27 aprile 2026

Quando a fine aprile si venerava la Madonna del Popolo. La statua ora è al Museo Diocesano ed è visibile sul muro di via dei Gonfalonieri 13 all'altezza dell'albergo Duomo. Arrivò dal Po coperta d'oro

Se la si vuole ammirare bisogna andare al Museo Diocesano oppure accontentarsi di guardarla sul muro affrescato di via dei Gonfalonieri  13 (dove c'è la pizzeria-albergo Duomo) insieme al Bambino e vestita con abito broccato. E' la Madonna del Popolo venerata per secoli ogni anno, proprio in questi giorni di fine aprile. Il culto era celebrato in Duomo nell'ultima domenica di aprile. Alla Madonna del Popolo è ancora dedicata la cappella a sinistra dell'altare maggiore dove però nella nicchia troviamo l'Assunta del Bertesi trasferita dalla chiesa soppressa di San Giovanni Nuovo. Un tempo l'immagine della Madonna del Popolo era appesa in tutte le case e la statua era posta dietro l'altare maggiore e durante la celebrazioni dell'Assunta, davanti a lei i maggiorenti della città e i rappresentanti delle corporazioni portavano doni. Per lungo tempo, poi, è finita nella Sala Capitolare della Cattedrale. Per fortuna quella statua lignea è stata collocata nel Museo Diocesano tornando visibile. Per tanto tempo il legno è stato scarnificato con provvedimenti improvvidi, la statua è stata raspata e tagliata, abrasa e perfino mutilata per adattarla alle mode dei tempi per essere vestita con tessuti pregiati, broccati, gioielli e corone. La statua della Madonna del Popolo conserva comunque una straordinaria qualità artistica e lo si nota guardando quel volto materno.

La devozione dei cremonesi alla Madonna del Popolo è attestata fin dal XII secolo. Come ricorda Giovanna Gregori Maris nel suo "Campane a Festa. Viaggio nella religiosità popolare cremonese". "I documenti riportano lunghissime liste di donazioni in beni e oggetti preziosi. La prima offerta documentata risale al 1262, quando l'arcidiacono «Giovanni del Buono de' Geroldi provvide due artistiche lampade a fiamma perenne dinanzi alla Vergine Benedetta». Mentre il dono del primo abito risale al 1429 quando Margarita de Steffanis lasciò un vestito di velluto ricamato d'oro «per vestire l'Immagine della vergine Maria e del figlio suo per ornamento del- l'altare con tre bottoni grossi di perle e due cuscini dello stesso velluto del valore di centodieci ducatoni d'oro».

Col passar dei secoli gli abiti divennero così numerosi, e preziosi, che fu necessario custodirli in una vera e propria cassa dotale «con schienale e parapetto davanti. Sul schienale [era] dipinta la B.V. del popolo colla scritta: ora pro populos». L'ultimo dono è della Pasqua 1880: la marchesa Elvira Parenti Brivio offriva due corone d'argento massiccio finemente cesellate e adorne di pietre dure. Nel frattempo, e siamo sul finire del '700, secondo il gusto dell'epoca, a lei e al bambino venne ridipinto il viso. La Fabbriceria della Cattedrale ne aveva dato l'incarico al pittore Giacomo Guerrini." E così, come una bambola con le gote rosate, appare in alcuni stendardi processionali di quegli anni. Andò a finire che, nel 1880, la statua, «ritenuta goffa e di cattivo gusto per gli abiti polverosi che la infagottavano e la pesante ridipintura» che l'avevano sfigurata, fu ritirata dall'altare e riposta in un armadio, Forse fu anche prestata via. Insomma, scomparve alla vista dei cremonesi senza, pare, grandi rimpianti".

E, giunti a questo punto, la storia di questo simulacro sembrerebbe, sia pur malinco nicamente, terminata. Ma i conti non tornano. Dove era finita, infatti, quella «devotissima Immagine dell'Istessa Vergine con un gratioso, e ridente Bambino nelle braccia di cui parla Pellegrino Merula, e che sarebbe una delle più antiche immagini venerate nella Cattedrale? «Questa - continua il Merula - era dagli Cittadini, non solo tenuta in grandissima devotione, ma a lei concorrevano i Popoli vicini, e stranieri, poscia che venivano in Processione devotissime schiere d'huomini, e di donne, e la notte prece dente la Festa dell'Assontione si facevano nella Chiesa le veglie». Veglie che, come il solito, ben presto degenararono e divennero occasione "di compiacer il senso e la carne". E furono abolite"

Ma perchè si chiama Madonna del Popolo?  Dice ancora Giovanna Maris: "A chiamarla Madonna del Popolo fu un cappuccino, fra' Girolamo Paolucci da Fork venuto in città a predicare la Quaresima nell'anno 1596. Fu talmente convincente ne perorare la causa di una rinnovata devozione alla Vergine della Cattedrale che nacque da quell'anno, una festa liturgica apposita da celebrarsi l'ultima domenica di aprile del tutto indipendente da quella dell'Assunta. L'entusiasmo della gente si rivelò anche nell'abbondanza delle offerte. C'è una descrizione molto suggestiva, fatta dal canonico Francesco Ferrari, di questa colletta «tanto copiosa, che le canne, che tengono appese le borse, dove si ripongono da' circostanti i danari, erano talmente piegate dal peso, che se n'udi rompere alcuna»."

Le nobildonne si levarono «i pendenti dalle orecchie, i rami d'oro dalle trecce» e si privarono «i deti dagli Anelli, il petto delle prospettive, il collo delle collane, e perle tanto che si raccolsero "quattrocento Anelli d'oro, ottanta para di pendenti; molte onc di perle communi», 12 e 600 scudi d'oro.

Il Capitolo della Cattedrale, per conto suo, donò 25 scudi. Insomma: un successo. N deve meravigliare tanta abbondanza. Infatti, a fronte di una popolazione che vivevai povertà quando non nella miseria, nobili e classe mercantile ostentavano un lusso ch fu anche oggetto di ordinanze da parte delle autorità allo scopo di limitarne almen l'ostentazione".

La Cattedrale ornata con festoni di cedri e melarance

E' ancora Giovanna Gregori Maris a raccontare la grande festa:" Incoraggiato dalla buona riuscita dell'impresa, il frate invitò il popolo cremonese usare parte del ricavato delle offerte per regalare alla Vergine e al figlio due corone d'oro. Proposta accettata. Del resto, pare fosse una sua specialità, questa d'incoronare madonne.

Si lavorò comunque così celermente, che, tempo di celebrare la pasqua, il 28 di aprile di quello stesso anno le corone erano pronte, gli apparati e le insegne per cerimonia anche; i poeti avevano scritto i loro componimenti d'occasione e i musici avevano provato un mottetto tutto nuovo che diceva, naturalmente in latino: «Figli Cremonesi  venite, e vedete l'Immagine della Regina del cielo, e della Signoria vostra con la Corona con la quale è incoronata nel giorno della solennità, e della letizia. Alleluia. Alleluia. Alleluia». Tutta la Cattedrale, nelle navate e sul portale principale, fu ornata di festoni con frutti, cedri e melarance. E molte altre cose più o meno simboliche che qui sarebbe lungo enumerare. E, in questo giorno memorabile, la Madonna della Catte- drale assunse il nome di Signora, e Madonna del Popolo".

Portata in Processione nelle vie di Cremona

In "Campane a Festa" si legge ancora: "Nello stesso giorno si fece una solenne Processione. La venerata immagine, portata a spalle da due portatori e da quattro servitori della città «vestiti di bianco, e rosso, con calze di Damasco guernite d'oro», al suono delle campane della Torre Maggiore e di quelle dell'Arengo, accompagnata da trombe e pifferi, spari a salve e mortaretti, percorse le vie della città. E così si fece ogni anno l'ultima domenica di aprile; ma anche in occasione di particolari necessità e, soprattutto, per tre giorni consecutivi, in occasione delle "rogazioni" che si celebravano la vigilia dell'Ascensione. Memorabili furono le celebrazioni del 1741 quando Cremona, a spese dei Decurioni della Città, fu illuminata per tutta la notte fino all'alba del giorno dopo.

E nacque, in quel glorioso aprile del 1596, anche la Compagnia delle Laudi <<acciò nelli Sabbati, e nelle Vigilie della Madonna si cantassero in Musica le Letanie».  Come, ogni sabato, finito il canto delle Laudi e almeno fino a quando la spesa non sembrò eccessiva, su un palchetto alzato sopra la porta del Battistero alcuni suonatori di piffero eseguivano Canzoni Musicali.

Chi l'abbia scolpita non si sa. Una leggenda racconta che, vestita d'oro, giunse ai cremonesi sulle acque del Po nel corso di una battaglia. La tirarono a riva. E, in suo onore, eressero la Cattedrale. (come scriveva su "Vita Cattolica" monsignor Franco Tantardini).


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