Il primo plenilunio di gennaio e la leggenda del fantasma di Casteldidone. Appariva solo alle donne della famiglia, ma oggi non ci sono più eredi femminili. Chissà se tornerà a far visita al castello?
Fantasmi, misteri, eventi soprannaturali: nel cremonese il brivido non si lascia desiderare e tra fantasia e storia, leggenda e suggestione, porta fino a noi le storie più insolite. C’è chi giura che è tutto vero e chi non ci crede per nulla. E allora andiamo ad esplorare castelli e manieri, ville e case abbandonate, andiamo a farci raccontare dai diretti interessati la loro storia, lasciamola uscire da quelle stanze e scorrere come ghiaccio lungo la schiena per un brivido di paura, oppure facciamoci una grassa risata, alla faccia di chi si è spaventato.
Non importa da che parte state, se ci crediate o no: leggete fino in fondo e poi traete le vostre conclusioni. Buona lettura!
Prima tappa Casteldidone, Castello Mina della Scala
Eccoci al primo plenilunio dell’anno, una data fondamentale nella nostra storia. E siccome proprio ieri era la notte con la luna piena di gennaio, la Luna del Lupo secondo alcune tradizioni, la mente ci riporta a una storia di fantasmi e apparizioni, brividi che scorrono sotto pelle e storie che affondano le proprie radici nelle nebbie dei tempi, laddove la realtà incrocia la leggenda e la fantasia spesso aggiunge dettagli e particolari suggestivi.
Qui il racconto ha tutti gli ingredienti giusti: siamo in un castello, luogo d’elezione per spiriti raminghi; la storia riporta un antefatto di morte, legato alla peste; come detto poco sopra, l’apparizione si lega al plenilunio e -mistero nel mistero- il fantasma appare solo alle figure femminili della famiglia.
Una leggenda talmente avvincente che nel tempo ha richiamato diverse squadre di Ghostbusters per fare tutte le verifiche e le rilevazioni. Il risultato? Pare che in realtà sia stata rilevata una qualche forma di energia: qualcosa c’è, innegabilmente. Quale ne sia però l’origine, nessuno lo può dire con certezza.
Ma facciamoci raccontare da uno dei diretti interessati, il conte Angelo Persico Licer, figlio di Anna Maria Douglas Scotti di Fombio, ultima erede in linea femminile ad aver avuto esperienza del fantasma di Casteldidone, mancata nel 2012.
“Mia madre era la donna più scettica del mondo, non ha mai creduto alla storia che le raccontavano sua mamma e sua nonna, che giuravano di aver visto il fantasma di una donna sullo scalone, nella prima notte di plenilunio di gennaio. Poi lo vide anche lei”.
Là dove la storia e la leggenda si intrecciano
Mi si permetta una rapida digressione storica per inquadrare meglio la vicenda storica da cui trae origine la leggenda.
Fino alla fine del XVI secolo i castelli avevano principalmente funzione difensiva e di presidio del territorio; solo in seguito sarebbero stati costruiti o riconvertiti alla funzione abitativa di nobili famiglie. Il toponimo Casteldidone deriverebbe da “Castrum Didonis”, ossia il castello dei Didoni, feudatari del nucleo abitato del paese fino al 1288 quando la famiglia -legata alle sorti dei Dovara- verrà scacciata da Cremona. Dopo quella data il feudo passerà alla famiglia Schizzi, che lo riconverte a funzione abitativa e ne manterrà il possesso fino alla morte dell'ultimo erede, Folchino nel 1857.
C’è anche una seconda teoria che lega il nome “didonis” alla presenza di due donne, ipotesi linguisticamente interessante ma che appare meno attestabile sul piano storico dal momento che già nel 1385 nel Liber Synodalium viene citata la iglesia de Castri Didoni, quindi ben prima della storia che vi andiamo ora a raccontare e che vede protagoniste proprio due donne.
Due donne nel Castello
Arriviamo ai fatti, anzi all’antefatto che ci parla di pestilenza e morte: siamo nel XVII secolo, periodo in cui nel territorio la peste -portata dalle soldataglie straniere- miete migliaia di vittime. Per sfuggire al fatale morbo, la contessina Schizzi, figlia dei Conti Schizzi, si rinchiuse proprio nel maniero di Casteldidone, che dal 1596 era la loro residenza di campagna. Il mondo ed il morbo chiusi fuori dalle possenti fortificazioni, l’appiglio della salvezza tra le mura, ultimo rifugio.
La contessina Schizzi non era sola in questo castello, con lei c’era un’altra donna. Due sono le versioni della vicenda: chi dice che con lei c’era la sorella e chi invece racconta che la contessina Schizzi si sarebbe rifugiata nel castello insieme ad una ragazza, forse un’amica. Di certo, sappiamo che una delle due donne muore: la peste è arrivata anche dentro le mura a mietere vittime. La sola contessina sopravvisse, viva ma condannata a restare sola in quelle stanze fredde dove sarebbe rimasta fino alla fine dei suoi giorni, sopraffatta dalla disperazione per l’insanabile perdita.
E qui inizia la leggenda
Qui termina la cronaca dei fatti per lasciare spazio alla leggenda, che narra come da allora uno spirito vaghi nelle stanze del castello, rendendosi visibile però solo una volta l’anno, in occasione del plenilunio di gennaio. Ma la questione singolare è che non tutti possono vedere quest’anima infelice, dal momento che il fantasma comparirebbe solo alle donne della famiglia: nessun altro lo può vedere né può percepire la sua presenza.
E chi sarebbe questo spirito? Secondo le parole delle donne che nei secoli avrebbero fatto questa esperienza soprannaturale, si tratterebbe di una figura femminile, una delle due donne che vaga alla ricerca dell’altra e con tutta probabilità sarebbe proprio lo spirito della contessina sopravvissuta e rimasta sola, che ancora oggi cerca l’anima dell’amica o della sorella morta di peste. Il fatto che la vicenda storica sia legata a due donne, unite da un profondo rapporto di affetto, potrebbe spiegare perché il fantasma si palesi solo alle discendenti della casata in linea femminile, mentre non è ben chiaro perché compaia proprio e solo in occasione del plenilunio di gennaio, con la nebbia fitta e il gelo che punge.
La testimonianza
“Posso dire di aver vissuto in prima persona un episodio legato a questo fantasma: ricordo bene che era proprio una notte di gennaio, c’era la luna piena. Era il 1991” inizia così il racconto di Angelo Persico Licer “Quella notte io e mia madre siamo stati svegliati dall’antifurto che è scattato. Era una notte gelida e c’era una nebbia pesante e fitta su tutta la campagna. Siamo scesi al freddo e al buio, io con una torcia e mia madre dietro che mi seguiva, in ciabatte, per controllare le stanze. Eravamo sullo scalone d’onore e camminavamo in silenzio e con un certo carico di tensione. Sentivo il rumore dei passi di mia madre, che ad un certo punto si sono fermati. Mi sono voltato a guardarla e l’ho vista immobile sulla scala, con uno sguardo atterrito, trasecolata, gli occhi sbarrati. Ma non mi ha detto nulla. Siccome faceva un freddo cane, le ho fatto fretta e abbiamo concluso il giro”.
Insomma, niente di strano si direbbe. Invece no: “Solo il giorno dopo mia madre mi ha raccontato come mai si era bloccata sulle scale: ad un certo punto infatti aveva visto una forma luminescente, la sagoma di una donna, che dalla torre scendeva lungo le scale e passando accanto a loro, li aveva sfiorati entrambi, svanendo poi tra le stanze del castello. E contemporaneamente la campana posta proprio sullo scalone aveva suonato alcuni rintocchi”.
Tutto come vuole la leggenda. Suggestione dunque? Per niente: “Mia madre non ha mai creduto a questa storia, anzi quando mia nonna e la mia bisnonna le raccontavano di aver visto questa figura spettrale, mia madre dava loro della visionarie. Poi invece ha dovuto ricredersi perché il fantasma si è palesato anche a lei. Anzi, solo a lei”.
Già, non dimentichiamo che quella notte con la contessa era presente anche Angelo sullo scalone “Io non ho nè visto nè sentito nulla. Anche quando mia madre ha detto che la figura mi aveva sfiorato, non ho percepito alcun contatto. E non ho nemmeno sentito i rintocchi della campana che, voglio dire, nel silenzio di quella notte si sarebbero dovuti sentire bene”.
Di questa storia se ne è parlato anche in tele, nel 1992 a ‘I Fatti Vostri’, trasmissione a cui la contessa Scotti Douglas aveva preso parte, raccontando della leggenda e del suo incontro con lo spirito. Poi sono arrivate diverse troupe di ghostbusters, sono stati fatti rilievi strumentali che in un caso hanno dato un esito particolare: “Gli acchiappafantasmi di Esperya, con dei rilevatori di campo elettromagnetico, rilevatori di movimento, fotocamere ad infrarossi, registratori digitali. Mi hanno detto di aver anche “catturato” una voce femminile, in realtà una serie di suoni distorti nei quali però si potevano intelleggere poche parole che sembravano essere ‘basta, basta’, ma siamo sempre al confine tra la suggestione e la realtà”.
Leggenda o realtà?
Insomma, il castello dalle origini remote c’è, le terribili pestilenze che hanno segnato la storia del nostro territorio sono un dato di fatto e questi sono due punti inconfutabili della storia che stiamo raccontando; sul fatto che nei secoli questa figura diafana si sia presentata alle donne della famiglia è un dato a cui invece possiamo decidere se credere o meno, anche se la vicenda dell’ultima erede, la scettica contessa Scotti Dogulas, ci racconta come, a volte, capiti anche ai più diffidenti di doversi ricredere davanti ad un’apparizione inattesa e sconcertante.
Ora però non ci sono più figure femminili nella linea di discendenza dei proprietari del castello, quindi chissà se quella del fantasma di Casteldidone resterà negli annali delle leggende o se un giorno qualche altra donna tornerà ad incrociare di nuovo quell’anima che scende dallo scalone e suona la campana.
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commenti
Michele de Crecchio
3 gennaio 2026 22:05
Chissà per quale motivo i cosiddetti "fantasmi" della comparsa notturna dei quali si favoleggia in molti luoghi, anche nella nostra campagna, hanno quasi sempre sembianze femminili? Forse perché, proprio a tale sesso, capitavano un tempo, in questioni di amore, le disavventure peggiori?