31 ottobre 2026

Spiriti e fantasmi della bassa: un viaggio alla scoperta dei meno noti. Tra amori spezzati, drammatiche morti e anche tanta, tanta suggestione popolare

Ma quanti fantasmi ci sono in giro per la “bassa”? A quanto pare sono più d’uno, leggende nate da vicende storiche diverse, accomunate dalla suggestione e da quella meravigliosa cosa che è la tradizione orale, che partendo da una storia aggiunge di bocca in bocca nuovi particolari e sforna storie paurose e intriganti.

Quali sono dunque queste storie?

Oltre alle più note, di cui parleremo poco più sotto, ce ne sono alcune meno conosciute. Come quella dei fantasmi di Gattarolo Bonserio (o Gattarolo Nuovo), nella campagna di Voltido. Qui, in quella che oggi è la Corte Casalini, si sarebbero registrate strane presenze, annunciate da fenomeni quantomeno singolari o inspiegabili, come candele che improvvisamente si spengono, finestre che in piena notte si spalancavano a determinati orari, anche senza vento, lugubri lamenti, inquietanti rumori e crepitii... Il tutto riconducibile alla presenza di anime in pena che vagherebbero tormentate per quelle stanze. Per capire quale sarebbe la causa di tanta pena, bisogna spiegare brevemente la storia di questo complesso architettonico.

Corte Casalini ha origini molto antiche, nascendo come presidio quattrocentesco del territorio (di cui rimane ancora oggi la torretta), anche se non è escluso che anticamente qui vi fosse un convento di monaci con tanto di chiesetta; successivamente nel ‘600 sarebbe stata aggiunta la villa, di fatto mai terminata e infine nel ‘700 l’ultimo intervento di ristrutturazione e successivamente la riconversione a cascina. Questa la storia, ma là dove storia e leggenda si fondono, si dice che tra le mura dell’antico castello vi fossero pure uno o più famigerati pozzi dei tagli, quelle profonde cavità le cui pareti erano fitte di lame taglienti, punte di lancia o spuntoni di ferro, dove venivano gettati i nemici, le persone non gradite, ma anche amanti ormai “inutili” e figli illegittimi, destinati a trovare una morte orribile e dolorosa.

Dunque, i lamenti uditi e i fenomeni misteriosi troverebbero una spiegazione in queste morti orribili e dolorose, nelle anime delle persone finite sul fondo di quel pozzo e che non ebbero mai una degna sepoltura.

Spostiamoci ora da tutt’altra parte della provincia, sul confine col bresciano, per trovare un’altra storia di un’anima tormentata: arriviamo a Grumone, in quel bucolico angolo di terra tra la Villa Manna Roncadelli e il cimitero storico della piccola frazione di Corte de’ Frati.

Proprio nei pressi del camposanto -si narra- sarebbe stato visto lo spirito di una donna, vestito di bianco (cliché dello spettro) e alla guida di una carrozza trainata da cavalli dalle cui narici uscirebbero lingue di fuoco. Perché dunque quest’anima tormentata? La vicenda si legherebbe ad una storia d’amore finita in tragedia, che da secoli vedrebbe lo spirito di una dama a vagare nelle notti di luna seguendo il tormento di un amore infranto dalla morte.

La gentil donna in oggetto sarebbe una contessa Manna Roncadelli, la famiglia nobile proprietaria dei terreni e del cimitero stesso (come si legge sulla lapide nella cappelletta del camposanto) mentre il suo amato sarebbe un artista amico della famiglia, che era solito venire in villeggiatura nella villa di Grumone. Un amore appassionato e travolgente legava i due, ma il destino avrebbe spezzato per sempre il loro sogno: l’uomo morì improvvisamente in ancora giovane età e da allora l’anima della contessa, morta anch’ella pochi anni dopo il suo amato, vagherebbe accanto al camposanto in preda alla disperazione per la perdita dell’amato.

A suffragio della storia, nel piccolo cimitero di Grumone si trova ancora oggi una lapide, molto consumata ma ancora leggibile, che riporta l’iscrizione “Giacomo Rizzo, milanese, egregio cultore della pittura, nell’ancor fresca età d’anni 50 addormentato in Cristo il 30 ottobre 1870 in questa villa del Conte Manna Roncadelli, ove cercando il riposo dei campi, trovò quello della tomba. Requiem aeternae”. Potrebbe dunque essere lui l’amante morto prematuramente, devastando la vita e l’anima della sua innamorata.

Ci sono poi altri fantasmi qua e là nel cremonese. Il più “famoso” è quello del castello Mina della Scala di Casteldidone (leggi qui). ​ Si narra che lo spirito irrequieto di una donna vaghi ancora oggi nel maniero alla ricerca dell'affetto perduto. Un'anima in pena che sceglie regole rigidissime per mostrarsi: non si fa vedere da chiunque, ma appare esclusivamente alle donne della casata e solo in una specifica notte dell'anno, durante il gelido plenilunio di gennaio, avvolta dalla nebbia fitta. Si paleserebbe sullo scalone d’onore del castello al rintocco di una campanella. L’ultima a vederla ed a sentire la campana fu la  contessa Scotti Douglas, ultima donna della casata e ultima proprietaria del maniero.

Era insieme al figlio quando vide la figura diafana, ma lui non si accorse di nulla; prima di lei, erano state la nonna e la bisnonna a vederla. Secondo la leggenda, lo spirito vagante sarebbe quello della giovane contessina Schizzi, unica sopravvissuta alla peste che nel XVII secolo ammorbava la zona. Rimase sola, dopo la morte dell’altra donna che era con lei (la sorella o forse una cara amica), prigioniera del proprio dolore in quelle stanze fredde fino alla fine dei suoi giorni. Da quel lutto profondo è nata una delle leggende più affascinanti della zona.

Conosciuta invece solo dai locali la storia della signora di bianco vestita, con un parasole, che compariva dal nulla allo scoccare del mezzogiorno presso un casolare nei campi di Torre Berteri. Un fantasma dalle fattezze gentili, ma che solo ad evocarlo terrorizza suscita timore: secondo la leggenda che solo i più anziani ricordavano, nei pressi di questo “casotto” nell’ora più calda del giorno appariva un'elegante dama in abito bianco, a passeggio con un ombrellino parasole. Non era chiaro chi fosse la dama né perché questo spirito signorile e solitario si presentasse in quella zona isolata nella campagna e sempre a mezzo giorno.

Un miraggio della calura estiva? O una storia usata per far paura ai bambini? O forse una storia inventata per non fare avvicinare nessuno a quel casotto e non disturbare appassionati e clandestini incontri amorosi.

​A Brancere, alla Cascina Alluvioni, dove ci sarebbero ben due fantasmi. Un’anima sarebbe quella di una delle figlie della famiglia Germani, morta in giovane età, forse cadendo da cavallo: il suo spirito sarebbe stato visto sulle torrette della suggestiva limonaia in stile neogotico. Questo fantasma conviverebbe con quello di un antenato della famiglia, sepolto nel mausoleo che sorge nel campo dietro la cascina insieme ad altre salme dei Germani: qui qualcuno racconta di aver visto aggirarsi degli spettri, tra cui un uomo in divisa garibaldina, evidentemente il trisavolo Francesco Germani. Potrebbe trattarsi di anime in pena perché inumate su un terreno non consacrato mentre secondo altre teorie invece la presenza dei fantasmi sarebbe da ricollegare alla scellerata scelta di trasferire le salme nel cimitero locale, tra l’altra gente, mentre avrebbero voluto riposare in eterno sulla loro terra, su cui ancora oggi dunque vagherebbero senza riposo.

Dunque, tante storie e racconti sussurrati a mezza voce, che nascono da vicende storiche reali ma che poi seguono la suggestione popolare e aggiungono particolari, dettagli e interpretazioni del tutto leggendarie, con il risultato di creare un alone di mistero intorno a luoghi ricchi di storia ma che, con l’aggiunta di un fantasma o di uno spirito, diventano anche terribilmente affascinanti.

Michela Garatti


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