8 giugno 2026

Tra arte e fede le infiorate di Vidalenzo e Santa Franca

Un luogo di pace e di spiritualità, bagnato dal Grande fiume e dall’Ongina, al crocevia fra tre province (Cremona, Parma e Piacenza) e due regioni (Emilia Romagna e Lombardia) dove la storia delle terre del Po si è spesso intrecciata e ha tante volte compiuto percorsi comuni.  Vidalenzo, piccola frazione di Polesine Zibello, nel suo silenzio è custode e scrigno di storia e distorie, anche singolari. Basti pensare che per andare a prendere il pane si deve oltrepassare un ponticello sull’Ongina (percorribile solo a piedi) finendo non solo fuori comune ma anche fuori provincia perché il piccolo formo (una “miniera” di saperi e di sapori autentici) si trova, di fatto, in territorio piacentino, a Sant’Agata di Villanova sull’Arda.

Altra storia singolare e significativa è quella legata al monachesimo. Di qui sono passati i monaci cistercensi, che hanno fondato la chiesa di santa Franca ai piedi dell’argine del Po, i frati francescani e sono arrivati, da sei anni, i monaci olivetani che hanno riportato il profumo del carisma benedettino. Capace di attirare,sempre, anche non pochi fedeli da Cremona e provincia. Del resto, in queste terre di confine, non pochi sono i cremonesi che, nel tempo, hanno fissato la loro dimora sulla sponda destra del Po, stabilendo qui le loro famiglie, il loro lavoro, ma senza mai perdere i legami con la terra d’origine.

In quanto ai monaci ecco che i monaci olivetani, ripetendo una tradizione che va avanti ormai da sei anni, anche quest’anno hanno dato vita, con la collaborazione dei volontari della parrocchia, a due straordinarie Infiorate del Corpus Domini, visitabili sino a fine mese. Due vere e proprie opere d’arte, nel segno della fede, da ammirare e da far conoscere.

La più grande si trova nella chiesa parrocchiale di san Cristoforo; l’altra nella chiesetta di santa Franca. “Un’unica offerta: il cammino che diventa preghiera”: questo l titolo del grande tappeto artistico che si apre come un cammino che lentamente si fa preghiera. Ogni riquadro è un passo, ogni figura un volto dell’unico Amore che plasma la vita monastica e la consegna a Dio. Nel primo riquadro entrando in chiesa si incontrano i tre santi che custodiscono la storia della piccola famiglia olivetana dei “Custodi del Divino Amore” (sotto questo nome i monaci di Vidalenzo hanno dato vita alla loro missione in terra di Po): San Charbel, maronita libanese (il cui culto è particolarmente diffuso anche a Cremona) con la sua figura che introduce alla dimensione contemplativa: il cuore che si raccoglie, la vita che si fa offerta nascosta. Tra l’altro a San Charbel è attribuita una grazia che si sarebbe verificata proprio a Vidalenzo, ben descritta in un quadro in chiesa. Al centro, quindi, come fondamento e asse portante, San Bernardo Tolomei, padre fondatore degli olivetani. La sua presenza indica la sorgente da cui nasce la forma di vita della congregazione: la ricerca di Dio nella comunione fraterna. Accanto, Santa Francesca Romana, con lo sfondo del Colosseo, memoria viva del luogo da cui provengono i monaci di Vidalenzo. Questa santa rappresenta la fedeltà concreta, la carità operosa, la santità che abita la città e la trasfigura. Un riquadro che è la origine dei monaci stessi di Vidalenzo con tre vite donate che aprono al cammino. Appena sopra ecco la medaglia di san Benedetto con i santi e la Croce di San Benedetto, segno di protezione e di discernimento. E’ la croce che guida, custodisce, libera, accompagna ogni passo del monaco e del cristiano ed è il punto in cui ilcammino si orienta e si purifica. Nel riquadro seguente spiccano san Benedetto e santa Scolastica, fratello e sorella, due vite parallele che convergono nell’unico Amore. Le loro mani e i loro gesti indicano la Trinità: il Mistero da cui tutto proviene e verso cui tutto ritorna. In lorola Regola diventa vita, la vita diventa preghiera e la preghiera si fa comunione. Segue il Tetragramma gregoriano, simbolo del canto che nasce dal cuore e si eleva come offerta pura. Il gregoriano è la voce della Chiesa che prega, il respiro del monaco che si unisce al ritmo di Dio. E’ la preghiera che non parla di sé ma lascia che sia Dio a parlare. Nella parte superiore del tappeto compaiono alcuni monaci che pregano con i volti rivolti verso l’ostensorio, centro luminoso del tappeto, dove Cristo si dona come Pane vivo. Attorno all’ostensorio emergono i frutti della preghiera e quindi la carità. La preghiera non chiude, apre; non trattiene, ma dona; non isola, ma unisce. Dalla contemplazione nasce il servizio, dalla luce nasce la misericordia. Questo tappeto, come spiegano i monaci stessi, è una sola grande narrazione col cammino che diventa preghiera, la preghiera diventa offerta e l’offerta diventa carità.

“E’ la nostra storia resa visibile – evidenziano – la nostra vocazione intrecciata in colori e simboli, la nostra identità consegnata a Dio e alla comunità”. Nella chiesa di santa Franca (fondata di monaci cistercensi di Chiaravalle della Colomba, abbazia che 890 anni fa ha avuto tra i suoi fondatori il marchese cremonese Corrado Cavalcabò), invece, straordinari sono in particolare le raffigurazioni all’uncinetto dedicate a santa Francesca Romana e a santa Franca. Entrambi i tappeti artistici sono visitabili fino al 30 giugno: quello della parrocchiale la domenica dalle 9 alle 19 ed i feriali dalle 8 alle 12, dalle 13,30 alle 19 e dalle 20,30 alle 21,30.

Quello di santa Franca tutti i giorni dalle 9 alle 11,30 e dalle 14 alle 18,30.

Per i cultori di storia cremonese va anche ricordato che Vidalenzo era un antico rettorato della diocesi di Cremona ed un suo parroco, Oddone, è citato dal Campi nella sua “Historia ecclesiastica di Piacenza” quale intermediario in una vertenza confinaria intercorsa nel 1180 tra i vescovi di Cremona e Piacenza. La chiesa di san Cristoforo è anche scrigno, in una cappella laterale, di un organo, di piccole dimensioni, capace di sfuggire agli occhi dei più distratti. Si tratta di uno strumento che, come tanti che si trovano nel NordItalia, porta la “firma” dei celeberrimi Serassi, famiglia di organari che per almeno 150 anni tenne il primato nella costruzione degli organi in tutto il Nord e Centro Italia. L’organo, datato1786, “firmato” da Andrea e Giuseppe Serassi, taglia quest’anno il traguardo dei suoi primi 240 anni e potrebbe appunto provenire da Cremona. Infatti come emerge dalla relazione di Francesco Baroni datata 1991, si parla a chiare lettere di documenti d’archivio dai quali risulta che il 21luglio 1797 venne comprato un organo dal signor Antonio Pizzinardi di Cremona il che fa pensare, in modo del tutto fondato, che possa trattarsi di un organo proveniente da un’altra chiesa, probabilmente cremonese. Oggi l’organo si trova quasi all’altezza del pavimento in un vano ricavato nel muro di fondo della prima cappella a sinistra (detta di San Giuseppe) in “Cornu Evangelii”. Fino al 1969, come emerge ancora dalla relazione di Francesco Baroni, si trovava in cantoria, in presbiterio, poi in seguito alla vendita della cantoria stessa e della cassa, fu trasferito dove si trova attualmente. Le canne di facciata sono 15, dal Fa1 del Principale Bassi, disposte a cuspide, con labbro superiore a mitria mentre la tastiera è di 50 tasti con prima ottava “corta” e tasti diatonici ricoperti di osso. La pedaliera cromatica è composta da 17 tasti di fattura antica e, per quanto riguarda i registri, questi sono a manette spostabili e fissabili ad incastro a destra del manuale. Ha due pedaloni con tiratutti del ripieno, combinazione preparabile “alla lombarda”con pedaletto mancante di seguito alla pedaliera; la manticeria è composta da un mantice a cuneo e un piccolo mantice supplementare posto nel vano dietro allo strumento la cui struttura vede il somiere maestro e il somiere per contrabbassi sul fondo del basamento. La trasmissione, e  si attinge sempre a piene mani dalla relazione Baroni, è meccanica con tavola della catenacciaturad ei tasti rivolta verso l’interno della cassa. Sembra essersi conservata la maggior parte del materiale originale di Serassi, a parte diverse canne della viola. Nel 1969 fu effettuato un grosso intervento, che comportò lo spostamento dell’organo dalla cantoria all’infelice posizione attuale e questo ne ha stravolto anche la successione delle manette sulla tavola dei registri con conseguente spostamento delle canne all’interno dell’organo. Dai documenti d’archivio, come già anticipato, risulta anche che il 21 luglio 1797 venne comprato un organo dal signor Antonio Pizzinardi di Cremona il che fa pensare che possa trattarsi di un organo proveniente da un’altra

chiesa. Oggi, quell’organo, come si augurano anche i monaci olivetani Custodi del Divino Amore ha bisogno di importanti restauri ed è assolutamente auspicabile che, in occasione dei 240 anni dello strumento, possano andare in porto riportandolo al suo antico splendore, valorizzandolo e, magari, intitolandolo a Carlo Verdi e Luigia Uttini (genitori del maestro Giuseppe Verdi) e magari anche al grande tenore Carlo Bergonzi (unanimemente considerato ilpiù grande tenore verdiano di sempre) che riposano in quel piccolo “cimitero monumentale” che sorge proprio all’ “ombra della chiesa parrocchiale” di Vidalenzo. Chiesa che custodisce, tra l’altro,  tra i suoi tesori un olio su tela del cremonese Vincenzo Campi raffigurante “Cristo deposto e due angeli” (oggi esposto al Museo diocesano di Fidenza). Opera, questa, che secondo uno studio del professor Giovanni Godi risalirebbe al 1573 e sarebbe una replica esatta, anchenelle dimensioni, dell’omonimo dipinto custodito nella chiesa cremonese di Bordolano, proveniente a sua volta dalla chiesa di San Mattia in Cremona. Non sarà semplice sistemare e restaurare il pluricentenario organo, dedicandolo a Carlo Verdi, Luigia Uttini e Carlo Bergonzi. Ma val la pena lanciare la sfida e chissà che, per una volta, le sue sponde del fiume non possano trovarsi unite per una giusta causa. Nel frattempo, dai Tappeti artistici ai tesori artistici emusicali, da qui a fine giugno una importante occasione per una nuova tappa in terra di fiume.

Eremita del Po

Paolo Panni


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti