Tre anni fa se ne andava Gianluca Vialli, un grande calciatore e un grande uomo. Lo ricordiamo con le foto della cena in piazza Marconi per il progetto #Thisability
Tre anni fa, il 5 gennaio 2023, se ne andava Gianluca Vialli lasciando un vuoto incolmabile nella sua famiglia, tra i tanti amici, i tifosi, coloro che amano il calcio e in tutti quelli che hanno ammirato il grande uomo e campione. Quanti ricordi: l'oratorio di Cristo Re, il Pizzighettone, la Cremonese, la Sampdoria, la Juventus, la Nazionale, il Chelsea. E poi il suo straordinario legame con Cremona, il suo impegno perchè nella sua città tornasse il Violino Stradivari Vesuvius, la solidarietà e il volontariato sempre presenti nella sua vita.
I primi calci all'oratorio di Cristo Re, poi a Grumello e a Pizzighettone. “Ero l’ultimo di cinque figli. Ho capito subito che giocare a pallone era quello che avrei voluto fare da grande, perché mi permetteva di divertirmi, di sognare e di competere. - ha detto Vialli in una intervista del 2011 a "La Cronaca - Ho giocato tanto da solo, all’oratorio, in cortile. Prima per il piacere di farlo poi, entrato in una squadretta, ho imparato valori che poi sono diventati importanti una volta arrivato nel mondo professionistico. Dall’oratorio sono passato al Pizzighettone dove il mio allenatore era il maestro Franco Cistriani e da lì, a quattordici anni, sono arrivato alla Cremonese di cui ero un grande tifoso sin da bambino. Mi ritengo molto fortunato, anche perché questi passaggi si sono svolti senza stress, molto serenamente e, comunque, con grande serietà”.
10 maggio 1981, a Parma l'esordio di Gianluca Vialli in grigiorosso. Partiva così la carriera sportiva di uno dei grandi attaccanti degli anni Ottanta e Novanta. Uno dei pochi ad aver vinto a livello europeo tutte e tre le principali competizioni Uefa per Club. Tra il 1985 e il 1992 totalizzò 59 presenze e 16 gol con la Nazionale Italiana. Poi allenatore, dirigente sportivo, capo delegazione della Nazionale. Una vita di grandi emozioni, culminata a Euro2020 con la vittoria della Nazionale ed il celebre abbraccio in lacrime con l'amico di sempre Mancini, il cui scatto ha fatto commuovere tutta Italia. Il trionfo agli europei è valso a Vialli la nomina "motu proprio" di Mattarella a Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana per "Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020".
Poi la malattia, la sua lotta contro il cancro. Vialli non ha mai nascosto la sua preoccupazione: "Io con il cancro non ci sto facendo una battaglia perché non credo che sarei in grado di vincerla, è un avversario molto più forte di me. Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato, però non posso farci niente - ha aggiunto - È salito sul treno con me e io devo andare avanti, viaggiare a testa bassa, senza mollare mai, sperando che un giorno questo ospite indesiderato si stanchi e mi lasci vivere serenamente ancora per tanti anni perché ci sono ancora molte cose che voglio fare".
Poi a dicembre 2022 sul sito della FIGC l'ultimo messaggio pubblico nel quale annunciava la sospensione di tutti gli impegni con la Nazionale di calcio: "Al termine di una lunga e difficoltosa 'trattativa' con il mio meraviglioso team di oncologi ho deciso di sospendere, spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri" ed ancora "L'obiettivo è quello di utilizzare tutte le energie psico-fisiche per aiutare il mio corpo a superare questa fase della malattia, in modo da essere in grado al più presto di affrontare nuove avventure e condividerle con tutti voi. Un abbraccio".
Tre anni fa Gianluca se n'è andato. Lo ricordiamo con queste foto di Francesco Sessa in una delle tante manifestazioni di solidarietà alle quali ha partecipato: la cena con la Compagnia delle Griglie del luglio 2019 in piazza Marconi, davanti al Museo del Violino quale testimonial del progetto Mec2019. Vialli era commosso dall'affetto delle persone, circondato dai ragazzi dell'associazione, ha ricevuto l'abbraccio della sua gente accettando con onore il ruolo di ambasciatore di #Thisability, l'iniziativa organizzata per andare oltre le barriere della disabilità e raccontando la sua storia, il suo legame con Cremona, la sua malattia.
Le fotografie sono di Francesco Sessa Ventura
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commenti
Michele de Crecchio
5 gennaio 2026 14:51
Apparteneva ad una famiglia che, attraverso varie generazioni, molto ha contribuito, in molteplici settori, al bene del nostro territorio, famiglia dalla quale aveva ereditato l'intelligenza, il garbo e l'interesse per il bene pubblico. Ebbi il piacere di averlo, per un paio d'anni, allievo alla scuola per geometri che poi, con dispiacere suo e mio, dovette abbandonare quando gli impegni sportivi gli impedirono di completare tali studi. Credo che sia stato uno dei calciatori italiani più unanimemente apprezzati e ricordati, anche per quanto seppe fare, una volta terminata l'attività di giocatore, nel pur breve periodo di tempo che una grave malattia gli concesse ancora di vivere.