sopravvivono riescono ad insediarsi in questo microambiente biologico, dove hanno alta probabilità di crescere e proliferare e dare vita appunto alle metastasi. Comprendere i meccanismi molecolari e cellulari che guidano queste fasi è essenziale al fine di individuare nuovi bersagli terapeutici e biomarcatori predittivi".
L'incidenza di queste metastasi riguarda una percentuale molto alta, tra il 20 ed il 40% delle pazienti con carcinoma mammario, determinando quindi un'alta mortalità (per questo il tumore alla mammella è tra le prime due cause di morte nelle pazienti oncologiche). "Per combattere questo processo è indispensabile integrare i dati clinici con quelli molecolari di laboratorio. Servono tecnologie di 2° e 3° livello ed in questo ambito gioca un ruolo fondamentale l'intelligenza artificiale. Uno studio approfondito ci permette di capire a cosa ci troviamo davanti, introducendo nuovi biomarcatori, nuovi modelli predittivi e quindi nuose strategie di gestione e nuovi farmaci mirati", come ha spiegato il professor Daniele Generali, direttore di oncologia multispecialistica di patologia mammaria e coordinatore del progetto MIND.
"Il percorso oncologico sconvolge la vita dei pazienti. Cosa possiamo fare per aiutare i pazienti? Il nostro progetto prevede l'asportazione del tessuto metastatico per esaminarlo e individuare i biomarcatori specifici. - ha spiegato il dottor Antonio Fioravanti, direttore neurochirurgia- Ogni giorno cambiamo la classificazione di queste forme tumorali, i loro comportamenti sono diversi e lo possiamo capire dopo tanta ricerca, che si applica sempre più alla clinica".
Un percorso dunque che parte dalla ricerca traslazionale, che va dall'analisi clinica, si interfaccia con il laboratorio che di nuovo poi restituisce indicazioni per gli aspetti clinici, in una relazione di interscambio che permette di aumentare sempre più l'efficacia della ricerca. Per questo ad esempio, come ha spiegato la genetista Leda Pagani "L'analisi sui tumori primari mira a capire quali di loro svilupperà metastasi, in modo da calibrare la terapia in modo adeguato e personalizzato".
"Un'analisi di questo tipo permetterà un passo in avanti per capire l'evoluzione delle cellule tumorali -ha aggiunto Tiziana Triulzi, ricercatrice della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori- Stiamo lavorando sul microbiota intestinale e tissutale, dei tessuti tumorali e sul ruolo che gioca nello sviluppo delle forme di carcinoma mammario e cerebrale, dal momento che il microbiota è rilevante nella relazione intestino-cervello e anche intestino-mammella".
Giovanna Damia, oncologa sperimentale dell'Istituto Mario Negri, ha infine illustrato le metodologie di studio: "E' fondamentale generare nuovi modelli sperimentali dal punto di vista omico,partendo dai tessuti metastatici umani. In vitro si va a riprodurre un modello della barriera encefalica in modo da poter avere un primo screening sulle molecole che la possono oltrepassare al fine di individuare nuovi target terapeutici, da valutare poi negli studi clinici".
Insomma, un progetto che mette a sistema tutti gli strumenti e le competenze più avanzati per combattere una delle più difficili forme tumorali, per le quali nel 2025 ASST Cremona ha registrato 320 nuove diagnosi di carcinoma mammario in fase iniziale, ossia senza evidenza di metastasi; per 200 di questi casi la malattia è risultata subito operabile mentre in 102 casi le caratteristiche del tumore hanno impedito l'intervento immediato. Accanto a queste diagnosi, 18 pazienti (il 5.9%) hanno invece ricevuto una diagnosi di tumore mammario in fase metastatica. La media di Cremona parla di incidenza di 1 donna su 7 che ha la probabilità di sviluppare un carcinoma mammario, contro una media anzionale di 1 donna su 9.
Ora c'è una speranza in più e questa speranza porta il nome di MIND.
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