20 gennaio 2023

Tumore alla tiroide: per diagnosi e cura a Cremona c'è il percorso multidisciplinare

 

Il tumore alla tiroide è tra quelli che interessano con maggiore frequenza le ghiandole endocrine. Per trattarlo, l’ASST di Cremona ha messo a punto un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) che segue il paziente dal momento della diagnosi fino all’intervento chirurgico (se necessario), proseguendo con il follow-up. Il percorso coinvolge diverse specialità (Medicina interna, Radiologia, Anatomia patologica, Otorinolaringoiatria e Medicina nucleare) e ha una durata variabile, da pochi mesi a diversi anni, a seconda delle esigenze del paziente.

TUMORE ALLA TIROIDE

Su scala mondiale, si stima che nel 2020 il tumore della tiroide sia diventato il secondo per frequenza nella popolazione femminile. «L’andamento della malattia dipende dallo stadio, dalle dimensioni e dall’invasività del tumore, oltre a fattori come l’età e il sesso del paziente» spiega Matteo Giorgi Pierfranceschi, direttore della Medicina Interna all’Asst di Cremona. «L’aumento delle diagnosi dipende dalla crescente sorveglianza sanitaria, che consente di riscontrare neoplasie ancora allo stadio iniziale nel corso d’indagini di altro tipo».

Negli ultimi anni la diagnosi e il trattamento sono significativamente migliorati grazie a strategie e procedure meno invasive, più confortevoli e meno costose. «Il percorso multidisciplinare adottato all’Asst di Cremona – prosegue Giorgi Pierfranceschi - garantisce una migliore gestione e qualità di vita per questa malattia, che ha in sé una ridotta mortalità e richiede quindi un percorso di controllo e osservazione per buona parte della vita del paziente».

PATOLOGIA NODULARE: RICONOSCERLA CON L’ENDOCRINOLOGO

Quasi sempre la diagnosi del tumore della tiroide nasce dalla scoperta di un nodulo della tiroide, che in solo in una piccola percentuale di casi si manifesta con un gonfiore alla base del collo (riscontrabile con la palpazione delle dita); più frequentemente, può essere rilevato casualmente durante esami o controlli fatti per altre ragioni. 

L’iter diagnostico prevede una visita endocrinologica, che può essere integrata con esami del sangue, dei valori ormonali e un’ecografia tiroidea (a cura dell’UO Radiologia, diretta da Laura Romanini) per determinarne le caratteristiche, le dimensioni e il rischio di malignità.  Se il nodulo presenta parametri “sospetti” (i criteri sono standardizzati nell’ambito di linee guida internazionali), è necessario eseguire un esame citologico: l’agoaspirato ecoguidato costituisce il principale strumento diagnostico per la selezione delle formazioni nodulari da destinare all’intervento chirurgico.

DIAGNOSI MININVASIVA CON L’AGOASPIRATO

La presa in carico multidisciplinare include il servizio di Anatomia Patologica (diretta da Marco Ungari), che collabora con le altre unità operative sia prima sia dopo l’eventuale intervento chirurgico. «La diagnosi avviene seguendo due diversi percorsi: l’analisi citologica e quella istologica», spiega Giulia Tanzi, anatomopatologa all’Ospedale di Cremona.

«Nel primo caso, oltre agli esami ematici e ad un’ecografia, il paziente con nodulo sospetto può effettuare l’agoaspirato, che consiste in un prelievo di materiale utilizzando un ago sottilissimo». La procedura si fa in ambulatorio, guidata dall’ecografia e senza bisogno di anestesia.

ANATOMIA PATOLOGICA: PRIMA E DOPO LA CHIRURGIA

Le cellule prelevate vengono analizzate dagli anatomopatologi, che ne definiscono la natura (benigna o maligna) secondo una classificazione a cinque stadi. I referti vengono prodotti in circa nove giorni lavorativi: da qui si definisce l’indicazione terapeutica e chirurgica, che dal terzo stadio in poi prevede l’asportazione - quasi sempre totale - della tiroide. «All’ospedale di Cremona – prosegue Tanzi - su 200 agoaspirati tiroidei esaminati nel 2021, una settantina (il 35 per cento del totale) ha rivelato la presenza di neoplasie maligne».

L’esito dell’agoaspirato è un indicatore importante per definire le modalità di trattamento, ma non sufficiente ad assicurare che si tratti o meno di tumore. L’unico modo per verificarlo è l’esame istologico sul tessuto asportato dopo l’operazione chirurgica. L’Anatomia Patologica interviene nuovamente in questa fase, con l’analisi dei campioni operatori per definire il tipo di tumore e la stadiazione, ovvero se sia confinato nella tiroide o presenti infiltrazioni ai linfonodi vicini.

L’INTERVENTO: CHIRURGIA GENTILE E CONSERVATIVA

Con l’esito del citologico, il paziente può scegliere che strada intraprendere. «Ci sono due possibilità – spiega Luca Pianta, direttore del’U.O. Otorinolaringoiatria - Se asportare l’intera tiroide, oppure solo la parte interessata dal nodulo. L’intervento si svolge in anestesia totale e dura in genere da una a due ore e mezza, con una degenza massima di due giorni. «Salvo casi particolari – prosegue Pianta - le incisioni sono piccole e vengono chiuse con una sutura di chirurgia plastica, in modo da non lasciare segni antiestetici visibili».

L’Ospedale di Cremona si distingue per la capacità di gestire in modo mirato due criticità legate a questo tipo d’intervento. «Vicino alla tiroide – spiega Pianta – passano i nervi laringei inferiori, che innervano le corde vocali; una lesione può comportare l’alterazione della voce. Per questo, durante l’operazione monitoriamo costantemente alla loro funzione, così come le ghiandole paratiroidi, essenziali per metabolizzare il calcio, minerale fondamentale per il buon funzionamento del nostro organismo. Ciò consente di evitare terapie integrative che si estenderebbero a vita.

LE FASI SUCCESSIVE

In casi selezionati (in cui è probabile una recidiva), dopo l’intervento chirurgico viene proposta al paziente la terapia radio-metabolica (in capo all’UO Medicina Nucleare, diretta da Sandro Tonoli). Dopo l’intervento il paziente torna in carico al medico endocrinologo per intraprendere il programma di follow-up e valutare la possibilità di persistenza o recidiva della malattia. Gli esami del sangue consentiranno di valutare se in assenza della tiroide la terapia sostitutiva risulta adeguata, o in caso di asportazione parziale, se la parte rimasta produce ormoni sufficienti al fabbisogno dell’organismo.

PER UNA PRIMA VISITA

Per accedere all’ambulatorio è necessaria la prescrizione del medico di medicina generale (visita endocrinologica) 

Prenotazioni numero verde 800 638 638 o sportelli Cup Asst Cremona


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